Susanna Trossero

scrittrice

Giocando con le parole

on 10 Settembre 2013

giocare con le parole

Una donna corre per le vie della periferia nell’oscurità della notte”. Perché? Dove va o da cosa fugge? Se vi va di giocare un po’ con la scrittura e la fantasia, raccontatemelo qui fornendo la vostra personale motivazione.

Nel frattempo, la mia versione della storia è questa:

“Là dove, poche ore prima, il frinire delle cicale aveva la meglio su tutto, ora è un ritmico suono a rompere la falsa quiete notturna; un passo dopo l’altro in un rapido susseguirsi che è un martellare sull’asfalto, disturba un barbagianni che sfarfalla altrove. Non è consigliabile, per una donna, aggirarsi da sola per le vie della periferia, soprattutto alla sera, a tarda sera, quando è solo il latrare dei cani ad accompagnarla.

Nondimeno, quanto è stato liberatorio unirsi alla strada umida e male illuminata, dopo aver sbattuto la porta a quel presente di solitudini a due… e quanto quel presente diviene passato ad ogni falcata, quanto quel correre conduce al futuro…

Ansima, la donna, ma ancora non sente fatica né si guarda indietro: il timore d’essere seguita arriverà più tardi, quando lo stremo delle forze la costringerà a rallentare, sebbene sappia in cuor suo che il pericolo maggiore – morire di banalità con un uomo mai stato vivo – sia oramai scampato.”

Tocca a voi, vi aspetto!


5 Responses to “Giocando con le parole”

  1. fpb ha detto:

    in attesa di Adele… butto giù due righe.

    Allora, c’è una donna che fugge…Mhmm gli scenari possono essere svariati, tenterò tuttavia di seguire la traccia

    step 2

    La fuga però dura poco, i ragazzi dormono, lui attende.Filo spinato. Limite invalicabile. Vietato
    scappare!
    Susanna ripensa alla funzione del pomeriggio, rivede davanti a sè in una sequenza di immagini
    confuse, la testa della processione che avanza a piccoli passi in un tetro balletto cadenzato al suono del requiem. Ricorda gli occhi umidi, i volti chini e una coda irriverente di chiacchiericci
    adolescenziali o scongiuri a fil di patta. Ultimati i rituali del cordoglio,aveva atteso Francesco, l’aveva
    osservato espletare le formalità del commiato e prima di raggiungere il pesante
    cancello metallico gli aveva rivolto uno sguardo distratto, tanto per assicurarsi d’esser seguita.
    Quando giunge davanti all’albergo l’ora delle streghe è già scoccata da un pezzo, l’insaccato
    che al crepuscolo ha lasciato fra le coperte s’è vestito con cura ed ora ostenta il più
    sfacciato dei sorrisi in pandance con un completo antracite, l’irrinunciabile
    fazzoletto nel taschino, casco di brillantina e tutto il resto. Lindo e ordinato, come sempre.
    Fin dal giorno del matrimonio Susanna vedeva nel puntiglio dell’abbigliamento del suo uomo la
    fedele proiezione di una volontà squadrata e rigorosa, abituata a trovare
    sempre ogni cosa al proprio posto. D’altronde quello è l’unico capo di
    vestiario che dice d’essersi portato dietro.
    Susanna entra senza bussare. Fa buon viso a cattivo gioco. I ‘ragazzi’ – come li

    chiama lui – assicura di averli sistemati col personale del baby
    parking, e lei non dubita perché conosce bene lo scrupolo con cui si affanna
    sull’elenco alla ricerca di residence forniti del suddetto servizio. In pratica
    non li vuole fra i piedi, ma li considera un espediente per non essere piantato
    in asso. Ed ha ragione, perché senza di loro Susanna se la sarebbe filata già
    da un pezzo. Alla funzione del camposanto dedica appena due parole, la metà
    sono scuse belle e buone per non averla accompagnata.

    Sapeva non l’avrebbe fatto, sapeva del suo rancore per la
    buon’anima. Non ha mai sopportato i suoi amici più intimi e non ne ha fatto
    mistero neanche dopo la loro dipartita. Al momento pensa solo alla maniera di riempirsi la
    pancia, del dolore di lei se ne frega bellamente. Questo vezzo del vestiario
    oltretutto, era accompagnato ad una gelosia impetuosa ed oltremodo
    contraddittoria. Ora le avrebbe di certo domandato della serata, se avesse
    incontrato qualcuno, curandosi di usare quel tono impersonale che usava sempre.
    Susanna sa che quando si comporta in quel modo allude sempre a soggetti si
    sesso maschile, perciò si guarda bene dal menzionare l’approccio maldestro di
    Francesco, davanti all’obitorio. Si premura di nascondere anche l’invito
    ricevuto per cena. Si era affrancata dalla sua ossessiva smania di controllo
    con la scusa di fare un giretto nei dintorni, giustificandolo con la necessità
    di solitudine:
    – “ Avevo voglia di pensare all’amico d’infanzia che mai più rivedrò”. Così gli aveva detto e

    così si era proposta di fare. In precedenza non era però riuscita a nascondergli
    l’esclusività del rapporto col defunto, né il sospetto per quel decesso
    prematuro e inaspettato che in paese aveva destato la viva curiosità dei
    residenti. Lui aveva acconsentito al suo desiderio di riservatezza, per poche
    ore, solo per poche ore, ma le aveva fatto promettere di trascorrere la notte a
    far bisboccia, alla faccia del suo stato d’animo. Susanna avrebbe avuto voglia
    di fuggire con Francesco, con chiunque l’avesse condotta lontano da quel
    luogo. Al principio le aveva chiesto di lasciarla partire sola, la sua presenza distaccata l’avrebbe
    infastidita oltre ogni lecita misura, data la circostanza. Lui aveva insistito per
    seguirla, non per solidale partecipazione ma solo per tenerla d’occhio nella
    evenienza avesse potuto imbattersi in qualche incontro galante, fra le lapidi.
    Che cosa sciocca, eppure era accaduto. E’ costantemente
    ossessionato dall’idea di esser tradito e più soffre più chiude le porte ad una
    riconciliazione. Fra loro, per tutto l’arco della giornata, rimaneva un tensione
    insopportabile, una rigidità ininterrotta dal primo mattino alle ultime ore della notte.

    Susanna ripensa alle parole del cameriere dell’hotel , ai suoi racconti sull’amico
    scomparso, cerca di conferire un senso ad ogni sua sillaba, però al momento si preoccupa
    soprattutto di non imbattersi ancora nella sua petulanza. Come avrebbe
    salutato? Un eccesso di confidenza sarebbe stato inopportuno e avrebbe
    rinvigorito le insicurezze del suo carceriere. Rimane preda di un’agitazione
    confusa, sebbene logica. Si offre di aspettare dabbasso nella speranza di
    aggirare l’ostacolo che può renderle complicata la vita, più di quanto non lo
    sia già. Deve riprendere la calma, gestire la situazione con freddezza e
    cercare un filo ordinato che le consenta di sopportare ogni eccesso della
    superbia coniugale. Roba non da poco, medita.

    E mò?

    • fpnb ha detto:

      Oddio, ho visto qualche refuso. Spero che quel ‘le’ , al posto del ‘gli’ (alla righa 45), non abbia confuso il periodo. Ed anche quella ripetizione, ‘sempre’ (intorno alla riga 32), non è una cosa piacevole. Mi spiace; in genere scrivo di getto, poi rileggo, vedo gli strafalcioni e mi scuso con chi ha avuto la pazienza di leggere ( e reggere) fino a quel punto.

  2. susanna ha detto:

    Grazie fpb per il tuo mini racconto, non preoccuparti per refusi o ripetizioni, questo è solo un gioco e tu hai dato prova di fantasia e di interesse per la scrittura narrativa. Bravo! E un bravo sincero va anche ai più timidi, cioè a tutti coloro che i mini racconti li hanno spediti al mio indirizzo di posta. La prossima volta però vi voglio coraggiosi come il nostro amico fpb 🙂

  3. fpnb ha detto:

    ‘coraggiosi’ o ‘facce toste’, dipende dalla prospettiva. Però non ho capito come continua il gioco.

    • susanna ha detto:

      Salve “fpnb”, il gioco consisteva semplicemente nell’agganciarsi a una frase per scrivere un breve racconto, provando a motivare l’agire del personaggio, in questo caso una donna che corre nella notte. Non è un gioco che continua, è un piccolo allenamento alla scrittura che spesso viene utilizzato nei laboratori di scrittura creativa, uno stimolare la fantasia 🙂

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