Susanna Trossero

scrittrice

Un volto, una storia

on 8 Ottobre 2012

Vi capita mai di osservare il volto delle persone? Non quando vi ricordano qualcuno e allora vi soffermate sulla somiglianza, non quando sono particolarmente belli e allora catturano la vostra attenzione. No, non così. Intendo osservarne l’espressione cupa, serena, divertita, afflitta; i lineamenti, contratti o distesi; lo sguardo, vacuo o attento o contrariato; la freddezza o – al contrario – il calore che emana.

Può davvero essere anonimo, un viso, se si pensa a tutto questo? E cosa si cela dietro ognuna di queste caratteristiche, o di un’infinità d’altre che non ho citato?

Mi piace, per esempio, andare in treno. Ci sono degli orari strettamente collegati all’aspetto di volti sconosciuti, la cui espressione traduce ciò che l’orologio segnala. Al mattino, è facile trovare occhiaie da film della notte durato un po’ troppo, da chat sulle quali trascorrere le ore, da figli piccoli insonni e lamentosi, o magari da vicino di casa particolarmente rumoroso. Le occhiaie degli amanti, invece, sono differenti: accarezzano una pelle distesa e occhi luminosi, un’espressione assorta e lontanissima da quelle rotaie, una piega delle labbra quasi impercettibile ma che denota il piacere di esistere.

All’ora di pranzo non incontri gli sguardi: sono diretti a libri e giornali, eReader o telefoni cellulari. Gli sms si sprecano, qualcuno dormicchia con la testa che casca di lato.

Subito dopo eccoli, i ragazzi. Spesso preferiscono stare in piedi, non sentono il peso dello zaino e chiassosi si parlano addosso, ondeggiando a ogni fermata del treno.

C’è poi un orario in cui si somigliano davvero tutti: giovani e meno giovani, uomini e donne, eccentrici turisti o sobri impiegati. È quello del “ritorno”, del tardo pomeriggio, del bisogno del divano di casa, di levare le scarpe o allentare la cravatta.

Tutti quei visi divengono sciame accomunato da necessità simili a miraggi, con il tempo che pare fermarsi, sul treno.

Mi piace guardarli. Hanno tutti una storia e chi ha una storia non è mai anonimo, non è mai insignificante.


5 Responses to “Un volto, una storia”

  1. Davi ha detto:

    Cara Susy, è proprio vero quello che hai scritto! Condivido appieno dalla prima all’ultima lettera. E ti dirò di più, adoro guardare i volti delle persone, studiarli, provare a riconoscere una minima espressione del sorriso, dello sguardo, per capire cosa cela nella loro testa!
    Pensa che a volte, quando sono sul treno rotta casa-università/università-casa, dopo essermi accorto di aver lasciato il mio libro a casa o di avere il telefono scarico, per passare il tempo mi diverto proprio a inventare le vite degli sconosciuti che vedo! Lo so, posso sembrare uno psicopatico….ma lo trovo proprio divertente! Certe volte arrivo anche a inventarmi una identità nascosta e segreta di quel povero pendolare che invece non vede l’ora arrivino le 20 per tornare a casa dalla sua famiglia dopo una giornata di lavoro intensa. O quante risate a vedere le “teste cadenti” dal sonno o la speranza che nessuno abbia visto la mia cadere!! Quando è così, viaggiare quotidianamente per studio o lavoro non è poi neanche così stancante come sembra.

    • Susanna Trossero ha detto:

      Verissimo! Anche osservare è leggere, carissimo Davide, e il tempo vola. Ciò che tu fai – inventarti un’identità nascosta da attribuire ai volti degli sconosciuti – io lo faccio osservando le finestre illuminate, alla sera, magari mentre faccio due passi. E mi domando sempre cosa stia accadendo dietro i vetri, quali siano le storie che celano, quali i dialoghi o gli stati d’animo…

  2. Grace ha detto:

    Leyendo este blog tan interesante como siempre, me hizo recordar a la época cuando yo era estudiante,hace mucho tiempo a finales de los años 80,viajaba en tren y nunca podía encontrar asiento para lo que mas necesitaba hacer que era  repasar mis apuntes; entonces para no desesperarme comenzaba a observar a las personas que me acompañaban,me llamaba la atención sus movimientos,su comportamiento ,sus conductas,su expresión corporal  como así también como serian sus vidas.A pesar de los años que han  pasado tengo algunos personajes retratados y con solo cerrar los ojos puedo recordarlos y describirlos….,por ejemplo una anciana de piel fina yo apostaba todo a que era inglesa de pelo trenzado y blanco que tejía escarpines blancos en punto crochet,la velocidad de sus dedos con la aguja era increíble tenia una gran motricidad fina, quizás esta mujer tendría muchos nietos o no ,quien lo sabe…,también recuerdo al  señor de traje marrón impecable,de perfecta caída con su  sombrero color natural,sus zapatos de genuino charol que colgaba su bastón en perfecto equilibrio, abría su maletín y apoyaba su diario sin doblar ninguna hoja,me lo imaginaba siempre protestando con todo el que dejara  desordenada sus cosas jajaja,o como olvidar  al niño que jugaba con su cubo mágico con tanta agresividad que parecía que lo iba a partir al medio ,¿ que sera de su vida el día de hoy?¿ tendrá mas de un trabajo para poder mantener a su familia?; la señora  bajita, boliviana que llevaba su canasta repleta de verduras y no paraba de ordenar las tiras de ajo,todo en perfecto orden y prolijidad como su vestimenta,¿donde estará?  ¿se habrá ido a Bolivia?,;también la señora de rodete tirante que mientras leía un libro de ” Corin Tellado” no podía dejar de acomodar su cabello atrás de sus orejas con su maquillaje abundante y sus pulseras que sonaban con vehemencia al pasar cada pagina,¿ que sera lo que lee en la actualidad?…………                                                                                                                                           Por eso es tan real que nadie es anónimo todos tienen una identidad diferente, única ,real o imaginaria con la que podemos decir que todos somos ESPECIALES,DIFERENTES Y EXISTIMOS.

Rispondi a Davi Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.