Susanna Trossero

scrittrice

Ammalarsi in compagnia di Maupassant

bel ami

In quelle giornate di tedioso malessere, quando i primi freddi colpiscono con l’indolenza provocata dalla febbre o da quello stato fisico che rende tutto ovattato, non resta che leggere. Lasciarsi andare agli altrui pensieri, a riflessioni di questo o quell’altro scrittore, abbeverarsi di realtà che magari non ci appartengono (o forse sì), e spaziare lontano, oltre la porta di casa sebbene chiusi all’interno. Leggere per saziarsi di qualcosa di buono che ti penetra dentro, ti avvolge, ti lusinga o ti disturba; leggere per ritrovare ciò che è in noi e che teniamo abilmente nascosto, per immalinconirci o per emozionarci, per sentirci nostalgici o per riconoscere le nevrosi di un autore come proprie. Il turbamento dell’immaginario nasce là, in quella pagina sulla quale ci si sofferma, tra le righe da sottolineare, in quei capitoli che sono quadri, dipinti da elaborare…

Ho incontrato Maupassant tra uno starnuto e uno sciroppo, e subito l’ho amato. Il suo romanzo “Bel-Ami” stava ancora incellofanato su uno dei tanti ripiani della mia libreria, acquistato in una qualche fiera del libro per curiosità, ma poi dimenticato. L’ho cominciato senza slancio, così come a volte ci si avvicina ad un cibo sconosciuto davanti al quale dirsi “perché no?” ma ci è voluto un attimo, una sola pagina, perché io e il romanzo diventassimo tutt’uno!

L’angoscia della realtà, l’ipocrisia dei benpensanti, il disgusto verso la piccola borghesia opportunista, la pochezza dell’umanità… un romanzo pubblicato nel 1885 come può raccontare di noi? Come può illuminarci oggi? Ebbene, il suo intreccio regala grandi verità – discutibili o amorali che sembrino – e schiettezza della quale ci vergogneremmo… Quanto c’è di Maupassant in queste descrizioni e in queste amare riflessioni? Ah, saperlo!

“Bisognerebbe amare, amare follemente, senza vedere ciò che si ama. Perché vedere è comprendere, e comprendere è disprezzare.”

Duro, cinico, cupo eppure così attraente nella sua visione di ciò che lo circonda, o che circonda i suoi personaggi, la politica, la società, i rapporti umani!
Affascinante – perché terribilmente spaventosa – la visione della morte, così ben descritta da disturbare e lasciare addosso un senso d’angoscia e di verità spesso negata perché temuta… E che dire della visione invece dell’amore, di una nobildonna che preferisce amanti che non la amino?

“Mio caro amico, per me un uomo innamorato è radiato dal novero dei viventi. Diventa idiota, e non soltanto idiota, ma pericoloso. Con le persone che si innamorano, o che pretendono di essere innamorate, tronco ogni rapporto intimo, primo perché mi annoiano, secondo perché le considero infide, come un cane rabbioso che può sempre avere una crisi. Così le metto in quarantena morale fino a che la malattia non gli passa.”

Benedetta, l’influenza e il disagio causato da un colpo di freddo, se regala delizie letterarie inaspettate.

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