Susanna Trossero

scrittrice

A caccia di semplicità

La Pasqua, la primavera, l’idea delle vacanze che fa capolino dopo i primi tepori, la fioritura che invita alla positività o al movimento, alla vita all’aria aperta…

Eppure tante cose sono andate perdute e per molti non sarà facile riconquistarle. Per esempio quella normalità che davamo per scontata, fatta di mezzi pubblici affollati, bar e ristoranti da frequentare, assembramenti per un concerto o una mostra o chissà quale evento, viaggi affrontati con leggerezza. Ecco, la leggerezza. Mi manca da morire. Non sto a raccontarvi se ho avuto il covid o no, se di covid ho perso qualcuno, o chi dal covid sto proteggendo e perché. Nessun discorso sui vaccini, né contro né a favore. Nessuna polemica. Sto parlando solo di una grande nostalgia per quella scioltezza d’azione di un tempo non lontano, che se applicata a questi due anni si trasforma in possibile sconsideratezza.

Era così bella, l’incoscienza. Milan Kundera sostiene che la leggerezza dell’essere è insostenibile; è una finzione, uno schermo dietro cui nascondere la pesantezza dell’esistenza, dice. Ebbene, ci fa comprendere però l’utilità di questo schermo, per riuscire a ritagliarci uno spazio all’interno del quale non soccombere al peso della vita.

La rivoglio, voglio trovare un nuovo modo per ricreare quello spazio. Abbiamo vissuto una non vita e ancora in parte la stiamo vivendo, e non intendo limitare il discorso alla mancanza di un aperitivo al bar. Mi sono mancati i sorrisi, gli abbracci, la libertà di vivere con le persone che più amo ogni situazione del quotidiano. Mi manca la primavera quella autentica, fatta di colori e nuovi fiori sbocciati dentro la testa a mo’ di progetti.

Mi manca ciò che siamo sempre stati quasi senza accorgercene, perché quella semplicità era parte di noi dunque non ci si faceva caso. Ma le cose semplici non tradiscono, non sanno ingannare, deludere, illudere. E sono il fondamento della serenità.

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