Susanna Trossero

scrittrice

Lame e affini: storie di amore “al limite”

Ecco un’intervista che mi è stata fatta dal giornale online Queerblog sul mio libro Lame & affini

Se tu dovessi presentarti ai lettori di Queerblog come una “lama”, che tipo saresti?
Come un piccolo coltello a serramanico, che da chiuso appare oserei dire gentile per via della foggia dell’impugnatura, unica parte visibile al primo impatto. La lama che io sono, ripiegata all’interno del manico dunque, non subito si nota e viene spesso sottovalutata, ma è affilata, tagliente, tutt’altro che decorativa. Sono una lama “buona”, mai aggressiva, tuttavia da maneggiare con cura.

In Lame & affini scegli di raccontare amori “al limite” (vecchiaia, incesto, prostituzione, transessualità…): come mai?
Credo che spesso si voglia ignorare che l’essenza dell’uomo possa dare origine a situazioni esasperate o, come hai detto tu, “al limite”. Certe scelte o inclinazioni possono anche risultare ai più poco nobili, ma spesso fanno o hanno fatto parte di noi o delle nostre fantasie; negarlo o negarne l’esistenza significa solo non voler accettare o mostrare la parte nera dell’anima, quella scomoda e inopportuna. Tutti siamo capaci di raccontare di grandi Amori, di gioia, della bellezza di un incontro perfetto e di tutto ciò che non… disturba. Io amo all’opposto sviscerare ciò che invece si tende a tener nascosto, riportandolo sulla carta senza fronzoli e ipocrisie. I miei personaggi raccontano di amori dilanianti o difficili, di scelte discutibili, delle scosse di adrenalina date dalle malìe dei sensi o dalle cosiddette azioni “sbagliate”, di contraddizioni, di grandi sentimenti o dell’incapacità di accettarli, i sentimenti. Perché ogni cosa che un uomo è in grado di provare, ogni azione che è in grado di compiere, nobile o poco nobile essa sia, è parte integrante dell’uomo stesso.

Come è nato il racconto che parla di un amore transessuale (non diciamo il titolo per non svelare nulla ai lettori)?
Se gli altri racconti nascono da una penna immalinconita (spesso è nei momenti di malinconia che riesco meglio a dar vita ai miei personaggi), il racconto a cui fai riferimento si è sviluppato grazie ad uno stato d’animo ironico, direi al limite del sarcasmo. Perché dai risultati delle inchieste e delle interviste che giornali e tv ci mostrano, appare evidente che tutti gli uomini si indignano a sentir parlare dei transessuali e dunque nessuno pare averci a che fare! A sentir loro, meglio addirittura ghettizzarli! Ma ad ascoltare i racconti dei transessuali invece, di sicuro molto più sinceri nel loro esporsi, gli “interessati” sono davvero tanti: uomini d’ogni genere e – primi della lista – padri di famiglia o grandi conquistatori, single per scelta, che si dilettano a raccontare le loro performance con la ragazza di turno agli amici al bar. Dunque? Non voglio risultare polemica, ma questo non fa sorridere anche voi? Dunque, ciò che ha ispirato il mio racconto, è l’ipocrisia dilagante, la grande capacità di esprimere giudizi vivendo un quotidiano pregno di falsi moralismi, per poi alla sera, dar libero sfogo alla vera natura, possibilmente ben nascosti da occhi indiscreti. A volte, quando creo un personaggio, ho la sensazione che prenda vita e cominci realmente ad esistere. Ecco, a lui ho voluto giocare un brutto tiro, mettendo in ridicolo le sue false certezze.

Perché un lettore di Queerblog dovrebbe leggere i tuoi racconti?
Forse perché quando racconto della nostra inadeguatezza al cospetto delle passioni, o della grande forza insita in ogni debolezza, spero che chiunque legga ci possa trovare una sensazione conosciuta, riconoscere un’emozione, un dolore o una gioia. O forse perché spesso ho pensato che quelle che l’opinione comune giudica azioni amorali, siano più reali della tanto decantata purezza. È un libro per chi è intrigato dal difetto d’essere di anime angosciate e, al contempo, un libro che ricorda che anche le attrazioni distruttive possiedono una loro malìa. Pagine in cui sono le sensazioni a parlare, rivelandosi ora una fortuna, ora una condanna.

Consigliaci un libro da leggere
Ho amato molti libri e rileggo volentieri quelli di Moravia, ma mi sento di consigliarvi un libro edito dalla Baldini & Castoldi nel 2002 e scritto dall’attore Maurizio Micheli, intitolato Garibaldi amore mio. Dolcissimo, cattivo, ironico, intelligente, una lettura leggera eppure piena di imponenti sfumature. È la storia di uno dei componenti dei famosi Mille della celebratissima spedizione, e del suo amore impossibile e disperato per Garibaldi; un piccolo uomo di provincia e il suo inaccessibile mito che, in qualche modo e per un breve intenso periodo, si troveranno vicini. Io l’ho apprezzato moltissimo, spero vi piaccia.

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A colloquio con Susanna Trossero

Ecco uno stralcio dell’intervista fattami nella città di Olbia da Tommaso Corradini, relatore alla presentazione del libro Lame & Affini.

Dal racconto Angeli metropolitani:

Allora non lasciare niente a metà, solo dopo potrai scegliere e giudicare. Solo dopo… sono un Angelo, gli Angeli non hanno sesso, e sono qui per te.

Susanna, dove collochi tu l’anima nel dominio sogno-realtà?
L’anima è per me la nostra vera essenza, impalpabile e astratta finché si vuole, a volte indecifrabile, che ci manda segnali attraverso il sogno – ad occhi aperti o chiusi – ; è la voce della nostra essenza dunque, che lasciamo spaziare senza vincoli perché le attribuiamo appunto l’alibi del sogno. Ma come essenza, come voce pura di noi stessi non adulterata o alterata neppure dalla coscienza, è reale. E se anche noi non le permettiamo di influenzare le azioni, influenza di certo lo stato d’animo e i pensieri più segreti.

Dal racconto Oliviero:

Ho provato a fare dell’altro ma niente mi riesce meglio che vivere senz’anima, per questo ho sparato il secondo proiettile d’argento contro un barlume di speranza.

Cosa sono, per te, la coscienza e la speranza?
Qualcuno ha detto che la coscienza è quella cosa che ti rimorde quando tutto il resto va a gonfie vele. Forse è quella briciola di razionalità che ci riporta su strade meno dissestate, forse ci induce a seguire le regole, quelle regole dettate da circostanze, cultura, educazione… è nella coscienza che avviene l’incontro tra il nostro vero io e i condizionamenti, dunque è là che nasce una battaglia in cui la vittoria non è mai totale.

La speranza, invece, è una necessaria illusione, una condizione che dà la forza di andare avanti, l’astratto progetto positivo per un domani migliore, la necessaria bugia a noi stessi nel momento in cui le cose non vanno come vorremmo. Sperare fa parte di noi tutti, nessuno ne è immune, perfino il malato terminale si aggrappa ad un filo di speranza.

Dal racconto Senilità:

…e lo scriverle tutte mi ha reso libera di volare via lontano dalle sbarre che ogni realtà ci impone, poiché una libertà al di sopra del sogno è pura utopia.

Che cosa significa, per te, lottare per la libertà?
La libertà totale, e questo lo ribadisco sempre, non esiste. Siamo tutti schiavi di qualcosa… o di qualcuno. Anche di noi stessi. Ma esiste combattere per raggiungere ciò che può almeno farci sentire “a casa”, ovvero per una vita e una condizione che rispetti ciò che siamo e che vogliamo. Chi rispetta se stesso deve a se stesso questa ricerca, questa lotta.

Dal racconto In treno:

Eccola, l’autonomia della debolezza, liberatoria fuga dagli schemi…

Gli schemi sono dati (meta – modelli) o sono anche il risultato di fughe liberatorie?

Gli schemi di cui parlo nei miei scritti, in questo caso In treno, sono modelli dettati da una morale comune, da scelte personali che intendiamo rispettare, da cultura o educazione ma anche da cose più sottili e astratte, che vengono fuori in modo quasi autonomo dalla penna. Immagino situazioni in cui – così come accade di frequente – si stia attraversando una fase di desiderio d’altro ( puro e semplice e non necessariamente collegato ad un rifiuto per ciò che abbiamo, fraintendimento ahimè frequente) dal quale nasce, come diretta conseguenza, quello della fuga e la sensazione di essere prigionieri. Di noi stessi, in fin dei conti, della nostra vera natura.

L’uomo desidera sempre e crea egli stesso la sua insoddisfazione per poi sognare appunto le sue “liberatorie fughe dagli schemi”. Forse sarebbe sufficiente conoscersi più intimamente per scoprire ciò che vogliamo, piuttosto che fossilizzarci in ciò che non vogliamo.

E voi, visitatori del mio blog, che ne pensate in merito? Scrivetemi, vi aspetto.

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Susanna Trossero allo specchio

Ecco uno stralcio di un’intervista che mi è stata fatta da Giovanni Fiabane per la Gazzetta del Sulcis-Iglesiente dello scorso 26 marzo.

Dopo il libro Nella tana dell’orco che esortava con toni surreali ma efficaci a rispettare l’ambiente che ci circonda, hai pubblicato questa nuova raccolta di racconti, intitolata Lame & affini edita dalla Graphe.it Edizioni di Perugia. Ci conduci su un terreno minato, vale a dire quello delle passioni. Quale il messaggio, o la morale, di questa seconda raccolta di racconti brevi?
Anche, forse soprattutto, Lame & affini racconta di tante cose, di sentimenti forti in uomini deboli, di ossessioni d’amore o di totale assenza d’amore, di verità o menzogne, di attrazioni scomode, di desideri inopportuni, di scelte distruttive. Gli argomenti possono sembrare tanti, ma tutti riconducibili ad uno soltanto: la vulnerabilità umana. Con queste storie ho tentato di far emergere la nostra costante ricerca affannosa della felicità e i tormenti che a volte ne seguono, mettendo in primo piano ciò che spesso ci spinge in direzioni assolutamente sconsigliate dalla nostra parte razionale. È un libro che mi sta particolarmente a cuore perché lascia emergere la parte più scomoda dell’animo umano, quella che tutti i giorni ci fa fare i conti con la forza mista in ogni debolezza. E non è un paradosso.

C’è in Lame e affini una storia che ti è particolarmente cara?
Sì, si intitola Senilità. Ha commosso molti lettori e forse è l’unica vera storia d’Amore. Si tratta di un racconto che ha vinto – con la Graphe.it – un premio letterario che aveva come tema l’erotismo. Io ho voluto cogliere l’occasione per lanciare un messaggio attraverso una vicenda delicata che parla di anziani, perché difficilmente li si associa ad un tema del genere. Li si taglia fuori da tutto ciò che in realtà è vita, pensando che un vecchio sia solo uno che “aspetta”. Ma se l’eros siamo noi, se è il nostro personale modo di vedere e di sentire, se non è l’esplicito ma la sfumatura, se è l’immaginazione, o quel qualcosa di vago a cui è la mente a dar voce, allora l’eros non ha età. Credo che la vera essenza dell’uomo, sia un insieme indefinito di emozioni che non muoiono mai. Ecco perché mi è tanto caro Senilità.

Dopo l’ambiente e la natura che si ribella, dopo le passioni umane forti e spesso estreme, stai preparando qualcos’altro?
Il prossimo 26 aprile uscirà L’angelo della porta accanto edito da Graphe.it Edizioni, scritto a quattro mani con l’attore sardo Sandro Ghiani che ha voluto sviluppare con me alcune sue storie, in un lavoro faticoso e stimolante che speriamo sarà apprezzato dai lettori. Scrivere a quattro mani è molto interessante, soprattutto se si forma un buon sodalizio mentale così come è accaduto tra me e Sandro. Nei lunghi mesi in cui il libro ha preso vita, nel nostro quotidiano erano vivi e presenti anche tutti i personaggi delle storie ed era come muoversi costantemente in un mondo fantastico. Questo è un libro per grandi e piccini, che conduce in un mondo dove nessun sogno è irrealizzabile e che – quando le cose non vanno per il verso giusto – invita a sperare in un momento migliore. Perché, come dice Sandro, ad ogni angolo di strada puoi trovare il tuo angelo custode.

Cosa pensi della piccola e media editoria nel nostro Paese?
Non esistono piccole case editrici, ma case editrici giovani e meno giovani. La Graphe.it Edizioni di Perugia, per esempio – e non è la sola –, è la dimostrazione di quanto non sia necessario avere il monopolio dell’editoria per mostrare passione, grande apertura mentale, interesse autentico per scrittori e lettori. Io sono un’autrice della Graphe.it, ma collaboro anche al suo blog-magazine GraphoMania con articoli legati alla letteratura, con reportage di viaggi, interviste o recensioni e posso dire con cognizione di causa che il loro lavoro è ammirevole nonostante le difficoltà che si incontrino in un campo in cui il monopolio è in mano alle grosse case editrici, ben conosciute dal momento che dettano le leggi del mercato. Questa condizione quasi inevitabile finisce per penalizzare il lavoro di chi, pur senza un nome altisonante, con grande passione, cerca di far emergere autori di valore. Siamo noi – e parlo come lettrice – che possiamo far sì che ciò non accada, leggendo di tutto e lasciando uno spazio nella nostra libreria a favore di quell’editoria.

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Intervista a Susanna Trossero da parte del giornalista Francesco Tortora

Carissimi amici, anche Aprilia ha ben accolto i miei libri. Il pomeriggio del 4 febbraio è stato piacevole ed ho avuto l’occasione di conoscere persone nuove, cosa questa sempre molto positiva. Prima di lasciarvi alla lettura di una parte dell’intervista (che vorrei condividere con voi) fattami dal giornalista–sociologo Francesco Tortora in occasione della presentazione, desidero ringraziare l’Assessore alla Cultura Augusto Di Lorenzo, l’Associazione Culturale Dialogo Onlus e tutti coloro che hanno permesso questo evento e quelli che verranno.

Susanna
***

Viviamo tempi in cui non è il desiderio di unione quanto piuttosto il clima di odio e divisione a sembrare vincenti nell’avere il prevalere. La tua idea di Passione, Amore, Coinvolgimento, sembrano irrompere nei tuoi scritti come un vento che tutto rimette in discussione. Facendo riferimento al concetto più “classico” di Eros, il Dio che -appunto- unisce, la tua rivisitazione personale di questa idea sembra essere più vicina allo “Sturm und Drang” romantico che non al concetto greco di Eros. Vuoi parlarcene?
Se ho rivalutato, con il mio scrivere, il potere dei sentimenti e delle attrazioni, è solo perché è anche questo ciò che ci circonda, aldilà dell’odio o di istinti di certo poco nobili. Credo che l’essenza dell’uomo sia – proprio come diceva la corrente che hai citato – un insieme indefinito di emozioni. Mi piace raccontare del potere delle nostre vulnerabilità, di quelle passioni che dominano corpo e mente, che mettono in secondo piano volontà e ragione invadendo la nostra essenza. E che annullano spesso l’autodifesa con una forza distruttiva. Questo discorso vale per il libro Lame & Affini, che è un libro che “sento” particolarmente e al quale sono legata, perché da sempre affascinata dall’animo umano, dalla nostra vera natura. Ma la corrente che citi può essere vicina anche al mio Nella tana dell’orco, un libro dai toni surreali, legato all’ambiente, dove la natura è vista come il luogo in cui l’anima può esprimersi e trovare ispirazione, comprensione, e perché no, sfogo per la malinconia.

Ma per quanto riguarda il concetto di Eros, aldilà delle modifiche che ha subito da quello greco ad oggi, io ne possiedo uno mio del tutto personale, secondo il quale l’eros siamo noi, è il nostro personale e profondo modo di guardare e di sentire, è la nostra immaginazione che codifica, amplifica o rifiuta messaggi altrui. È la fantasia. È per fortuna non è strettamente legata a severi e fuorvianti canoni estetici, né a schemi superficiali.

Una tua annotazione, in quanto scrittrice e poetessa, soprattutto in quanto donna, su un momento storico così difficile per la figura femminile è certamente necessaria, non certo in termini di Sociologia o Antropologia ma cercando di carpire il tuo “inuire”, il tuo “sentire”, che ne pensi?
Per me non esistono uomini e donne, esistono le persone e ciò ancora adesso pare difficile da comprendere. Finché si farà una distinzione netta non ci sarà la vera parità e la parità di diritti migliora un paese, è civiltà, sviluppo, è rispetto dei diritti civili, politici, sociali, culturali. Al di là dei fatti di cronaca raccapriccianti, delle violenze in famiglia, che oggi non cito perché non hanno bisogno di parole ma di essere riconosciuti come orrori dalla legge e dalla società, credo sia doveroso rafforzare ogni giorno di più il ruolo delle donne nella società, ma personalmente credo anche che il destino delle donne sia in mano alle donne stesse. Loro educano ed educheranno i figli maschi all’abolizione di ruoli o preconcetti, perché è dalla culla che parte il cambiamento. Ogni donna ha una sua storia di emancipazione piccola o grande che sia, ma accade ancora che le stesse siano imprigionate da situazioni familiari o culturali e si accontentino – nel silenzio e tenendo segrete situazioni terribili – di illudersi di stare un po’ meglio delle loro nonne. In questi casi, e non sono pochi, credo nella sorellanza, nell’aiuto dato da progetti come il vostro “sportello donna” e altri simili che sono nati e stanno nascendo in ogni parte d’Italia e che sono in grado di far sentire meno sole, di infondere coraggio e fiducia.

Puoi raccontarci come si è evoluto il tuo cammino nell’ambito della letteratura? E puoi anche dare identità alle tue ascendenze letterarie se ve ne sono?
Scrivo da sempre, perché da sempre un foglio bianco mi stimola un pensiero. Per molto tempo ho tenuto tutto per me, una sorta di pudore mi ha impedito di espormi, mi pareva di sottoporre qualcosa di mio, di troppo personale perché creato da me, a severe intromissioni di estranei. La vivevo quasi come una violazione, cosa questa piuttosto frequente in chi scrive. Poi ho capito che la scrittura è anche una condivisione, qualcosa di liberatorio, di terapeutico addirittura, e ho deciso di mettermi in gioco. Posso dire che non appena ho cominciato a farlo, ho ottenuto buoni riconoscimenti e ciò, inutile negarlo, mi ha spinto a continuare. Per quanto riguarda eventuali influenze in campo letterario, devo dire che io leggo di tutto e che come tutti posso trovare qualcosa che mi affascina o che non mi piace, e ciò può variare addirittura a seconda dell’umore o del momento, ma ciò che davvero influenza e ha ispirato la mia scrittura, è il contatto con la gente. Io sono affascinata dall’animo umano, dunque anche quando invento completamente una storia, vi sono in questa cose che conosco: una sensazione, un dolore, il ricordo di una emozione provata o raccontata. E spesso attingo da ciò che altri hanno condiviso con me, che mi hanno raccontato suscitandomi qualcosa dentro che non mi ha lasciato, e che ho deciso di riportare in qualche modo sulla carta. In realtà dunque l’immaginario viene inevitabilmente condito da verità d’altri, verità intese come turbamenti, più come astrattezze che come trama della storia stessa insomma. Almeno questo avviene in me. La fantasia è un ottimo strumento e credo che prima che a scrivere si impari ad ascoltare e osservare

Cosa ritieni si possa fare in ambito scolastico per avvicinare con minore timore i giovani alla Poesia ed alla Letteratura?
La scuola dovrebbe avvicinarsi ai giovani, prima ancora di cercare di avvicinare i giovani alla lettura. Dovrebbe capire e seguire il cambiamento, e mostrargli che anche una canzone, per esempio è poesia. Dovrebbe forse avvicinarli alle contestazioni degli scrittori di altri tempi, prima di imporgli la lettura di un brano che a loro risulta antiquato. Dovrebbe organizzare incontri con gli autori contemporanei, per dare un volto a tutte quelle pagine e incuriosirli. Dovrebbe tentare di seguire, forse i loro gusti e rispettarli. Vero è la scuola può insegnare a leggere, ma non necessariamente ad amare la lettura. Io sono convinta che, prima di pretendere dalla scuola, è necessario ricordare che grandi amanti della lettura e del racconto erano i nostri figli, quando alla sera, ascoltando favole e storie, chiedevano ancora e ancora. Assetati che di colpo, giunti alle elementari non hanno perduto il piacere della lettura, ma lo hanno smarrito. Si può recuperare se in famiglia si smette di pensare “bene, ora è un lettore autonomo, farà da solo” non appena gli si aprono le porte delle scuole elementari. Perché è così che dimenticano cos’ha da offrire un libro, diviene un obbligo scolastico, non più una storia da sentire. Il gusto di parlare di un libro, di discuterne insieme, di coinvolgerlo comunque, di far respirare il profumo dei libri e delle storie in casa, farà si che non si debba temere nulla dalle immagini, dalla tv. Perché il piacere della lettura alimenta la lettura, e non si smetterebbe mai. E non si deve escludere nulla: fumetti, romanzi, racconti brevi, giornali… purché si continui a leggere e a parlare di ciò che si legge.

Non è forse vero che spesso, ciò che di più bello abbiamo letto lo dobbiamo ad una persona cara, ed è ad una persona cara che lo racconteremo?

Che importanza ha per te il linguaggio onirico per decifrare i sentimenti umani e interpretare la più cruda e semplice verità? Beh, i sogni sono lo specchio dell’inconscio, parlano di noi e dei nostri desideri più veri, privi di maschere o difese, quelli che spesso la ragione mette a tacere. Dunque il sogno è la parte più libera e nasce dal desiderio e non dalla ragione, è un messaggio di noi stessi a noi stessi (anche se a volte bizzarro e indecifrabile), ma è forse il linguaggio più sincero che possediamo e che dovremmo ascoltare più spesso. E, a proposito di sogni, il motto della casa editrice Graphe.it è proprio una frase di Schopenahuer: “La vita e i sogni sono fogli dello stesso libro. Leggerli in ordine è vivere. Sfogliarli a caso è sognare”.

Ritieni la parola scritta, sia essa Poesia sia essa Prosa sia essa in varia altra forma, una strada per sperare in un Mondo migliore e più vivibile?
Assolutamente sì. La lettura non è solo evasione o piacere, la lettura è strumento per comprendere, per esercitare il nostro spirito critico, per sviluppare la fantasia. Apre la mente, fa scoprire la diversità e con questa fornisce strumenti per scegliere, è conoscenza, è porsi domande, è cercare risposte. Può contribuire a renderci migliori aprendo la nostra mente, dunque può indurci a sperare che migliorando noi stessi potrà migliorare anche il mondo.

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Intervista a Susanna Trossero su La Meridiana

Scrivere: un’arte complessa e articolata… Come vivi il tuo rapporto con la penna?
Il mio rapporto con la penna è di totale serenità, di complicità direi, e neppure davanti al foglio bianco che a volte non ne vuole sapere di sporcarsi d’inchiostro (il classico blocco dello scrittore) si incrina. È un rapporto idilliaco insomma, che mi diverte, mi stimola concedendomi il lusso di fantasticare per ore senza sentire di aver perso tempo! Non male, vero? Ed è addirittura un ottimo antidoto contro lo stress.

Prosa e poesia: la dicotomia letteraria per antonomasia… Tu come ti schieri?
Non mi schiero! Amo la poesia, è un “fatto” intimo, personale, è l’anima di chi scrive che spesso accarezza la tua provocando empatia. Molti dei miei versi, in passato, sono stati pubblicati ma, se devo quantificare, è con la prosa che passo il mio tempo, sia come autrice che come lettrice. Mentre la poesia è un momento: intenso ma breve.

I tuoi libri: la forza di una Natura che si ribella e la potenza di una passione che travolge… temi apparentemente lontani ma…
Ma con qualcosa in comune, volendo: il “difetto d’essere” inteso come la vulnerabilità dell’uomo, i suoi limiti, anche se in certi casi funge da contorno alla storia e in altri ne è protagonista indiscusso.

E di Susanna lettrice quali “segreti” ci sveli?
Adoro i fumetti di Dylan Dog, ho l’intera collezione e ne sono gelosissima! Ed ho, accanto alle poesie di Montale, Baudelaire, Dickinson, le storie dei serial killer più “famosi”. Paradossi della mia capiente libreria. Inquietanti? Ma no, sono innocua!

Serena Mazzucca
in La Meridiana – Newsletter mensile del Circolo letterario Bel-Ami
Novembre 2008, pagina 2
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