Susanna Trossero

scrittrice

Influenza, amore mio…

Susanna Trossero

Inverno, periodo di malanni… Vaccini sì, vaccini no, aspirine a cucchiaiate, la sciarpa sulla bocca per non prender freddo, spremute d’arancia, integratori per il sistema immunitario, consigli e divieti…

Da bambina, ogni anno arrivava il febbrone che tanto preoccupava mia madre. La vera seccatura era la tosse, ancor oggi puntuale visitatrice di stagione, ma era il giusto prezzo da pagare per una intera settimana senza la scuola. Il letto mi abbracciava ed io mi sentivo in pace con il mondo. Anche allora leggevo tanto, e quelle erano occasioni ideali: ho sempre trovato l’influenza un momento magico tutto mio, caldo e accogliente, forse perché non mi dava alcun tipo di dolore. Potevo dormicchiare in orari improbabili, oziare tutto il giorno senza che nessuno avesse da ridire, e adorare mio padre che rientrava dal lavoro con fumetti per me o qualche nuova raccolta di figurine: “Il mondo degli animali”, “Tutta Italia”, “Tutta Europa”…

Poi, crescendo, ho notato che quei simpatici virus hanno iniziato a starmi alla larga, e il massimo che può capitare è un raffreddore prepotente, magari una febbriciattola passeggera o la solita tosse per niente gradita.

Quelle belle influenze, quelle vere, che ti coccolano per bene, che rendono la voce nasale e gli occhi lucidi, che ti colorano le guance di rosso e ti fanno amare il pigiama per una settimana, beh… mi ignorano. A volte mi pare un dispetto, lo ammetto.

Non me ne volete, voi che siete a letto costretti dal male di stagione, con il termometro che segna 39 e poca voglia di mangiare: io amo l’influenza, inutile mentirvi. E allora, se ciò non vi crea seri problemi lavorativi e se non vi sentite troppo male, approfittatene per farvi coccolare, per ascoltare il vento o la pioggia da sotto le coperte. Almeno per un giorno lasciatevi andare… mi capirete!

Vi saluto con un brano tratto dal mio ultimo romanzo, ancora in fase di correzione, e… felice guarigione a tutti!

Non ce la faccio. L’unica necessità, unica ma vitale, è una terribile influenza che mi costringa a letto, che mi trascini in quell’ozioso girone in cui tutto è ovattato, non si pensa, non ci si lava, e si sopravvive sotto le coperte senza conoscere il senso di colpa. Un’infermità passeggera a regalare, senza conseguenze, quello stato comatoso ufficiale, non contestato da chi ti sta attorno. Nessuno mai si sognerebbe di indurti a reagire, ma neppure si preoccuperebbe per te: è una normale influenza, se la becca tutto il mondo, passa. La perfezione di un virus stagionale è ciò a cui adesso anelo. Niente altro. Silenzio, solitudine (è contagiosa, no?), capelli un po’ in disordine, mangiare a letto quando hai fame e senza apparecchiare né sparecchiare. Qualcuno che si occupi di tutto il resto, come spazzare e spolverare, sprimacciare i cuscini del divano, rendere lucenti i sanitari. Una casa profumata, mentre tu dormicchi e la tua anima sfrutta al massimo l’abbraccio protettivo e rassicurante delle coperte. Voglio il niente. Non voglio dover pensare. Non voglio dovermi occupare del quotidiano. Non voglio contatti, dover spiegare, avvertire toni preoccupati e quindi dover rassicurare. Voglio poter non reagire senza prezzi da pagare. È un mio diritto: voglio l’influenza.

No Comments »

Ammalarsi in compagnia di Maupassant

bel ami

In quelle giornate di tedioso malessere, quando i primi freddi colpiscono con l’indolenza provocata dalla febbre o da quello stato fisico che rende tutto ovattato, non resta che leggere. Lasciarsi andare agli altrui pensieri, a riflessioni di questo o quell’altro scrittore, abbeverarsi di realtà che magari non ci appartengono (o forse sì), e spaziare lontano, oltre la porta di casa sebbene chiusi all’interno. Leggere per saziarsi di qualcosa di buono che ti penetra dentro, ti avvolge, ti lusinga o ti disturba; leggere per ritrovare ciò che è in noi e che teniamo abilmente nascosto, per immalinconirci o per emozionarci, per sentirci nostalgici o per riconoscere le nevrosi di un autore come proprie. Il turbamento dell’immaginario nasce là, in quella pagina sulla quale ci si sofferma, tra le righe da sottolineare, in quei capitoli che sono quadri, dipinti da elaborare…

Ho incontrato Maupassant tra uno starnuto e uno sciroppo, e subito l’ho amato. Il suo romanzo “Bel-Ami” stava ancora incellofanato su uno dei tanti ripiani della mia libreria, acquistato in una qualche fiera del libro per curiosità, ma poi dimenticato. L’ho cominciato senza slancio, così come a volte ci si avvicina ad un cibo sconosciuto davanti al quale dirsi “perché no?” ma ci è voluto un attimo, una sola pagina, perché io e il romanzo diventassimo tutt’uno!

L’angoscia della realtà, l’ipocrisia dei benpensanti, il disgusto verso la piccola borghesia opportunista, la pochezza dell’umanità… un romanzo pubblicato nel 1885 come può raccontare di noi? Come può illuminarci oggi? Ebbene, il suo intreccio regala grandi verità – discutibili o amorali che sembrino – e schiettezza della quale ci vergogneremmo… Quanto c’è di Maupassant in queste descrizioni e in queste amare riflessioni? Ah, saperlo!

“Bisognerebbe amare, amare follemente, senza vedere ciò che si ama. Perché vedere è comprendere, e comprendere è disprezzare.”

Duro, cinico, cupo eppure così attraente nella sua visione di ciò che lo circonda, o che circonda i suoi personaggi, la politica, la società, i rapporti umani!
Affascinante – perché terribilmente spaventosa – la visione della morte, così ben descritta da disturbare e lasciare addosso un senso d’angoscia e di verità spesso negata perché temuta… E che dire della visione invece dell’amore, di una nobildonna che preferisce amanti che non la amino?

“Mio caro amico, per me un uomo innamorato è radiato dal novero dei viventi. Diventa idiota, e non soltanto idiota, ma pericoloso. Con le persone che si innamorano, o che pretendono di essere innamorate, tronco ogni rapporto intimo, primo perché mi annoiano, secondo perché le considero infide, come un cane rabbioso che può sempre avere una crisi. Così le metto in quarantena morale fino a che la malattia non gli passa.”

Benedetta, l’influenza e il disagio causato da un colpo di freddo, se regala delizie letterarie inaspettate.

No Comments »