Susanna Trossero

scrittrice

Soltanto un animale

Il gatto Ciccio

“È soltanto un animale”… Quante volte l’ho sentito dire. Ma interagire, con un animale, conoscerlo a tal punto da tradurne il linguaggio, e parlargli sicura d’essere compresa grazie a codici e rituali creatisi nel tempo, e dal tempo consolidati, è davvero niente?

È niente quel suo festoso correrti incontro ogni volta che ti vede o sente i tuoi passi, perché tanto è “soltanto” un animale?

Mi piacciono tutti, gli animali, ma con grande facilità instauro rapporti particolari con i gatti, rapporti che spesso hanno stupito i miei amici. Eppure credo non sia difficile farlo, se ci si ricorda che un gatto ci sceglie come amico, non come “padrone”.

Rispettare le sue esigenze, accettare il suo carattere felino fiero e indipendente, e dunque mai del tutto domabile; rendergli la vita più bella per quella voglia di dare da lui riconosciuta… E ricevere, ricevere tanto da quei lunghi silenzi o giochi o corse o buffe acrobazie di bentornato.

Ma è “soltanto” un animale.

Una recentissima ricerca giapponese, rende noto agli scettici che l’intelligenza del gatto è paragonabile a quella del cane e addirittura a quella dell’uomo. Possiede la nostra stessa memoria episodica, la stessa capacità di ricordare momenti sgraditi e altri gratificanti, e il suo cervello racchiude funzioni introspettive e stati di consapevolezza. Allo stesso modo, e così come i cani, i gatti possono provare piacere ricordando le loro esperienze positive. E sappiate che con loro non si può mentire: riconoscono le emozioni che il viso dei loro amici uomini tradisce.

Lo studio nipponico trae una conclusione interessante: l’uomo è molto più simile ai suoi amici a quattro zampe di quanto creda, dunque forse dovrebbe riflettere un po’ di più prima di dire frasi come “è soltanto un animale”.

Ci si lega, a un animale.

Diviene parte delle tue giornate e delle tue preoccupazioni: piacere e impegno al tempo stesso.

Lo si cura, lo si ama, e ci si sente da lui amati. Un piccolo grande amico che non vorresti mai sapere solo, triste, sofferente, maltrattato o spaventato.

Perché, per dirlo con le parole di Darwin, “La compassione e l’empatia per il più piccolo degli animali è una delle più nobili virtù che un uomo possa ricevere in dono”.

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Un capodanno più rispettoso

Gatto a Capodanno

Ed ecco che anche il 2014 si congeda a noi quasi bruscamente, poiché pare opinione di molti che sia volato ancor più degli altri. Eppure questa volta non voglio usare l’ultimo post dell’anno per i classici auguri, ovvero quelli necessari ad alimentare la speranza che tutto vada meglio, che ogni desiderio si realizzi, che giunga nella nostra vita tutto ciò che ci è mancato. No, non è su questo che mi soffermerò ma su una richiesta che personalmente reputo importante e che vi prego caldamente di esaudire, non per soddisfare un mio bisogno bensì per trasformarla in una regola di vita, in qualcosa di “naturale”, perché la sentiate parte di voi: la notte del 31 dicembre non inserite nel vostro festeggiare, nei baci sotto il vischio, nello spumante da versare e nell’esuberante e gioioso manifestare, i “botti” di capodanno.

Perché?

Ogni anno i nostri amici a quattro zampe vengono sottoposti – grazie alla nostra chiassosa esuberanza – ad inutile e pericoloso stress, ma ve lo spiega ancor meglio di me una pagina di Positano News, dalla quale ho tratto queste poche ma significative righe:

Nei gatti, e soprattutto nei cani, un botto crea stress e spavento da indurli a fuggire dai propri giardini e recinti, per scappare dal rumore a loro insopportabile, finendo spesso vittime del traffico o di ostacoli non visibili al buio. Negli animali degli allevamenti come mucche, cavalli e conigli, le conseguenze delle esplosioni possono provocare nelle femmine gravide addirittura l’aborto da trauma da spavento.

E ancora:

Va ricordato che cani, gatti e piccoli animali domestici si spaventano quasi a morte per i botti della notte di San Silvestro; ciò è dovuto in particolare alla loro soglia uditiva infinitamente più sviluppata e sensibile di quella umana. L’uomo ha un udito con una percezione compresa tra le frequenze denominate infrasuoni, intorno ai 15 hertz, e quelle denominate ultrasuoni, sopra i 15.000 hertz. Cani e gatti, invece, dimostrano facoltà uditive di gran lunga superiori: il cane fino a circa 60.000 hertz mentre il gatto fino a 70.000 hertz.

E non voglio entrare nel merito dei dati che ogni anno raccontano di ragazzini e adulti feriti o addirittura mutilati dallo scoppio di un petardo.

Ne vale davvero la pena? Arricchisce la nostra condivisione con amici e parenti, un dannoso frastuono che assorda? È proprio indispensabile?

Ecco, questo vi chiedo: un po’ d’amore, di attenzione in più per voi stessi, per i vostri figli e per i piccoli amici animali, a cui fin troppo spesso facciamo del male per stupidità.

Buon anno,

Susanna

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