Susanna Trossero

scrittrice

Può la coincidenza chiamarsi “Destino”?

Quante volte, un insieme di eventi che per qualche curiosa ragione si collegano fra loro, determina la nostra diffidenza o il nostro stupore affascinato? L’assurdità di certe coincidenze tipiche delle trame dei film o della letteratura, nella vita reale non trova spesso apertura mentale alla casualità bensì chiusura e barricate o fascinazione. Ma fino a che punto, una coincidenza può essere considerata tale? Abbiamo un libretto d’istruzioni in dotazione (Come capire le coincidenze; Creare una nuova realtà con le coincidenze; Le coincidenze possono esaudire i desideri?) o ce la dobbiamo cavare da soli mediando tra ingenuità ed eccessiva razionalità?

Wikipedia così ci illumina:

Per coincidenza (con, lat.; incidere, lat. : cadere insieme) si intende un fatto accidentale e casuale. Una coincidenza non è solo a congiunzione di un evento ad altri, ma deve avvenire in modo accidentale e inaspettato. Quando non avvengono le condizioni sovracitate l’evento è solo una singola entità.

E ancora:

Da un punto di vista statistico le coincidenze sono inevitabili e spesso meno casuali di quanto possano apparire intuitivamente. Un esempio è il problema del compleanno in cui la probabilità che due individui abbiano la stessa data di nascita raggiunge il 50% in un gruppo di sole 23 persone.

Ma si legge anche che alcuni scienziati ritengono che non sia il caso a gestire un accadimento particolare, ma che dietro si nasconda un meccanismo, che potrebbe essere logico. E qui siamo daccapo. Esistono o no, allora, le coincidenze? Come non trasformarsi – al loro cospetto  – in indagatori del nulla o all’opposto in sciocchi da manipolare? E perché conferiamo loro grandi significati, attribuendo addirittura a certe circostanze una volontà divina o del destino?

Ebbene, quando non consideriamo un insieme di eventi casuali “semplice coincidenza” è perché in noi suscitano qualcosa di differente, che va a toccare la sfera emotiva.

Sapete che questo tipo di situazione è stata studiata da Jung? Definendola “sincronicità” (un evento sincronistico è una coincidenza dotata di significato soggettivo per la persona a cui accade), ha dedotto che una coincidenza significativa ha tre caratteristiche: 1) i fatti che la caratterizzano sono collegati in modo acausale (senza rapporto causa-effetto); 2) essa è sempre accompagnata da un’intensa reazione emotiva soggettiva; 3) il contenuto dell’ esperienza ha sempre un carattere simbolico.

Certo è che la vita quotidiana ne è piena, e non è facile distinguere la casualità dalla volontà di taluni di spingere gli eventi affinché la situazione ne crei una fasulla, di casualità.

Perché queste complesse elucubrazioni senza via d’uscita, passeggiando sul pontile di un piccolo porto tra volti sconosciuti? Perché oggi qualcuno mi ha detto che le coincidenze forse non esistono, che le cose quando devono accadere accadono. Tutto qui. Fin troppo semplice, ma…

E se fosse davvero questa, la risposta?

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