Susanna Trossero

scrittrice

Pena di morte: basta davvero un sì o un no?

on 23 Aprile 2012

Mercoledì 18 aprile, alla libreria Koob di Roma, si è parlato di pena di morte con Roberto Fantini, l’autore del libro Il cielo dentro di noi edito dalla Graphe.it, che vi consiglio di leggere.

Io sono molto confusa in materia, devo ammetterlo. Non lo sono davanti alle motivazioni assurde che la mantengono in vigore in certi stati (vedi Iran, paesi arabi ecc) dinanzi alle quali c’è solo da inorridire, ma lo sono davanti a particolari situazioni delle quali la cronaca ci rende partecipi fin troppo. Sto facendo da tempo uno studio sugli omicidi seriali per via di un progetto di scrittura, e non è facile leggere la descrizione di certe personalità deviate o delle azioni da queste compiute. Parlo di pedofilia, di serial killer e simili. La legge è in mano agli uomini (mi rendo conto che sto dicendo una ovvietà) e gli uomini sono spesso fuorviati dai loro stessi limiti o dalla mancanza di una vera, lucida, attenta e profonda capacità di analisi e giudizio.

Io sarei contro la pena di morte SEMPRE se le condanne non mutassero nel tempo, e se il carcere fosse cosa certa. Ci sono omicidi compiuti non seguendo un movente (discutibile quanto si vuole ma pur sempre un movente) bensì per soddisfare un bisogno: il puro piacere di fare del male ad un essere umano. Colui che compie questi delitti è deviato da altrettanti bisogni altrui spesso sfogati contro di lui nell’infanzia, o da traumi psicologici: dunque è il prodotto di qualcosa che non si può cambiare, pertanto è socialmente pericoloso (non sono io a dirlo, non ne ho la competenza) e la possibilità che ripeta azioni terribili è altissima. Se io fossi certa che questo soggetto non uscisse mai più dal carcere, abolirei la pena capitale SUBITO laddove è ancora prevista (in America per esempio).

Ma c’è un ma.

Questo genere di persone sono detenuti modello, è risaputo e dimostrabile, perché la loro indole – benché possa risultare un paradosso – è tranquilla, ligia alle regole. Gli psichiatri che prendono in mano il caso per rivedere la condanna grazie alla loro condotta e a manifestazioni di pentimento e redenzione, si rifiutano di leggere gli atti, di guardare le foto, perché temono di essere influenzati in negativo nella valutazione e non vogliono mescolare passato e presente, così ci raccontano gli esperti di Quantico in materia di omicidi seriali, non si tratta di miei convinzioni.  Ma il loro paziente è negli atti, è nelle foto, è nelle azioni compiute; non  è solo nei progetti futuri, è nel passato: lui è tutto ciò che ha fatto. E invece no. Ed ecco in uscita Stevanin, Serial Killer italiano pericolosissimo, ecco uscito il mostro di Foligno, pedofilo assassino, ecco uscito il caro “giovanotto” del Circeo, che non appena fuori non ha esitato a seppellire madre e figlia ancora vive. Quando lo hanno ripreso rideva, l’uomo nuovo e non più pericoloso. L’intervento di medici desiderosi di dare un’altra possibilità – questo ovunque, anche in America dove la pena capitale è prevista – forse li farà uscire sempre prima di aver scontato l’intera pena, con l’altissima probabilità che ripetano simili atrocità perché spinti da un desiderio personale. Non soldi, non rabbia, non rancore, non odio né debolezza momentanea davanti ad un evento ingestibile, non gelosia o dolore o vendetta, no: piacere. Questo è il tipo di reato che mi confonde in tema di pena capitale, che mi fa addirittura desiderare a volte che venga ripristinata anche dove non c’è più. Potete davvero darmi torto?

E fino a che gli uomini non mi dimostreranno più coerenza nel punire, io non potrò volere la vita ad ogni costo leggendo simili fatti di cronaca. E, non fraintendermi, non spinta da impulso passionale, da coinvolgimento emotivo, no: dalla consapevolezza statisticamente dimostrata e studiatissima, che certe pulsioni – non momentanee ma costanti – non possono essere eliminate se così forti e devastanti, perché non può esserne più eliminata la causa, a meno che chi le prova non sia un ragazzino, la cui personalità è ancora in formazione. Che dire… Gli uomini non sempre possiedono capacità di giudizio e questo devia anche me in materia di diritti umani, nonostante il mio grande rispetto e amore per la vita! Temo non si possa ridurre il tutto a un sì o un no alla pena di morte, troppe sono le sfumature da affrontare.

E voi, cosa ne pensate?

Susanna


4 Responses to “Pena di morte: basta davvero un sì o un no?”

  1. Gra ha detto:

    Disculpen por no escribir en italiano,pero no puedo resistirme a expresar mi opinión…..
    El debate en torno a la pena de muerte siempre nos lleva a encontrar diversidad en las opiniones; yo estoy radicalmente en contra.
    Las razones en contra de la pena capital son muy fuertes,creo que es difícil encontrar argumentos para defender su utilización.En mi país Argentina la pena de muerte está doblemente prohibida,por nuestra constitución y por compromisos firmados en pactos internacionales; aunque mi país no es la excepción,más de 90 países han abolido la pena de muerte.Está visto que la tendencia internacional está dirigida a su eliminación.
    USA la aplica en algunos estados como todos sabemos con cierta regularidad, pero no le ha servido para disminuir la taza de criminalidad.Más allá de las leyes, la solución  a los crímenes violentos ,aberrantes pasa menos por que el estado los catigue con severidad,que atender a las necesidades sociales de la población.
    Es claro que la pena de muerte,como solución al delito no cumple función preventiva.
    Ahora yo pienso,¿podemos justificarla desde el punto de vista ético-moral?….,creo que tampoco sería posible,o si….
    Yo creo en el respeto al derecho a la vida, el castigo es tan irracional,bárbaro ,semejante a la venganza como el acto del criminal.
    El debate sobre la pena capital siempre es más que interesante,pero posicionandome en mi país yo diría que seria importante ponernos a pensar sobre un sistema de prevención de crímenes,de re establecer valores para poder vivir tranquilos sin esta ola de inseguridad que nos invade.

    • Valeria ha detto:

      come Graciela e in modo netto dichiaro di essere contraria
      alla pena di morte, sempre.  Credo che un Paese civile non possa , ad
      oggi, nemmeno contemplarne l’ipotesi, nemmeno per i reati più infami, efferati,
      reiterati. Non sono in grado di disquisire in modo lucido e comprensibile 
      sulle mie motivazioni, so confusamente che esse sono frutto della mia
      formazione, del mio modo di concepire il valore della vita, del modo di
      concepire la civiltà e la democrazia.  Condivido le perplessità di Susanna
      di fronte ad evidenti e raccapriccianti realtà di cui siamo spettatori. I 
      noti  nomi  menzionati non possono che suscitare brividi di paura,
      rabbia impotenza…….ma credo che la lotta sia da indirizzare, come
      peraltro  citato, nel senso di una pena  giusta certa e permanente.
      La buona condotta  in un carcere, che io peraltro ho avuto  modo di
      visitare per ragioni di lavoro, si risolve nel “non creare turbativa con
      altri detenuti” smettere di compiere atti di autolesionismo…..- Che
      altro si può fare in una cella,? Certo non si possono progettare delitti
      seriali, certo non si possono adescare ed uccidere donne….bambini….non si
      può torturare o uccidere un altro essere umano. E’ facile
      “smettere”  di delinquere, non ci sono le condizioni. Le condanne
      andrebbero “riviste” solo nei casi dubbi di colpevolezza. Sono
      previsti tre gradi di processo, e le revisioni…..BASTANO. Anche la
      “grazia”, istituto nelle manoi del Capo dello Stato 
      dovrebbe essere  concessa dopo almeno 30 di carcere, da
      vecchi …forse… Insomma  è sul sistema carcerario e le sue leggi
      che si deve lavorare. La redenzione e il pentimento sono   atti
      privati, io credo che esistano,  ma  riguardapo la coscienza
      personale e il personale rapporto con “l’altrove”  e l'”oltre”
      , Non deve riguardare la società che deve garantirsi sicurezza e
      legalità.  La mia è solo un’opinione della quale però sono fortemente
      convinta.  Attendo altri commenti perché sarebbe stupido ritenenrsi al di
      sopra di ogni altra idea.

      • Susanna Trossero ha detto:

        Ciao Valeria, ho riletto più volte il tuo contributo, perchè volevo riflettere su alcune cose che condivido pienamente, quelle sulla certezza della pena e sulla buona condotta per esempio. Forse la mia confusione ruota proprio intorno a questo: non riesco più a credere che si possa davvero intervenire in maniera seria sulle leggi e sul sistema carcerario…
        Ma ho in me la speranza che il futuro mi dimostri che ho torto.
        Grazie Valeria, scrivi ancora!

    • Susanna Trossero ha detto:

      Ringrazio Graciela che ci scrive dalla lontana Argentina per l’interessante contributo e per il suo illustrarci la posizione di un paese che non è il nostro. Sei comprensibilissima e anche se non scrivi in italiano le tue parole sono arrivate forti e chiare. Grazie!
      (Gracias por lo que escribes, todo es claro y tu opinion es muy importante, no te preocupe)

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