Susanna Trossero

scrittrice

Messaggio in bottiglia

Messaggio in bottiglia

Sembra che il primo messaggio nella bottiglia, fu regalato al mare nel 310 a. C. dal filosofo greco Teofasto, ma da allora tanti altri usufruirono di ciò per lasciare traccia di sé, da Cristoforo Colombo agli ebrei deportati, per non parlare delle ricerche della Nasa o di coloro che utilizzavano tale sotterfugio per comunicare con le spie di varie epoche. La storia dei messaggi in bottiglia la trovate qui e qui invece troverete altre curiosità interessanti.

Ma ciò che io in realtà mi domando è se qualcuno di voi, voi che mi leggete, abbia mai arrotolato un foglio per introdurlo nella bottiglia da regalare al mare… Con quale intento? E a chi era indirizzato?

Che cosa vi ha spinto a farlo? Curiosità, disperazione, speranza, ricerca dell’insolito…?

Ho proposto alla mia meravigliosa classe di “narratori seriali”, con la quale parlo di scrittura narrativa da ottobre a maggio, in una scuola a due passi dal mare che bagna il Lido di Ostia, di diventare immortali proprio grazie alle poche righe vergate su una zattera, in balia dei flutti. Fantasia, certo, quella che ci fa immedesimare in una simile drammatica situazione. Ma anche verità, perché solo con quella si lascia al mondo traccia della nostra essenza.

Ecco, il nuovo anno è cominciato con questa mia strana richiesta, da loro accolta con slancio. Non pubblicherò qui i messaggi che ne sono scaturiti, troppo intimi e privati, ma li custodirò come fossi io bottiglia depositaria di segreti e speranze.

Vi regalo il mio, invitandovi a scrivere i vostri in un massimo di dieci righe, e postarli qui. Vi aiuto…

“Sei in mezzo al mare aggrappato ad una zattera che sta per soccombere con te all’impeto delle onde. Ma c’è ancora un poco di tempo. Hai una bottiglia, una penna e un pezzo di carta per lasciare un tuo saluto, un commiato, una brevissima immagine che parli di te prima che tutto finisca. Può essere una frase, una poesia, un pensiero vago o concreto, qualcosa che racconti agli altri chi sei, o chi sei stato, o colui che saresti tanto voluto essere. Un saluto, un rimpianto, un ringraziamento, una recriminazione, qualunque cosa. Con quel biglietto diventerai immortale, ciò che conta, è che rappresenti la tua essenza, e che lasci detto al mondo chi sei e chi eri.”

Che il mare sia con voi,

Susanna

Credevo avrei avuto paura. Che avrei supplicato, forse pregato anche se mai l’ho saputo fare. O magari inveito. Che mi sarei rammaricata.
Si sappia, invece, che ho sorriso perché ho avuto dalla vita ciò che ho sempre desiderato: non soldi, non fama, non agi né lussi ma incontri. Ho incontrato Calore, in una famiglia che è stata porto sicuro e non zattera. Ho incontrato Amicizia, quella vera, in tante persone meravigliose che sono rimaste sempre con me o con me hanno percorso un po’ di strada. Ho incontrato Amore, oramai adulta, dopo errori di valutazione giovanili; quell’Amore che completa e non mutila, che ti lega senza alcuna schiavitù. E ho incontrato persone, tante, che mi hanno arricchita. Me ne vado dimentica del brutto – che ho conosciuto e dal quale a volte mi sono lasciata sopraffare – in nome del bello ricevuto, capace di farmi sorridere grata in un momento come questo.
Il mio bicchiere resta ancora mezzo pieno, anche se ormai d’acqua salata.

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