Susanna Trossero

scrittrice

La primavera in ogni stagione

La primavera in ogni stagione

Muti pellegrinaggi nel solito viale alberato che solito non è mai perché varia, e non tanto nelle stagioni che si susseguono quanto nel mio sguardo che osserva.

Sono le percezioni, più che gli occhi, a cogliere differenze. C’è il mattino che bagna di brina i corti fili d’erba, o l’ora di pranzo che scalda le panchine. C’è il pomeriggio del lombrico sul marciapiede, o il tramonto che pare un malinconico addio. Rami rivestiti di rosa o tronchi ruvidi e spogli, cartacce che prendono quota con il vento a strattonare, o giochi abbandonati tra aiuole mal curate.

Lo stesso viale, infinite variazioni: anche una strada può mutare d’umore ed io che la calpesto ascoltando il garrire delle rondini, vorrei saper imprimere ogni piccola sfumatura in quaderni segreti, da sfogliare domani per dar voce al tempo che passa.

Vorrei.

Vorrei.

E di vorrei è piena la via, tanti ne celano le finestre chiuse, le auto nascoste, le borsette delle signore, le voci lontane.
I miei, quale forma hanno mai? Che cosa, io davvero vorrei?

Vorrei continuare a restare ammaliata da un raggio di sole sul viso, attratta dal volo di un insetto, intenerita dal muso di un gatto, divertita dalla voce di un bambino, contagiata dalle risate dei ragazzi, scaldata da una tersa giornata o affascinata da un tuono in lontananza.

Vorrei.

Ma una nuova stanchezza è ciò che scorgo in questa umanità che arranca. Espressioni tese, contrazioni esistenziali, intenti avvolti da nebbia che offusca. E temo l’inevitabile influsso negativo, la perdita di quella primavera che mio padre, da bambina, mi educò a riconoscere in ogni stagione.

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