Susanna Trossero

scrittrice

A colloquio con Susanna Trossero

on 6 Aprile 2009

Ecco uno stralcio dell’intervista fattami nella città di Olbia da Tommaso Corradini, relatore alla presentazione del libro Lame & Affini.

Dal racconto Angeli metropolitani:

Allora non lasciare niente a metà, solo dopo potrai scegliere e giudicare. Solo dopo… sono un Angelo, gli Angeli non hanno sesso, e sono qui per te.

Susanna, dove collochi tu l’anima nel dominio sogno-realtà?
L’anima è per me la nostra vera essenza, impalpabile e astratta finché si vuole, a volte indecifrabile, che ci manda segnali attraverso il sogno – ad occhi aperti o chiusi – ; è la voce della nostra essenza dunque, che lasciamo spaziare senza vincoli perché le attribuiamo appunto l’alibi del sogno. Ma come essenza, come voce pura di noi stessi non adulterata o alterata neppure dalla coscienza, è reale. E se anche noi non le permettiamo di influenzare le azioni, influenza di certo lo stato d’animo e i pensieri più segreti.

Dal racconto Oliviero:

Ho provato a fare dell’altro ma niente mi riesce meglio che vivere senz’anima, per questo ho sparato il secondo proiettile d’argento contro un barlume di speranza.

Cosa sono, per te, la coscienza e la speranza?
Qualcuno ha detto che la coscienza è quella cosa che ti rimorde quando tutto il resto va a gonfie vele. Forse è quella briciola di razionalità che ci riporta su strade meno dissestate, forse ci induce a seguire le regole, quelle regole dettate da circostanze, cultura, educazione… è nella coscienza che avviene l’incontro tra il nostro vero io e i condizionamenti, dunque è là che nasce una battaglia in cui la vittoria non è mai totale.

La speranza, invece, è una necessaria illusione, una condizione che dà la forza di andare avanti, l’astratto progetto positivo per un domani migliore, la necessaria bugia a noi stessi nel momento in cui le cose non vanno come vorremmo. Sperare fa parte di noi tutti, nessuno ne è immune, perfino il malato terminale si aggrappa ad un filo di speranza.

Dal racconto Senilità:

…e lo scriverle tutte mi ha reso libera di volare via lontano dalle sbarre che ogni realtà ci impone, poiché una libertà al di sopra del sogno è pura utopia.

Che cosa significa, per te, lottare per la libertà?
La libertà totale, e questo lo ribadisco sempre, non esiste. Siamo tutti schiavi di qualcosa… o di qualcuno. Anche di noi stessi. Ma esiste combattere per raggiungere ciò che può almeno farci sentire “a casa”, ovvero per una vita e una condizione che rispetti ciò che siamo e che vogliamo. Chi rispetta se stesso deve a se stesso questa ricerca, questa lotta.

Dal racconto In treno:

Eccola, l’autonomia della debolezza, liberatoria fuga dagli schemi…

Gli schemi sono dati (meta – modelli) o sono anche il risultato di fughe liberatorie?

Gli schemi di cui parlo nei miei scritti, in questo caso In treno, sono modelli dettati da una morale comune, da scelte personali che intendiamo rispettare, da cultura o educazione ma anche da cose più sottili e astratte, che vengono fuori in modo quasi autonomo dalla penna. Immagino situazioni in cui – così come accade di frequente – si stia attraversando una fase di desiderio d’altro ( puro e semplice e non necessariamente collegato ad un rifiuto per ciò che abbiamo, fraintendimento ahimè frequente) dal quale nasce, come diretta conseguenza, quello della fuga e la sensazione di essere prigionieri. Di noi stessi, in fin dei conti, della nostra vera natura.

L’uomo desidera sempre e crea egli stesso la sua insoddisfazione per poi sognare appunto le sue “liberatorie fughe dagli schemi”. Forse sarebbe sufficiente conoscersi più intimamente per scoprire ciò che vogliamo, piuttosto che fossilizzarci in ciò che non vogliamo.

E voi, visitatori del mio blog, che ne pensate in merito? Scrivetemi, vi aspetto.


6 Responses to “A colloquio con Susanna Trossero”

  1. federico ha detto:

    Un libro interessante. Ho trovato alcuni racconti molto ben pensati, forse l’ unico difetto che ho riscontrato, se così possiamo dire, sono alcune lunghe digressioni che ogni tanto appesantiscono la lettura. Ma è un gusto personale, una critica che muovo sempre anche all’amico scrittore Chicco Fiabane, per esempio.
    Il tuo libro talvolta mi ha sorpreso, talvolta emozionato, talvolta mi ha fatto riflettere!
    Come ti ho già detto per altri canali, se fossi stato alla presentazione non li avrei definiti “amori sbagliati” ma piuttosto diversi e comunque quasi mai colpevoli. Il male non esiste MAI nel tuo libro, direi piuttosto che esistono amori deviati, deviazioni, tra l’ altro, quasi sempre giustificate.
    Leggere per credere 😉

    Federico

  2. Anonymous ha detto:

    la ricerca di emozioni, a volte, può essere fuorviante. felice è colui che non desidera….

  3. fede ha detto:

    No, desiderare è vita, però è difficile prendere decisioni autentiche, che rispecchino ciò che vogliamo. perchè anche prendendo la decisione “giusta” si può ottenere il risultato sbagliato, no? A me è successo fin troppo spesso. Come scoprire chi siamo e cosa vogliamo se cambiamo ogni giorno.

  4. grazia ha detto:

    Trovo sia indispensabile riuscire, nel corso della propria vita , a conoscersi “più intimamente” come dici tu …ma non sempre la vita te ne dà occasione , a volte è frutto per assurdo di un imprevisto o di uno shock, che ti costringe a provare e “gustare” sensazioni diverse, più forti del nostro quotidiano. A volte è proprio il dolore che non si vorrebbe mai provare ad essere la chiave di apertura di quei famosi lati oscuri che la mente conserva. Per sopravvivere e mantenere un equilibrio costante ci si forza spesso in schemi precostituiti che non sempre ci rispecchiano completamente, ma ci fanno andare avanti con tranquillità (rischiando di alienarsi a volte)… guardarsi dentro però può fare paura. Se non ti vedi come vorresti essere, ma provi pulsioni che oltrepassano i tuoi schemi … devi rimettere tutto in discussione, rischiando di liberare te stesso ma di far del male a chi ti circonda. “Citandoti” e’ una scelta continua fra coscienza e speranza… ma la vita è bella per questo…no? Odio il piattume preferisco provare dolore che non provare nulla e mi piace giocare con le sensazioni indossando ogni giorno una maschera diversa, voglio sentirmi viva ogni giorno nel rispetto della libertà degli altri ovviamente, ma sono orgogliosa dei miei lati oscuri e della mia scatenata fantasia che mi permette ogni tanto un distacco… a chi non piacerebbe ogni tanto volare sulla luna e guardare tutto da lontano ridimensionando tutto e tutti?

  5. Anonymous ha detto:

    Abbiamo soltanto la felicità che siamo in grado di capire.
    Maurice Maeterlinck

  6. Alessandro Spissu ha detto:

    Cerchiamo di farci un'idea di quello che possa essere il nostro posto e senso nel mondo creando quel dialogo interiore che porta alla conoscenza di noi stessi.
    Ciononostante, sommessamente o dichiaratamente,
    siamo disposti ad interrompere quel dialogo quando, prima di avere conosciuto noi stessi, abbiamo trovato qualcosa per noi stessi.
    Magari un senso di libertà e privilegio, agi e ricchezze, il sesso nella forma dell'occasionale seduzione, la guerra in nome della pace o, più semplicemente, una condizione ideale per vivere.
    Il nostro Io non è più così importante.
    Quindi costruiamo la nostra identità piegando le cose al nostro volere, le idee ai nostri progetti, persino i sogni alle nostre intenzioni, scivolando in uno scadente narcisismo e in una esasperata autoaffermazione o nel dolore esistenziale e nella costante inquietudine.
    In questi momenti collassa il senso dell'Io.
    E allora è meglio lasciarsi andare al flusso della vita, che non è rassegnazione, ma il tentativo di fare una nuova esperienza, non governata dall'Io.
    Di queste nuove esperienze sono protagonisti i personaggi di Lame & Affini.
    Amore e odio, vita e morte, dipinti con colori che non conoscevamo.
    O che abbiamo fatto finta di non conoscere?
    Io penso che nel cedimento dell'Io si nasconde forse il segreto della nostra esistenza.
    Alessandro Spissu

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