Susanna Trossero

scrittrice

Dove non c’è il mare

Il mare

Tempo di mare, pelle dorata, salsedine tra i capelli, castelli di sabbia, parei variopinti che sfilano sulla battigia…

Adoro il mare. Tempo fa, durante una delle presentazioni di Adele, uno dei presenti mi ha fatto notare che spesso sul mio blog appaiono frasi o immagini relative al mare, e mi è stato domandato cosa rappresenti per me. Non ho trovato grandi parole per dirlo, ma sono un’isolana che ha vissuto una vita intera a contatto col mare e lo sento da sempre un ambiente naturale in cui pensare, respirare, muovermi. Non c’è una sola epoca della mia vita che non sia collegata o collegabile a questo maestoso scenario: le estati passate in spiaggia dai primi soli fino agli ultimi tepori; gli autunni sardi, spesso ancora piacevolmente caldi, a guardare la pioggia sull’acqua, che disegna nostalgici cerchi ad ipnotizzare la vista; gli inverni malinconici e battuti dal maestrale, con le onde che torturano la roccia o schiaffeggiano il faro, ed io a camminare sulla sabbia in cerca di conchiglie. Il mare… Il mare per mangiare un panino con l’amica durante la pausa pranzo, il mare per le confidenze, il mare per raccontarsi segreti in una domenica nuvolosa, o quello per stare in gruppo a ridere e scherzare. Il mare dei giochi con mio padre, quello speranzoso della notte di San Lorenzo, nell’umidità del buio, il naso verso il cielo. Quello dei pomeriggi di Natale, nelle passeggiate con i cugini. Il mare dei bagni notturni in gioventù, con i falò ad illuminare la gioia di vivere, o quello delle nuove conoscenze che lasciano il segno nel cuore e nel futuro. Strani e suggestivi momenti, quando ne ascolti il suono mentre accarezza la battigia, o quando gli ultimi bagnanti si rivestono per tornare a casa lasciandolo finalmente in compagnia di sfacciati gabbiani e schivi cormorani. Se si è fortunati, nella mia Sardegna al tramonto o all’alba è possibile ammirare le evoluzioni di qualche vanitoso delfino: se mai vi capitasse, sappiate che non lo dimenticherete.

E il mare per scrivere o riflettere sulle proprie illusioni, seduti sulla spiaggia e infreddoliti, con il bavero del cappotto tirato su. In lontananza, solo un cane randagio o dei ragazzini alle prese con un aquilone.

Non c’è per me un luogo da sognare in cui non esista il mare.

 (Foto di Giulia D.)

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L’abbraccio di settembre

L'abbraccio di settembre

Ed eccolo, il vento che sospinge le nuvole di fine estate. Si riconoscono senz’ombra di dubbio, perché appaiono vagamente imbronciate e mostrano un magone ancora contenuto ma promettente lacrime. La terra le aspetta, queste lacrime, dopo mesi di arsura che hanno tolto la vita alle piante del mio balcone e non solo a quelle. Mi piace l’incertezza che respiro con l’arrivo di settembre, quelle stesse folate di maestrale che odio d’estate adesso le attendo e da loro mi lascio volentieri scompigliare i capelli.

C’è un che di nostalgico e vagamente malinconico, in quel lasso di tempo che passa tra la fine delle vacanze e l’autunno che si avvicina; cambia il colore del cielo, cambia il profumo dell’aria e la casa diviene via via “tana” man mano che le giornate si accorciano. La normalità incombe, tuttavia risulta necessaria, mentre l’abbronzatura comincia a impallidire.

Mi preparo ad attuare molti progetti, in questi giorni, scrollandomi di dosso la pigrizia da troppa calura, e voi? Voi quali buoni propositi avete per questo inverno? Anche i “cattivi” sono graditi, vi aspetto con curiosità!

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