Susanna Trossero

scrittrice

Ti lavi troppo? Sei amorale!

Ti lavi troppo? Sei amorale!

Morale, amorale, giusto, sbagliato, corretto, scorretto… dov’è il confine, chi detta le regole? L’educazione? Fattori culturali, sociali, radici, un concetto arcaico di onore, sentimenti come il pudore o la vergogna? Sta nell’idea che ognuno di noi ha di sé, nel bisogno di mantenere una “reputazione” o nel rispetto per le regole di una società?

O forse è nella coscienza, il confine: quella scomoda appendice di noi tutti che rimorde proprio quando pareva che ogni cosa andasse a gonfie vele…

Mi piace pensare, invece,  che la regola sia nel profondo di ogni essere umano, non solo collegabile al timore di conseguenze dovute ad azioni scorrette, ma appartenente a codici di comportamento che prevedono il rispetto per gli altri. Amorale, per intenderci, è per me chi non mantiene la parola data o chi calpesta i diritti o la dignità altrui, per esempio. Ma come si identificano coloro che ci mentiranno o ci calpesteranno? Qualcuno ha provato a darci una dritta in tal senso attraverso un anomalo studio comportamentale: ebbene, forse non lo sapevate ma, a quanto pare, più siamo puliti più siamo immorali! Sembra che – per quanto riguarda l’igiene personale – più siamo distratti e svogliati di fronte all’acqua e il sapone, più siamo corretti con il prossimo, manteniamo la parola data, siamo inclini a lealtà, fedeltà e ideali. E, viceversa, più ci prendiamo cura della nostra igiene personale e meno giudichiamo scorretti i comportamenti amorali. Sarà anche il risultato di una ricerca scientifica con tanto di volontari da esaminare, ma a me pare un po’ bizzarra come considerazione, e a voi?

Per esempio, sembra che il popolo più attento alla pulizia e all’igiene personale sia quello giapponese. Secondo la suddetta ricerca scientifica meglio non averci a che fare; eppure la cultura di questo popolo prevede codici d’onore che arrivano da lontano, ovvero dai tempi dei Samurai, quando si contemplava il suicidio come morte dignitosa dopo un fallimento o un errore tale da far perdere la faccia. Ad oggi, per i giapponesi – che di certo non temono l’acqua –  l’onore e il rispetto sembrano essere pane quotidiano, tra un bagno rilassante e una doccia rigenerante, dunque miei cari ricercatori non ci siamo, raccontatecene un’altra!

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Chi è senza peccato…

carcerePerché continuiamo a ciondolare d’insoddisfazione, dietro le sbarre di quotidiani che pare ci stiano sempre stretti? Siamo arrabbiati. Tutti o quasi. Arrabbiati in auto, quando il semaforo tarda a farsi verde, o quando un pedone osa attraversarci la strada. Siamo arrabbiati al risveglio, perché ci aspettano incombenze e nevrosi non programmate in gioventù. E siamo arrabbiati a fine giornata, perché la definiamo inconcludente. I soldi che non bastano, i figli che deludono, alla tv non c’è nulla di buono, i politici ci stanno derubando, il cibo non ha più lo stesso sapore di quando… Di quando? Di quando ridevamo di niente?

Ci accomuna il difetto d’essere, del non essere più in grado di tornare indietro, dell’io credevo che la mia vita sarebbe stata diversa…

Tutto e tutti ci deludono, ma noi agli altri cosa offriamo?

Oggi sono stanca di questa cappa sulla testa, densa di fumo irrespirabile. E volo tra gli angoli di sole che ancora sopravvivono nonostante la pioggia battente sui vetri, a sgranocchiare pop corn al cinema, a conoscere meglio una giovane donna davanti ad una pizza per scoprire affinità e instaurare piacevoli conversazioni, a gustare un gelato sul lungomare di Ostia guardando gli aquiloni, a tenere per mano l’unico uomo a cui ho saputo dare la mia parte migliore. Volo, e sento il profumo dell’erba appena tagliata nelle aiole del mio quartiere, assaporo il piacere delle rotelle di liquirizia, chiamo un’amica che si sposa e le auguro quel per sempre a cui nessuno sembra credere più molto. Poi, preparo una valigia con dentro tutti gli errori commessi, tutte le azioni di cui vergognarsi, le colpe attribuitemi da altri e quelle delle quali mi sono io stessa accusata, e quando ho finito il lavoro la chiudo con un grosso lucchetto e la porto in cantina. Tutte le porte delle celle adesso sono aperte lungo il corridoio dell’anima, e c’è tanto spazio.

Dovresti farlo anche tu. E tu. E tu.

Chi è senza peccato scagli la prima pietra.

 

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