Susanna Trossero

scrittrice

Viandanti tra i borghi

viandanti

Ci sono luoghi che paiono presepi, e l’aria pungente dell’inverno li avvolge di suggestiva poesia. Abbarbicati su brulle colline, spiano l’autostrada e respirano il fumo dei camini che promette grigliate di carne e di funghi al viandante. La nebbia dei vicoli stretti, le finestre che si affacciano l’una nell’altra, i vecchi che giocano a scacchi e i ragazzini con le ginocchia sbucciate, cespugli di rosmarino e rospi al riparo di mucchi di tegole…

Poi giunge la primavera, che nulla toglie ma trasforma la malinconica visione in serena indolenza, e ti lasci accarezzare come gatto al sole, occhi chiusi e assenza di pensieri. Cambiano anche gli odori, che il vento veste di fioriture e pollini, con i lunghi steli d’erba che dondolano emettendo fruscii da risacca. Il colore dei borghi è quello del fango, della terra, e si mescola alle colline sassose come in un dipinto, col ruscello che vi scorre attorno a mo’ di fossato.

A volte, è meglio essere viandanti di questi incantevoli luoghi italiani, che disperarsi perché le finanze non permettono un viaggio all’altro capo del mondo… Fernando Pessoa diceva

“Da qualsiasi viaggio, anche breve, ritorno come da un sonno pieno di sogni: una torbida confusione, con le sensazioni incollate le une alle altre, ubriaco di quanto ho visto.”

Ogni giornata, ogni stagione, ogni luogo e ogni momento, possono essere trasformati in parole e sensazioni, in nuovo o in scoperta. Basta osservare, annusare così come fa la volpe davanti alla foglia bagnata di rugiada: curiosa, vi cerca sempre qualcosa di insolito e a volte, forse, lo trova.

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Due passi tra i borghi

Due passi tra i borghiAdoro i piccoli borghi: quelle stradine strette di vecchi sassi che si insinuano tra le case abbarbicate sulle colline, i balconi minuscoli ma sempre fioriti a macchiare di colore tutto quel nocciola attorno. Presepi che hanno resistito al tempo, che celano profumo di camino, culle di cibi genuini e vino buono, nascosti così bene che quando ti appaiono all’improvviso dopo una curva, rallenti stupita e non puoi fare a meno di andarci, modificando la tua rotta.

Tra le mura che spesso li circondano, vedi nascere in piccole crepe piante rigogliose, rampicanti che si moltiplicano a dispetto della totale assenza di terra e di cure, o cascate di verde che resistono a gelate invernali, all’arsura estiva, a venti e piogge, quasi a voler dimostrare che basta la voglia di vivere per farcela sempre e comunque. E i portoni… mi incantano, così logori e forti, così segnati nel legno scuro, custodi di segreti celati all’interno di ogni casa. Incontro sempre gatti, tra le viuzze di questi borghi profumati di pane appena sfornato: placidi, mai denutriti, schivi ma curiosi, sonnecchiano sui selciati o sulle soglie, di certo non turbati dal traffico. Mi domando come si passa il tempo, in questi luoghi dove il tempo si ferma… Una briscola al bar, due chiacchiere con i vicini, una cena tra amici davanti al camino di uno o dell’altro, forse. Eppure vorrei trascorrerci saltuariamente almeno un mese, in una di queste case dai muri robusti, a scrivere nel silenzio interrotto dallo scrosciare della pioggia, a rabbrividire di inverni ben più rigidi di quelli di “casa mia”, ad ascoltare i pensieri che di solito si scacciano, o ad annusare l’aria frizzante del mattino, magari sulla porta del panettiere, o della signora che vende le sue torte in bottega. Un po’ di quella serena semplicità che rende la penna più spedita e la fantasia più dolce e malinconica, e niente ha a che fare con il senso di isolamento che – al contrario – si avverte prepotente in città sovraffollate.

Andare a caccia di borghi, in Umbria e in Toscana, non è solo un passatempo, credetemi, ma una necessità dell’anima (che si ritempra di volta in volta) e… lo ammetto: del palato!

Due passi tra i borghi

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