Susanna Trossero

scrittrice

Uno per tutti, tutti per uno

Carbonia

Durante la stesura dell’ultimo libro, un tributo alla mia terra e alla fierezza dei suoi abitanti – Il pane carasau. Storie e ricette di un’antica tradizione isolana (che sarà pubblicato a breve dalla Graphe.it) – la coautrice Antonella Serrenti e io abbiamo intervistato delle attempate signore dell’entroterra sardo, le quali ci hanno raccontato della caratteristica delle piccole comunità nelle quali sono cresciute, ovvero di quella tacita regola che prevedeva solidarietà e condivisione del bello e del brutto.

“Ogni vicinato diventava una vera grande famiglia, gli adulti erano fratelli tra loro e noi bambini crescevamo nell’amore e nel rispetto di valori così radicati che era impossibile concepire di vivere diversamente”

ci ha detto una delle protagoniste del nostro piccolo saggio, raccontandoci anche del significato de “sa parti”:

“Noi stavamo bene, avevamo anche la carne, e ricordo che mio padre ne preparava dei pezzi – in genere una decina – che chiamava sa parti (la parte) e quelli erano destinati ai vicini di casa che non ne avevano. Io ero piccolina, quando portavo loro sa parti tra le mie manine; ero sempre bene accolta e spesso ne ricavavo anche una monetina”.

Uno per tutti, tutti per uno, nessuno era mai solo ci è stato detto.

Mi sono domandata se anche queste unioni indissolubili tra gli abitanti delle stesse comunità, insieme a tradizioni e cultura di un tempo, siano andate perdute negli anni, così come forse è “naturale” che accada, tuttavia in questo periodo ho avuto modo di notare alcune cose che mi hanno profondamente colpita e commossa. La cittadina di provincia nella quale sono cresciuta e vissuta fino a non molti anni fa, è Carbonia, fulcro del Sulcis, territorio dal primato che rattrista: zona più povera d’Italia, così è stato detto più volte anche nei tg nazionali. Dunque Carbonia è in ginocchio e lo sono i suoi abitanti, ma ho scoperto una rete di solidarietà meravigliosa: i volontari della Caritas vedono quotidianamente consistenti offerte di generi alimentari da parte della popolazione destinate ai più provati, alla radio privata del luogo si sentono annunci con elenchi di ciò che occorre, dal passeggino ad altri oggetti necessari alle famiglie che faticano ad arrivare a fine mese, ed ecco che altri – di certo non benestanti – prontamente offrono ciò che hanno. Qualcuno non riesce a pagare una bolletta, ed ecco una catena di solidarietà pronta a racimolare l’importo necessario. Vi è un’edicola in pieno centro, che si occupa di raccogliere oggetti, generi alimentari, piccole offerte in denaro, da ridistribuire alla popolazione. Allora, non tutto è perduto, non i valori, non l’altruismo, non la sensibilità e quel senso di appartenenza ad un popolo fiero. Oggi sono anche io fiera: di far parte di questo territorio duramente provato, di essere la concittadina di questa gente dall’umanità degna d’essere citata e presa ad esempio.

Di questo ed altro parleremo proprio a Carbonia, sabato 27 settembre alle ore 17, nella biblioteca comunale, dove spero di abbracciare molti abitanti della città e dei piccoli centri limitrofi. Sono orgogliosa di tutti voi,

Susanna

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Il pane carasau su Canale 40

Ieri, 18 agosto, Canale 40, emittente di Carbonia e del Sulcis, mi ha intervistata in merito al libro Il pane carasau. Storia e ricette di un’antica tradizione isolana in uscita per la Graphe.it edizioni. Ecco il video.

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Un libro da assaporare

A. Serrenti - S. Trossero, Il pane carasauSono tornate le cicale, come ogni anno, e regalano concerti che non prevedono note stonate, in una melodia tutta estiva che racconta di vacanze imminenti, di relax, di condivisioni piacevoli, di libri da leggere o di parole da scrivere.

Il mio ottavo libro è in procinto di nascere e non è soltanto mio: scritto a quattro mani con l’autrice Antonella Serrenti, appassionata non solo di scrittura ma anche di cucina e di antiche tradizioni, è un libro che mi riporta a casa, in Sardegna, tra la mia gente e la sua storia; una terra antica e battuta dal vento, fatta di alberi che si piegano sotto l’ira del maestrale ma non si spezzano, un po’ come i suoi abitanti.

Compiendo delle accurate ricerche, abbiamo scoperto che sono tanti i libri che raccontano dei pani sardi; l’isola ne vanta un’infinita varietà e al di là di gusti personali in fatto di pane, si resta ammirati anche dalla bellezza delle forme e dai decori, che spesso riportano quelli che gli artigiani orafi danno ai loro gioielli isolani. Ma qual è il pane sardo che oramai è presente anche nelle mense del resto del continente? Il Pane Carasau, apprezzato in tutte le regioni italiane e acquistabile nei supermercati o nei negozi di nicchia. Ebbene, non esiste un libro che si dedichi soltanto a lui e alla sua storia, e noi abbiamo voluto crearlo, perché di creazione si tratta quando metti insieme le voci di chi sapeva come panificare, e quale valore dare a quei momenti di grande socializzazione. Possiede una grande storia, questo pane, e noi lasciamo che a raccontarla non siano solo pagine di nozioni ma anche le testimonianze di un tempo andato, quando si lavavano i panni al fiume e quando la parola comunità era sinonimo di grande famiglia e solidarietà. In questo prezioso volume denso anche di intimità e calore umano, intitolato Il pane carasau. Storia e ricette di un’antica tradizione isolana, della Graphe.it Edizioni, in uscita il 26 settembre 2014, scoprirete tante cose sui sardi e sulla loro cultura o mentalità; inoltre abolirete preconcetti, approfondirete piccole e grandi cose su questa terra fiera, e avrete l’occasione di dar grande soddisfazione al palato: molte sono le appetitose ricette che vi offriremo, legate al Pane Carasau, sia antiche che moderne, tutte di semplice esecuzione.

Ci prepariamo dunque per le presentazioni, che naturalmente cominceranno in Sardegna in concomitanza con la pubblicazione del libro, e che proseguiranno poi per tutto il territorio italiano. Nell’attesa, potete seguirci sulla pagina Facebook, e chi fosse interessato ad ospitare questo delizioso volume o a saperne di più, non esisti a contattarmi perché è questo il momento che prediligo: terminata la stesura di un romanzo, una raccolta di racconti o un saggio, comincia infatti la condivisione con i lettori, lo scambio, la vera vita per le pagine scritte. Grazie a voi, al vostro sostegno costante, l’idea trasformatasi in progetto nasce come libro, ancora una volta…

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Quando il pane ti accompagna

Quando il pane ti accompagna

In quanti luoghi ho vissuto, quante chiavi di casa diverse e quante vie da percorrere per aprire il portone e raggiungere la “tana” del momento. Traslochi, scatole in cui riporre le cose di una vita, i tanti libri o le fotografie di chi mi era più caro, gli oggetti necessari a rendere familiare qualunque stanza mi accogliesse, e le lettere da rileggere o la classica piantina sempreverde che ti segue ovunque. Quanti sconosciuti lidi in cui spiaggiare, quante porte chiuse per sempre alle mie spalle e quante altre spalancate su nuovi progetti…

Eppure, a ripensarci oggi, mi rendo conto che in ognuno di questi luoghi e di queste nuove vite o quotidiani da reinventare, tra marciapiedi sconosciuti o volti da scoprire, c’è sempre stato un profumo di buono ad accogliermi per la via. Ora sotto le finestre di casa, ora accanto al luogo in cui lavoravo, un fornaio era sempre presente e con lui quell’aria familiare che impregnava e riscaldava il cuore del quartiere che lo ospitava.

Per esempio ti ricordo, Gallura. Sconosciuta mi muovevo in lunghe giornate di lavoro, con la biancheria stesa al sole che per le strade sventolava come bandiera e la via di casa odorosa di pane appena sfornato. Ricordo che spesso rientravo mentre i panettieri tiravano su le saracinesche per cominciare a infornare pane e dolci, e quegli effluvi accompagnavano il mio sonno cullandolo.

E mi ricordo le domeniche passate ad osservare il mare d’inverno, sognando di andare in un altrove più lontano di così.

C’è sempre un luogo da cui provieni e uno in cui vai, e i luoghi del passato spesso sono autunno, tutti, indistintamente, perché forse non vi torneresti più ma qualcuno di essi a volte plana sul cuore con le sue piccole foglie arrugginite. Luoghi in cui, il pane, c’è sempre. La michetta dell’infanzia vissuta nel Sulcis, che papà accompagnava con la mortadella appena affettata, o quel pane scuro scuro da condividere con i nonni nei giorni di festa passati nel Sarrabus. Le baguette delle vacanze all’estero, il pane azzimo della Malesia o quello americano preparato con il mais… Le ciriole romane, quelle ben cotte, così croccanti che non smetteresti mai di mangiarne, o il pane Carasau degli antipasti con gli amici, ad accompagnare parole e olive amare condite con il finocchietto selvatico.

Non c’è un tempo, un luogo o un paese che non siano accompagnati dal pane…

“Attende la terra le mie lacrime, perché son le sole a illuminare il cielo di poesia, mentre il forno cuoce il pane che profumerà la vita e aprirà ombrelli di sorrisi.” (Bramante)

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