Susanna Trossero

scrittrice

Scrivere a mano: una magia dimenticata?

on 28 Maggio 2019
scrivere a mano

Buona cosa, il progresso. Il futuro serve a far di più e meglio, ma soltanto se non si dimentica ciò che sta alle sue spalle e che non sempre è datato oppure vecchio e inutile.

Il passato, nella vita di ogni giorno, dovrebbe essere considerato come parte integrante di ciò che siamo. Chi saremmo noi senza il nostro vissuto e le nostre memorie? Ne siamo il prodotto, in fondo. Non significa certo arenarsi, o non andare avanti. Significa invece non levare l’importanza a ciò che è in grado di gettare le basi su ciò che sarà.

Per esempio, quanto è cambiato il nostro modo di comunicare? Certo, tante cose si sono velocizzate e la tecnologia ci ha dato una grande mano sotto vari aspetti ma… Il linguaggio si sta impoverendo e la scrittura – quella a mano – è sempre più rara.

La psicologa Rita Maria Esposito, ricercatrice in Psicologia e Scienze Cognitive a Roma ha approfondito l’argomento su un numero della rivista Viversani, confermando importanti concetti dei quali mi sto da tempo interessando.

Riassumendo ciò che la ricercatrice sostiene, scrivere a mano aiuta la memoria a breve termine, regalando capacità di sintesi e di elaborazione. Favorisce l’apprendimento ed è importante per lo sviluppo cognitivo dei bambini. Favorisce inoltre un pensiero più profondo, aiuta a cercare e trovare soluzioni ai problemi.

Perché gettarci anche questo alle spalle?

Una tastiera, un carattere tipografico, non lasciano traccia intima di noi se non ovviamente nel contenuto di ciò che scriviamo. Nondimeno, lo scrivere a mano regala al foglio un’impronta autentica, rivelando tanto del nostro stato d’animo e addirittura del nostro senso estetico. Una immagine di noi più completa, spesso più vera e profonda… lo sanno bene i grafologi!

Il gesto stesso provoca qualcosa che ci riconduce verso la nostra essenza, mettendo in moto corpo e mente: ci fa soffermare su ciò che stiamo elaborando, sull’origine della parola che stiamo per trasferire su un foglio, sui processi mentali a lei collegati.

Come dice la Dottoressa, “Non si tratta di esaltare il passato a scapito delle nuove frontiere che la tecnologia può farci conoscere, ma di riconoscere alla scrittura a mano la sua utilità evolutiva”.

No, non smettiamo di scrivere a mano. Non facciamo che anche questa affascinante pratica sia dimenticata in virtù del progresso.

E, se non sapete ricreare la giusta atmosfera per ricominciare, regalatevi un taccuino e una penna, poi quando tutti dormono, e la vostra casa è immersa nel silenzio, scrivete un pensiero con la sola luce della candela a illuminare il foglio. Vi accorgerete di quale magia sia, e ne rimarrete incantati. Provateci, poi condividete le vostre impressioni. Con gli amici, con i vostri affetti più importanti. E, perché no, con me.

“Posso scrollarmi di dosso tutto mentre scrivo; i miei dolori scompaiono, il mio coraggio rinasce”. (Anne Frank)


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