Susanna Trossero

scrittrice

Via col vento, ovvero felicemente schiavi

on 11 Giugno 2020
La caccia alle streghe o il rogo come soluzione, fa tornare indietro di secoli! E se imparassimo a guardare al domani trasformandolo davvero in un altro giorno?

Oggi, un servizio del TG2 trattava l’argomento razzismo, e ci ha fatto sapere che in America non verrà più trasmesso il film Via col vento poiché offende la sensibilità di tutti coloro che lottano ancora oggi contro il razzismo. Per l’esattezza, la piattaforma di video in streaming Hbo Max rimuove il film dal suo catalogo, poiché contiene rappresentazioni razziste sbagliate per ogni tempo e paese.

Tutto ciò, onestamente, mi lascia perplessa, e a voi?

Il film, il cui regista è Victor Fleming, fu tratto dal romanzo omonimo scritto da Margaret Mitchell, uscì nelle sale per la prima volta nel 1939, e vede protagonisti Vivien Leight (Rossella O’Hara), figlia del proprietario di una pianagione di cotone, il marito della cugina interpretato da Leslie Howard, amore impossibile di Vivien, Clark Gable che sposerà Vivien e altri ancora: personaggi che danno vita a tutta una serie di vicissitudini non soltanto amorose poiché siamo in Georgia durante la guerra di secessione, e tanti sono i problemi da affrontare per la famiglia e per tutto il paese. Un contesto storico e culturale nel quale si evidenzia una figura particolare, quella di Mami, la serva di colore della famiglia Leight, che diffida degli appartenenti alla sua stessa etnia, arriva ad usare frasi razziste contro di loro e ama i suoi “padroni”, considerandoli buoni e nobili d’animo.

L’attrice, Hattie Mc Daniel, grazie a Mami fu la prima donna nera a vincere un Oscar. Pensate che Hattie era nata in una famiglia di ex schiavi e che aveva anche combattuto nella Guerra Civile. Afroamericana, è stata non solo attrice (ben 300 film), ma anche conduttrice radiofonica, cantante gospel, paroliera e comica. Di certo non fu semplice per lei, poiché fu contestata dagli stessi afroamericani i quali non accettavano che si interpretassero ruoli capaci solo di divulgare ulteriormente stereotipi razzisti. La accusarono di accondiscendenza verso le discriminazioni razziali ma la sua risposta fu:

«Perché dovrei sentirmi in colpa se guadagno 700 dollari a settimana interpretando una cameriera? Se non lo avessi fatto, guadagnerei 7 dollari alla settimana lavorando come una vera donna di servizio».

Ma ciò non le risparmiò l’appellativo di “Zio Tom dei bianchi”, indignando i neri perché era stata una donna capace di accettare quel modo di parlare – recitare in pidgin.

L’attrice, proprio per via delle discriminazioni razziali, non poté ritirare l’Oscar insieme a tutto il resto del cast.

Insomma, questo film scatenò polemiche e ingiustizie fin dal suo debutto, e continua tutt’oggi a far discutere in particolar modo perchè Mami dava l’idea che si potesse essere anche “felicemente schiavi”.

Che dire, se non che di film e libri “sbagliati” o portatori di sbagliati messaggi siamo circondati?

Che dire, se non che è ipocrita demonizzare un film e lasciarne correre una infinità? Nondimeno, non si può cominciare una caccia alle streghe in questo senso e bruciare tutto ciò che disturba o che si basa su argomenti disturbanti, pregiudizi, discriminazioni, frasi o atteggiamenti omofobi, razzismo e chi più ne ha più ne metta! Ripristiniamo una censura d’altri tempi? Questa sarebbe la soluzione?

Non dovrebbe offenderci un film. Dovrebbe offenderci l’incapacità di educare all’assenza di pregiudizi e discriminazioni di qualunque genere. Dovrebbe indignarci l’ipocrita colpo di spugna a un film o a un libro come unica forma concreta di reazione.

Nel 1937, l’autrice del romanzo “Via col vento”, vinse il Premio Pulizer e l’anno seguente fu candidata per il Premio Nobel per la letteratura. Scrisse Via col vento durante la convalescenza in seguito a una frattura, e non si aspettava un simile successo planetario, anzi, pensava di far leggere il romanzo creato nel periodo trascorso a letto, soltanto ai familiari.

Io credo che non dovrebbe essere la letteratura a farci paura. Non un film. Non il passato o la storia. Dobbiamo temere il futuro, se non siamo ingrado di trarre insegnamento da ciò che si è fatto o che viene raccontato. Dobbiamo temerlo, il futuro, se ci illudiamo che mandare al rogo qualcosa significa farlo smettere di esistere.

Domani, è un altro giorno. O almeno, speriamo che lo sia. E senza stupide censure.


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