Susanna Trossero

scrittrice

Un buon viaggio di rientro

on 12 settembre 2017

Aereo

La pioggia lava via le foglie morte disseminate qua e là dalla siccità estiva, quest’anno prepotente, e insieme si porta via viaggi e viaggiatori per ripristinare la normalità, quella che prevede giornate lavorative e banchi di scuola.

Si torna a casa, al tran tran, ai progetti, alle speranze, alle novità agognate o alle incombenze immutate…

È l’alba. All’aeroporto, mentre i più sono avvinti dallo schermo del telefonino, io mi diletto a osservare ciò che mi circonda, a immaginare lo stato d’animo dei viaggiatori: hanno lasciato qualcuno o qualcosa che già gli manca? O stanno raggiungendo qualcosa, qualcuno, che troppo gli è mancato? Vanno a staccare la spina – vacanzieri ritardatari – o rientreranno in possesso del loro quotidiano, le chiavi di casa già in tasca?
Di fronte a me, una coppia che ha di certo raggiunto l’età della pensione. Lei ha in braccio un bimbo piccolo piccolo, che dorme deliziato dal ciuccio con aria distesa e beata. I due, vicinissimi tra loro, lo osservano e di tanto in tanto si guardano con una tenerezza che vorrei si potesse descrivere, fotografare… Forse un pittore saprebbe riprodurla. Forse.

Lui leva una calzetta al piccolo e si gingillano entrambi con quel piedino perfetto: le minuscole dita, la pelle liscia, la forma a “palletta”, le naturali curve ancora incerte, al momento non ben delineate. Ci sarà tempo. E ancora si guardano e lo guardano.

Li vedo davanti a un miracolo, il loro, privato e silenzioso, ignari d’essere osservati. Spettatrice discreta, spio uno stato di grazia da presepe dell’infanzia, quando mi era stata inculcata l’immagine della grotta con il bue e l’asinello, un bimbo, i suoi genitori. I nonni però, nel presepe non ci sono mai stati.

Non riesco a distogliere lo sguardo che, ad un certo punto, colgono. Sorrido, mi sorridono. “È bellissimo”, dico.

“Sì, è vero”, risponde lei radiosa mentre l’uomo arrossisce, denudato da una sconosciuta. Poi arrivano i genitori del bambino, con dei giornali e una bottiglia d’acqua.

Mio malgrado smetto di invadere quella preziosa intimità; mi guardo ancora attorno a caccia di altre meraviglie, ma vedo solo dita che si muovono frenetiche sui telefonini.

Che lo capiate o no, mi sento fiera del mio vecchio Nokia; anche stavolta ha fatto il suo lavoro: mi ha permesso di non distrarmi, di non distogliermi dalla realtà che mi circonda, di abbeverarmi con immagini che non dovrebbero sfuggirci, rammentandoci che di “bello” è pieno ogni luogo. Alda Merini ha detto “La bellezza non è che il disvelamento di una tenebra caduta e della luce che ne è venuta fuori”… Secondo David Hume invece, la bellezza delle cose esiste nella mente che le contempla. Anche Kahlil Gibran, la pensava più o meno allo stesso modo:

“L’aspetto delle cose varia secondo le emozioni; e così noi vediamo magia e bellezza in loro, ma, in realtà, magia e bellezza sono in noi”.

Non sono d’accordo… La bellezza è come una luce che si posa su cose o persone, e non c’è giorno che non ci si mostri sperando d’essere scorta. Forse userò un piccolo quaderno per annotare tutto ciò che di bello mi appare quotidianamente, e l’autunno non sarà poi così malinconico.

Sarà un buon viaggio di rientro, ne sono certa.


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