Susanna Trossero

scrittrice

Quando la passione incontra la passione

editoria

Miei cari amici, oggi vorrei condividere una riflessione con voi che amate leggere ma soprattutto con chi ama scrivere. L’uscita del libro Il pane carasau. Storia e ricette di un’antica tradizione isolana edito dalla Graphe.it e scritto a quattro mani da me e dalla cara Antonella Serrenti, ha rappresentato il mio ottavo libro pubblicato. In concomitanza con questo ennesimo traguardo, ho notato molto interesse sull’argomento “editoria a pagamento”, ovvero all’improvviso in molti mi hanno domandato se è vero che io non pago gli editori per pubblicare i miei libri. Mi è stato chiesto con tono scettico, e il mio “no” continua a lasciare tutti stupiti e dubbiosi. Vorrei premettere che non ho niente da dire su chi si avvale delle case editrici a pagamento, se non che si tratta di una libera scelta del tutto rispettabile, ma devo contestare chi insiste nel dire che oramai l’editoria è questa.

L’editoria è tante cose: è crisi ma è anche volontà, può essere grande passione o trasformarsi in una mera questione di denaro. L’editoria a pagamento non è solo da demonizzare: è fatta anche di persone oneste e chiare, che non riescono a sostenere le spese e chiedono agli autori dei contributi, compiendo una selezione fra i manoscritti inviati e apportando le opportune modifiche per migliorarli. Ma è anche fatta di imprenditori scaltri pronti a pubblicare qualunque cosa purché l’autore metta mano al portafogli, fungendo da semplici tipografi (i quali ovviamente neppure leggono ciò che confezionano). Molti sono purtroppo coloro che si affidano a questi ultimi, i numeri ce lo raccontano, e spendono cifre consistenti in cambio di un nome in copertina. Perché? Ego? Vanità? Perché appare più semplice prendere una scorciatoia? Neppure su questo intendo discutere: scelte, si chiamano. Ma non mi appartengono.

Scrivere ha sempre fatto parte di me, del mio essere, della mia essenza, e non ho un ricordo che non mi veda con una penna in mano. Quando ho cominciato a pensare di farmi leggere, sebbene già in possesso di una buona tecnica, mi sono dedicata alla cura di ciò che scrivevo; corsi, laboratori, concorsi letterari per avere dei giudizi o delle critiche, e nella mia libreria si sono moltiplicati i manuali di scrittura. Sempre pronta ad accettare consigli, non manca sul mio scrittoio un dizionario dei sinonimi e contrari, l’enciclopedia della scrittura, un buon libro di grammatica. Credetemi, non si finisce mai di imparare e gli errori – fosse anche per distrazione – sono sempre in agguato, pronti a farsi beffe di noi. Tuttavia, in coscienza seppur non offrendo garanzie, posso dire di fare del mio meglio per evitarli.

Lavoro oramai da anni con la Graphe.it di Perugia, una casa editrice onesta e attenta che investe sui suoi autori, che offre tutto ciò che può offrire – in termini pratici e umani – e che si confronta non senza difficoltà con un mercato difficile, spesso poco limpido. E mi sento fortunata di farne parte . Ad oggi, l’ultimo nato (Il pane carasau. storia e ricette di un’antica tradizione isolana) è stato accolto da tutte le librerie Feltrinelli e Mondadori, citato nella rubrica Eat Parade del Tg 2, e il mio precedente romanzo Adele – per esempio – è stato ben recensito dall’Almanacco della scienza del Centro Nazionale di Ricerca; inoltre tante sono le gratificazioni che i miei lettori in questi anni mi hanno elargito! Ma so anche che ho saputo aspettare, poiché non era la vanità a spingermi bensì l’amore per la scrittura, il desiderio di essere apprezzata per ciò che creavo. Non avrei mai pagato nessuno per ottenere questo perché non ne avrei tratto alcuna soddisfazione. Scelte personali, desideri del tutto individuali. Ma per tutto ciò vi chiedo di non storcere il naso quando rispondo che ho trovato una casa editrice che investe sui suoi autori, senza cercare scorciatoie per affrettare i tempi: io di tempo ne avevo, la mia passione sognava di incontrare altrettanta passione, e ho scoperto che l’editoria è anche questo, nonostante tutto.

Sappiate che esiste un sito che elenca gli editori che non chiedono contributi all’autore e sono più di mille: più di mille che investono sui loro autori, e tra questi tanti di certo si preoccupano della qualità a discapito della quantità, immettendo sul mercato pochi titoli rispetto alla valanga a cui ci siamo abituati.  Contattarli non significa pubblicare né significa fare solo incontri fortunati, significa semplicemente tentare, mettersi in gioco lasciando in tasca il portafogli. Credetemi, ne vale la pena.

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