Susanna Trossero

scrittrice

La scrittura, questa sconosciuta

Donna che scrive a macchina

In questo periodo di intensa condivisione della tecnica in materia di scrittura con la mia classe, mi è capitato di leggere e recensire testi che ne sviscerano malie e trabocchetti, trovando in ognuno di loro spunti di riflessione e motivi di arricchimento. Mi piace, conoscere gli autori nella loro essenza, scoprire che cosa c’è dietro una frase, una scelta stilistica, un personaggio, un conflitto tra i protagonisti, un’ambientazione. E mi piace che questo tipo di autobiografie possano rivelarsi degli ottimi manuali di scrittura, mai noiosi, sempre insoliti, che racchiudono sì la tecnica ma soprattutto grandi esempi di cosa può o non può funzionare.

Non si è mai del tutto maestri, e tanto possiamo imparare dagli altri per riuscire ad esserlo almeno un poco.

A chi ama la scrittura, ma anche ai lettori curiosi di saperne di più e di conoscere i loro beniamini scrittori, suggerisco per esempio due libri di Stephen King, uno di vecchia data intitolato On Writing, che ho letto addirittura tre volte per varie ragioni. La prima è che amo tutti i suoi libri più “vecchi”, e in questo testo si raccontano i dietro le quinte di ogni storia; la seconda è che vi sono importanti e interessanti consigli raccontati in modo curioso, così come è nel suo stile. L’altro libro, più recente, è il suo Il bazar dei brutti sogni, una raccolta di racconti non tutti inediti, ai quali si aggancia per dare dei suggerimenti. Entrambi, sono preziosi alleati della vostra penna, ma anche piacevoli arricchimenti sul suo scrivere, se lo apprezzate come autore.

Altro testo, che considero fondamentale per via di ciò che contiene, è quello di Mario Vargas Llosa, Lettere a un aspirante romanziere. Il Premio Nobel per la letteratura, offre un vero e proprio manuale che manuale non sembra, poiché appare come uno scambio epistolare durante il quale via via emergono i dubbi dell’esordiente, spazzati via dal romanziere: struttura, punteggiatura, ambientazioni, dialoghi… Si trova di tutto, in questo piccolo scrigno di tesori così ben scritto, e mai noioso come a volte sono i manuali.

E se questi libri hanno suscitato il mio interesse catturandomi, quello che ho addirittura amato è In altre parole, di Jhumpa Lahiri, un tributo alla nostra lingua: l’amore per le parole, il desiderio di usare quelle giuste, di comprenderne il vero significato.

Siamo così abituati a dare la nostra lingua per scontata, che non ne cogliamo più la bellezza, e questo libro ci regala emozioni inaspettate, nonché la possibilità di riscoprirla in tutto il suo splendore. Tanti, sono i romanzi che ci procurano il medesimo piacere, quando chi li ha scritti mostra di saper usare accostamenti e note, componendo sinfonie che raggiungono il nostro intimo, divenendo poesia anche nella prosa… Potrei elencarne alcuni, ma oggi mi limito a consigliarvi questi pochi ma buoni strumenti per amare ancor di più la parola scritta, che diviene magia quando se ne fa buon uso.

I taccuini, di Henry James invece, rappresentano ciò di più completo possa esistere riguardo al suo scrivere. Immaginate lo scrittore che si guarda attorno ogni giorno, carpendo da situazioni, volti incontrati per caso, profumi, malia delle stagioni, frasi, qualcosa da utilizzare per i suoi romanzi. Appunti di anni, che fungono da lezioni di scrittura, certo, ma ci appaiono come un segreto svelato, ammaliandoci. A leggere queste pagine, si viene catapultati in un’altra dimensione fatta di scrittoi, pensieri, parole, intime riflessioni e dialoghi tra personaggi che ci pare quasi di vedere. Stupefacente.

Per concludere, oggi ho riposto nella mia libreria l’ultimo volume del genere, appena letto: è quello di Haruki Murakami, Il mestiere dello scrittore, che mi ha avvicinata a lui più di tutti i suoi romanzi che ho avuto modo di leggere. Se volete conoscere davvero questo scrittore, così poco amato dalla critica e adorato dai suoi lettori più affezionati, e se volete approfondire che cosa si nasconde dietro le righe o le trame delle sue pubblicazioni, vi consiglio di leggerlo. Non ne resterete delusi.

La scrittura, questa sconosciuta, non sarà più tale per voi se vi ciberete di libri come questi, ve lo prometto.

Foto | Pixabay

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Scrivere per Amore

scrivere per amore

Quando si partecipa a un laboratorio di scrittura, il vero motivo che ci spinge è la ricerca di qualcosa; l’alunno sincero è colui che vuole attingere e migliorarsi, ma in quelle aule spesso vi si incontra ego, vanità, incapacità di guardare ai propri limiti, rifiuto del giudizio, egocentrismo. Senza la volontà di migliorarsi e accompagnati dalla fretta di vedere il proprio nome sulla copertina di un libro, non si può diventare dei veri scrittori né si può pretendere di arrivare allo stomaco del lettore, laddove risiedono le emozioni più coinvolgenti. Nei miei seminari e laboratori, ho visto autentico desiderio di dar voce a quel qualcosa che viene da dentro e ti spinge verso la scrittura, e sono queste le persone che domani potrebbero dar vita a buoni testi. La passione le anima, l’umiltà di farsi correggere è di casa, e il coraggio di mettersi in gioco le aiuta a superare pudore o disagio.

La passione per un’arte ci apre la mente e ci fa incontrare altre anime simili alla nostra, dovrebbe regalare maggiore sensibilità e indurci ad aprirci ad altrui esperienze. La penna di altri, parlando di scrittura, tanto può insegnare o arricchire, oppure – in casi più fortunati – può farci sentire bravi e migliori di ciò che pensavamo.

In questo periodo, ho avuto la fortuna di conoscere o approfondire autori fantastici attraverso i loro romanzi, che finisco sempre per personalizzare e maltrattare con sottolineature, appunti a piè pagina, orecchiette; ma più un libro ha l’aria vissuta, più per te è contato qualcosa. Alcune delle mie “vittime” di questo periodo, sono state Michele Marziani, Taiye Selasi, Mario Vargas Llosa, Agota Kristof, Jhumpa Lahiri

Al laboratorio di scrittura della Rai invece, a cui ho partecipato con autentico entusiasmo per quasi quattro mesi, ho avuto il piacere di conoscere personalmente l’anziano scrittore e linguista Francesco Sabatini, vero maestro della lingua e curatore del Vocabolario della Crusca. La sua passione per la parola scritta, è stata subito evidente nella chiacchierata sulla punteggiatura, respiro e vita di un testo, e ho apprezzato la sua considerazione “Si scrive per creare dei buchi che il ricevente riempie. Per creare un dibattito interiore con il lettore”. Mi è piaciuto osservare il suo interagire con noi, mentre parlava tenendo sveglia l’attenzione con varietà di toni, con semplicità, ma anche con l’abilità di chi è padrone della materia. Signore garbato, ottimo maestro, buon oratore; la distrazione, in aula, non era proprio ipotizzabile.

La scrittura va amata, coltivata, curata e coccolata; predisponiamoci ad ascoltare, a condividere, a imparare: questo non ci danneggerà, alla faccia del nostro ego smisurato, ma ci indicherà la strada giusta per lasciare il segno.

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