Susanna Trossero

scrittrice

Tutto ciò che è proibito

on 28 Ottobre 2016

Libri

Tutto ciò che è proibito, possiede un fascino senza eguali. E non importa se a decretarlo tale sia la morale comune, un genitore, la legge o la censura. Non si può, dunque si vorrebbe.

Funziona anche con i libri: la storia della letteratura è piena di testi un tempo giudicati illegali, sovversivi, amorali. Libri messi al rogo o censurati, quelli cancellati dalla repressione nazista (leggete il recentissimo romanzo “La bambina che salvava i libri” di Markus Zusak), i libri distrutti da Giulio Cesare o da un Imperatore cinese nel 213 a.C.

Scrittori messi al bando o processati, come il grande Flaubert… I benpensanti reagirono inorriditi di fronte al suo Madame Bovary: fino a che punto, lo scrittore, aveva osato spingersi per dipingere una realtà femminile senza veli? E come faceva, lui a conoscere certi stati d’animo così a fondo?

Emily Bronte fu più astuta: per proteggersi dalle censure, inizialmente pubblicò il suo Cime Tempestose con uno pseudonimo maschile, riuscendo a toccare tasti sconvenienti come i desideri inappagati e le passioni dilanianti, senza pagare un prezzo troppo alto!

Passano, i secoli, eppure tutti noi abbiamo avuto i nostri libri proibiti, non è vero?

Faccio parte di una generazione di bambini a cui i genitori non parlavano di sesso, per esempio. Il corpo era tabù, motivo di imbarazzo, e scoprire le differenze tra maschi e femmine, carpirne i misteri, era un’ardua impresa, eccezion fatta per l’educazione “da cortile”. Tuttavia, a casa mia, c’era un libro segreto, ben nascosto in un luogo improbabile da me (ovviamente) scovato. A volte, nei pomeriggi estivi di pigri sonnellini, io sgattaiolavo fuori dalla mia stanza silenziosa come un felino a caccia, e lo andavo a sfogliare. Erano gli anni di Pinocchio, Cenerentola, Cappuccetto Rosso, e non capivo molto di quella sconosciuta materia che dava titolo al libro – Anatomia del corpo umano – ma numerose erano le immagini, le spiegazioni che conteneva e che catturavano la mia attenzione. Fu quello, il mio primo libro proibito.

Poco più in là nel tempo, mi rimpinzarono di Piccole donne, Le piccole donne crescono, I ragazzi di Jo, La piccola Dorrit, ma io lessi e rilessi in gran segreto Dracula di Bram Stoker, vietatissimo da mia madre. “Poi vuoi dormire con la luce accesa, hai gli incubi! Non se ne parla nemmeno, devi crescere ancora un po’!” Incubi o no, perché aspettare?

Ricordo che il papà di una mia amica d’infanzia, custodiva nel cassetto del suo comodino una copia de L’amante di Lady Chatterley, cassetto che io e lei violammo più e più volte con molto gusto.

I libri proibiti… Sono quelli che più si custodiscono nella memoria, che profumano di trasgressione, letti con l’ansia d’essere scoperti, quella che genera piacere e che sa di ribellione.

Crescendo – ma non troppo – ho scoperto Porci con le ali, che fece scandalo per il suo contenuto esplicito e fu scritto con uno pseudonimo da Lidia Ravera e Marco Lombardo Radice; poi, Paura di volare di Erica Jong, e ancora Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino, che mia madre non voleva neppure sentir nominare perché terrorizzata da parole come tossicodipendenza.

Titoli impressi nella memoria, libri, libri nascosti sul fondo dello zainetto, passati di mano in mano tra le amiche, segnati dalle matite o rovinati dalle “orecchie”, con qualche foglio scollato per via della scadente rilegatura.

Libri perduti o mai restituiti, libri che “chissà dov’è finito”, non necessariamente belli, anzi a volte deludenti, eppure indimenticabili per via del fascino di cui erano impregnati.

Esistono in rete diversi elenchi, di questo genere di testi, e ve ne consiglio due in particolare; il primo contiene delle curiosità davvero interessanti. Il secondo fornisce dieci titoli che conoscete più o meno tutti.

E adesso parliamo di voi: avete avuto i vostri libri proibiti? Ne sono certa. Qual è rimasto più impresso nella vostra memoria? In quale luogo segreto lo avete letto?


17 Responses to “Tutto ciò che è proibito”

  1. Carlotta Funari ha detto:

    I mio primo libro proibito fu; Noi e il nostro corpo e a seguire Porci con le ali ma ero gia’ un adolescente.

  2. Carlotta Funari ha detto:

    Ricordo i miei libri proibiti da adolescente: Noi il nostro corpo e Porci con le ali. Allora scandalosissimi

    • susanna ha detto:

      Grazie Carlotta 🙂 In molti della mia generazione (classe 1961 o giù di lì) mi hanno contattato in privato citando Porci con le Ali, libro scritto sotto forma di diario e pubblicato nel 1976. Il contesto era un vuoto politico, confusione, ideali traditi,e vi si muovevano due adolescenti che raccontavano con linguaggio esplicito tutto ciò che li riguardava anche intimamente. Forse proprio per lo scandalo che all’epoca suscitò, il romanzo ebbe un gran successo e fu tradotto in molte lingue. Un anno dopo la pubblicazione, ne fu tratto un film, inizialmente sequestrato perchè giudicato osceno. Quando in seguito fu riportato nelle sale, non ebbe successo e gli stessi autori del libro si dissociarono da questa trasposizione… Più di due milioni di copie vendute (fu un best seller anche in Germania e Giappone)stanno a significare che il proibito funziona! Forse non sapete che adesso, la Bompiani ne ha tratto un graphic novel. Susciterà il medesimo scalpore?

  3. Paolo Damasco ha detto:

    Per cultura ed educazione familiare, sono cresciuto avendo ben precisi due tabù strettamente legati alla nostra funzione di specie: l’eros e l’aggressività.
    Facile: il primo tirava verso la sessualità ; il secondo puzzava d’odio.
    Bisogno ed emozioni strettamente legati fra loro e alla giovane età.
    Pornografia peggiore dell’idea di morte.
    Durante la mia adolescenza non era pensabile che un genitore potesse trasmettere un’educazione sessuale ad un figlio.
    L’unica possibilità era la delega, e poiché non era possibile dare mandato ad un insegnante o catechista; i miei genitori diedero procura alla letteratura. Ai libri.
    Ricordo un lungo andito nel cui mezzo si trovava una libreria.
    Quando l’aggressività scemava, a furia di tirare calci a qualsiasi cosa di rotondo, andavo verso la libreria.
    Va bene, “I quindici” erano la NATO dei tabù! Ho ancora presente il loro odore; non mi piacevano più di tanto perlopiù ci conservavo i soldi e provavo i pennarelli.
    In un ripiano, come se giocassero nella stessa squadra, uno di fianco all’altro mi ricordo: anatomia del corpo umano, educazione sessuale, ma soprattutto la filosofia nel Boudoir. Inutile dire che mi piacque molto.
    Lo so, i freudiani ci farebbero trattati: l’ho letto di nascosto, sopra il letto dei miei genitori, in piena tempesta ormonale.
    In età adulta, innamorato della mia misantropia, ho nutrito la mia aggressività con letture scomunicate quali:
    Dante Virgili “La distruzione”; Louis Ferdinad Celine; Leo Malet (la trilogia); Derek Raymond…
    Li ho letti sdraiato nella mia camera, senza alcun imbarazzo.

    • susanna ha detto:

      Interessante contributo, Paolo, che rende l’idea dei tuoi “anni di letture segrete”. Leggendoti, mi sono domandata perchè in casa mia non sia mai riuscito a entrare qualcosa come la filosofia nel Boudoir, ma credo che mia madre avesse istituito una sorta di Santa Inquisizione sulla porta di casa e il caro De Sade no, non riuscì a eludere tanta sorveglianza!

  4. Antonella Serrenti ha detto:

    Il mio primissimo libro proibito fu “Il pozzo della solitudine”. Lo trovai nell’ultimo ripiano della libreria del nonno della mia madrina.
    Il secondo, sempre la stessa fonte, mi “propose” L’amante di Lady Chatterley.
    Avevo tredici! Non aggiungo altro, è meglio!

    • susanna ha detto:

      Due belle letture impegnate, per una tredicenne! Lo stile de “Il pozzo della solitudine” è tutt’altro che leggero per quell’età, non è vero? Però immagino il piacere di dedicarsi a ciò che non si deve: una lettura ben nascosta nell’ultimo ripiano della libreria mi fa pensare a una ragazzina in cima alla sedia, in punta di pedi, che sfila via il malloppo e via di corsa a leggere! grazie per essere passata di qui, Antonella!

  5. Giuliana ha detto:

    Ciao Susy, le cose più estreme le ho lette da adolescente : dalla letteratura erotica ai saggi strazianti sul nazismo e sui gulag. I miei genitori – saggiamente -non si sono mai curati di cosa leggessi . L’unica censura la praticò un prete che insegnava filosofia al liceo, in quinta . Praticamente decimò – impunito – due terzi del programma . Credo che per questo ora sia all’inferno. In compenso stimolò in tutti una morbosa curiosità per Marx, cosa per la quale non finirò mai di ringraziarlo . <3

    • susanna ha detto:

      Interessante la figura del prete censore che si gioca il paradiso, cara Giuliana! Curiosa anche l’attrazione per Marx da lui stimolata nei suoi studenti…

  6. Luana Capizzi ha detto:

    A casa, nonostante la quantità di libri presenti, non ne circolavano di “scandalosi”, per lo meno che io sapessi; se c’erano, erano ben nascosti. La cosa più trasgressiva era qualche libro di anatomia o le innumerevoli enciclopedie che al loro interno potevano trattare argomenti legati alla sessualità, lasciate lì in bella vista sulla libreria a tutta parete come a dire: siamo qui per essere consultate. Da ragazzina ero forse più attratta dalle immagini, cosa che mi è rimasta, che non dalla pura lettura e la cosa più proibita che consultai fu un libro di fotografie di Robert Mapplethorpe. Non ricordo immagini scabrose; probabilmente una raccolta delle immagini più soft: ricordo i corpi bellissimi, scultorei dei modelli neri ripiegati in pose statiche o ripresi di spalle. Non seppi a chi appartenessero quegli scatti, lo scoprii da adulta. I libri di storia dell’arte fecero il resto. Il piacere estetico legato all’immagine del corpo, alla nudità me la son trascinata dietro e come dico sempre, non
    mi sarebbe dispiaciuto affatto fare la fotografa di nudi….Qualche anno più tardi ho scoperto nella stessa libreria Porci con le ali e ormai fuori casa ho letto Anais Nin e Almudena Grandes.

    • susanna ha detto:

      Affascinante contributo, Luana. Credo sia un peccato che una persona così attratta dall’immagine del corpo e dalla sua nudità vista in senso artistico, non si sia dedicata alla fotografia, però potresti cominciare adesso, no? Facciamo il tifo per te!
      Robert Mapplethorpe di certo non ha lasciato indifferenti: c’è chi lo ama e giudica i suoi scatti provocatori, e chi lo condanna considerando il suo lavoro pornografia. Mi piacciono molto le sue risposte alle critiche…
      “Sono entrato nel mondo della fotografia perché mi sembrava fosse veicolo perfetto per commentare la follia dell’esistenza odierna.”

  7. Simonetta ha detto:

    Io non ho mai avuto un libro proibito… però mia nonna si. Quando ho iniziato l’università dovevo fare l’esame di anatomia e la mia mamma mi diede il libro di mia nonna, lei lo aveva utilizzato per i suoi studi di ostetricia. Quando me lo ha dato ho subito notato che una parte del libro era sigillata. Ho chiesto il motivo a mia mamma e mi ha risposto che quella era una parte che nonna non aveva potuto neppure sfogliare. C’erano immagini che una signorina non poteva vedere: apparato sessuale maschile. Nonna non aveva aperto quella parte e pur essendo diventata ostetrica non aveva mai violato il divieto. Mamma era del 19, nonna probabilmente del 1890 . Simonetta

    • susanna ha detto:

      Questo contributo è davvero delizioso! Trovo affascinante che il divieto di un tempo così lontano sia arrivato nelle tue mani. Un sigillo imposto agli inizi del ‘900 a cui mai nessuno ha disobbedito… Incredibile! Ma tu, rompendo quel sigillo, non ti sei sentita “strana”?

      • Giuseppina Zara ha detto:

        Da piccola non ho avuto particolari curiosità per l’anatomia: essendo la maggiore di sette figli avevo quotidianamente sotto gli occhi le differenze del corpo tra maschi e femmine. Vivevo in un piccolo paese di montagna, dove le donne allattavano i figli davanti a tutti, senza problemi. Non rammento restrizioni particolari durante l’infanzia… anzi, forse ero anche “troppo” libera. Per esempio, ricordo, ero piccolissima, forse quattro-cinque anni, le gare con un mio cugino coetaneo a chi faceva volare la pipì più lontana da sopra la scala esterna di casa mia. Succedeva di giorno, davanti a tutti… Naturalmente vinceva sempre lui, ma non ne ero traumatizzata, anzi, al contrario di lui, non davo la minima importanza alla cosa. Più avanti, i miei genitori non ci parlavano apertamente di sesso, però mi rivedo attentissima, con le orecchie drizzate come antenne, a cercare di interpretare discorsi allusivi di mia madre che parlava con le amiche.
        Una volta, a casa, era d’estate e faceva molto caldo, cominciammo tutti, genitori compresi, a giocare con l’acqua, spruzzandocela addosso. Mio padre bagnò quasi completamente i vestiti di mia madre. Lei non si scompose: con la massima naturalezza si tolse la camicetta inzuppata e rimase a petto nudo. Mamma, anche se non ci parlava esplicitamente di sesso, era abbastanza aperta. “Casualmente”, si era fatta prestare dal suo medico un libro di anatomia e lo lasciava spesso sul tavolo, aperto sulle immagini di un parto, a disposizione di chiunque volesse sfogliarlo. Vennero poi gli anni del ginnasio e del liceo e la mia “cultura” sessuale si arricchì con la lettura di tante opere letterarie, da “La Ciociara” a “L’asino d’oro” … Fu proprio al liceo che ebbi modo di assistere a una dimostrazione sconvolgente dei danni che può causare l’assenza di educazione o informazione sessuale. Una mia compagna, dall’aspetto ancora molto infantile, era ancora convinta che i bambini li portassero le cicogne. Quando le più smaliziate della classe lo scoprirono, pensarono di aprirle gli occhi e le raccontarono in maniera cruda come nascono i bambini dal corpo delle donne… Per lei fu uno choc terribile. Diventò paonazza, scoppiò a piangere, tremava e urlava “Non può essere…è impossibile… non è vero!”

        • susanna ha detto:

          Grazie Giuseppina per questo spaccato di vita interessante. Non hai avuto un libro proibito ma hai ben descritto quanto possa essere inutile e dannosa la mancanza d’informazione per i giovanissimi!

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