Susanna Trossero

scrittrice

I piedi non hanno radici

Piedi

Calpestare il mondo senza ritegno, o scoprirlo passo dopo passo, assaporando il nuovo e amando il vecchio, stupendosi di tutto ciò che ci è sconosciuto o accarezzando ogni sasso o filo d’erba che ci fanno sentire a casa.

Andare avanti senza voltarsi indietro o star fermi per vivere ancora un attimo nel passato, proseguire per inerzia o correre via da tutto, incapaci di fermarsi.

E ancora passi, passi che conducono lontano dal rassicurante consueto per spingerci verso terreni minati… Temerli e desiderare di proseguire: due opposti che si attraggono e si fondono, chiudendo lo stomaco. Il suolo si ammorbidisce regalando la sensazione piacevole della sabbia sotto i piedi, quel lento franare ancora lontano, intatta la luce negli occhi. Titubanza iniziale, poi passo spedito. Per il pentimento ci sarà tempo…

“Non ci sono radici ai nostri piedi, essi sono fatti per muoversi.”
(David Le Breton)

Oppure rallentamento improvviso, paura, fredda sensazione che accompagna ogni falcata, e ci si prepara al no del presente, spianando il terreno per i futuri rimpianti.

Adesso è da sola, che cammino. So che è giusto così, ma provo un piccolo strappo nel cuore. La magia è andata perduta. Nulla è successo, neppure una frase di troppo, niente da rimpiangere, nulla per cui darsi pena in futuro. Sono ancora qui, forte e inattaccabile ma fremente di vita non vissuta e tutto mi duole…” (Lame e Affini – Graphe.it)

Camminare eretti, il passo sinuoso, scrollandosi di dosso gli sguardi altrui con indifferenza, o nascondersi, procedere ripiegati su sé stessi nella speranza di non essere notati.

Passi. Quante e quali responsabilità hanno, i nostri piedi, quali incombenze e quali compiti, e quanto sono decantati in letteratura… Alda Merini, come pochi, ne ha colto la magia con poche significative parole…

Queste forze magnifiche dell’universo che entrano proprio nel loro corpo e lo traversano. Tali onde sono fantastiche, provocano anche dolore, e spesso i poeti camminano a piedi nudi per scaricarle: sono come delle antenne, capisce? Pensi che c’è stata una, in ospedale, che ha voluto mettermi le scarpe, e dal quel momento io non ho più scritto. Perché il contatto con la terra è fondamentale.”

Dove ci porteranno domani non ci è dato di saperlo, e allora felice cammino a voi, che vi lascerete guidare scalzi in un altrove che spero vi sarà amico.

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