Susanna Trossero

scrittrice

Quaderno Proibito

Innamorarsi di un libro, non poterne più fare a meno, divorare le pagine come un affamato che dopo tanto digiuno ha la fortuna di un inaspettato tozzo di pane: vi è mai capitato?

A me sì, più di una volta, anzi, innumerevoli volte: in un o scaffale della mia grande e ricca libreria, stanno in bella mostra proprio i miei amori, le mie piccole grandi droghe che nel tempo si moltiplicano e che riprendo in mano per ritrovare brani, frasi, passaggi che in me hanno lasciato il segno.

Stavolta si tratta di un libro che ho trovato per strada, accanto ai cassonetti, forse fuoriuscito da una busta, non saprei.

Data di pubblicazione 1952, Arnoldo Mondadori Editore. Titolo Quaderno proibito, di Alba de Céspedes.

“Ho fatto male a comperare questo quaderno, malissimo. Ma ormai è troppo tardi per rammaricarmene. Il danno è fatto. Non so neppure che cosa m’abbia spinto ad acquistarlo, è stato un caso. Io non ho mai pensato di tenere un diario…”

Un quaderno acquistato per caso, senza una precisa ragione, e tutta la vita cambia. Perché scrivere un diario costringe a guardarsi dentro, a riflettere, a distinguere le cose priva d’importanza da quelle importanti, a osservare tutto con altri occhi scovando ciò che forse non avremmo visto…

“Io non rammento d’essere stata padrona di scegliere tra il mio bene e il mio male”, scrive la protagonista, ed è proprio affondando le mani nel suo passato e nel presente che riesce a scoprire la sua vera essenza.

Quelli della mia generazione, leggendo Quaderno proibito, potrebbero farsi male. Perché capirebbero tante cose sulla loro madre, cose che trovavano stupide, magari dettate da una morale troppo rigida, o addirittura ipocrita. Invece, in queste pagine, affiora una comprensione nuova, inaspettata, e un bisogno di chiedere scusa alle donne che hanno messo su famiglia tra gli anni ’50 e ’60. Perché hanno faticato davvero, senza poter dire a nessuno ciò che stava alla base di quella fatica: le rigide regole dell’educazione, il timore di fallire, di avere una opinione differente da quella opportuna, di non dare il giusto esempio ai figli e per questo mettere a tacere ogni desiderio d’altro.

Questo libro è un piccolo forziere che contiene infinite verità, non un romanzo. Una voce che forse non avremo mai il coraggio di far sentire alle nostre anziane madri, ma che ce le farà amare di più, insinuando il senso di colpa di chi avrebbe dovuto capire, andare oltre le apparenze e i facili giudizi.

Non lo troverete facilmente, ne è rimasta qualche copia in vendita on line a un prezzo piuttosto alto. Ma se vi capitasse di incontrarlo in una bancarella dell’usato, o abbandonato per strada così com’è capitato a me, beh sappiate che avete di fronte a voi un dono. E, dopo averlo letto, scrivetemi per raccontarmi che cosa avete provato…

Vi aspetto.

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Scrivimi una lettera

Come scrivere una lettera

Più volte ho raccontato di che cosa abbia significato – e significhi – per me scrivere una lettera. Ho sempre amato leggere e scrivere, e ho cominciato a fare entrambe le cose da bambina grazie a mio padre, il quale mi ha insegnato il piacere delle storie leggendomi libri quando ancora io non ero capace di farlo da sola.

Non saprei dire se in me sia nato prima l’amore per la scrittura o quello per la lettura: ricordo entrambe le cose come un percorso unico e indissolubile, qualcosa che con me ha camminato dal momento in cui ho imparato a comprendere ogni lettera dell’alfabeto!

Pensieri, un diario, e… le lettere. Una passione mai perduta per strada, un modo per raccontare e raccontarmi, per esternare, per restare accanto a chi è lontano o per parlare a cuore aperto a chi mi è vicino. Ho cominciato presto e non ho mai smesso, conscia del fatto che scrivere è il modo migliore per parlare senza essere interrotti. Non solo: quando si è preda di una emozione, positiva o negativa che sia, ne veniamo traditi a tal punto da non riuscire a esternare tutto ciò che vorremmo. Quante volte vi è capitato di dire a voi stessi: avrei dovuto dire di più oppure non trovavo le parole, consapevoli del fatto che un’occasione come quella passata non si ripresenterà più…

Con una lettera si risolve una situazione, si chiude una porta definitivamente o se ne spalanca una su un futuro desiderato, si supera una difficoltà o si regala la parte più profonda di noi, si rivelano sentimenti o si fa pace con qualcuno riuscendo a chiedere scusa.

E, se si tratta di lettere d’amore, non sentitevi antiquati o sciocchi, fate vostra la considerazione del grande Fernando Pessoa: “Non sarebbero lettere d’amore se non fossero ridicole. Le lettere d’amore, se c’è l’amore, devono essere ridicole!”

Non siete capaci di mettere nero su bianco ciò che avete dentro, ma vorreste tanto farlo? Provate a visitare la pagina facebook Come scrivere un libro, una lettera, o questo sito e scoprirete che c’è chi può farlo per voi. Troverete informazioni utili sull’argomento ma anche su altri legati comunque allo scrivere meglio, per se stessi o per gli altri.

Nel frattempo, vi lascio con una frase di Cathleen Schine che considero bellissima:

Una lettera, nel momento in cui la infili nella busta, cambia completamente. Finisce di essere mia, diventa tua. Quello che volevo dire io è sparito. Resta solo quello che capisci tu.

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