Susanna Trossero

scrittrice

Sì, qualcuno ancora c’è

prigioni

Quanti prigionieri, nel quotidiano. Quante sbarre, reali o immaginarie, circondano l’anima e la mente di noi tutti…

Chi è più capace d’essere felice di esistere? Semplicemente grato di un raggio di sole inaspettato, delle fusa di un gatto randagio, di una margherita appena nata che si fa strada a fatica in questa primavera capricciosa e fradicia. Chi?

Ho visto un uomo vestito normalmente, pulito e curato nell’aspetto, che fermava i passanti chiedendo una moneta per comprarsi il pane. Ho sentito di una splendida diciassettenne che si è uccisa perché troppo fragile. Ho provato la paura che si prova davanti ad un uomo armato di pistola che trema sconvolto e pretende l’incasso della giornata. Ho avvertito la luce ormai spenta di un’amica che sta perdendo il posto di lavoro e che non vede prospettive per un futuro meno incerto.

E ho visto la sofferenza delle mutilazioni, la paura dei cambiamenti, il dolore delle perdite, il male di vivere. Ho visto la paura di morire, in una corsia d’ospedale. Ma ho visto anche i ricchi annoiati, dondolare sulla loro assenza di stimoli. Ho visto una coppia in vacanza ricoprirsi di insulti al tavolo di un ristorante, davanti al loro bambino, dimentichi di lui e dei danni che stava subendo. E ho visto persone piangere per motivi reali e altre più fortunate piangersi stupidamente addosso senza alcuna vergogna.

Qualcuno, ancora, è capace d’essere felice di esistere? Qualcuno riesce a vedere oltre le immaginarie o reali sbarre della propria cella?

Poi, ho visto delle adolescenti che ridevano di un’anziana signora che si reggeva a fatica sul bastone da passeggio, là, sulla metro affollata e malferma. Curve, frenate, sbandamenti. L’ho aiutata a reggersi.

Erano comodamente sedute, le ragazzine nel fiore degli anni, e non le hanno ceduto il posto, domandando irriverenti e a voce alta perché mai avrebbero dovuto farlo. Lei, la vecchina, continuava a sorridere loro, ed io non capivo. Quando ho reagito a tanta maleducazione lei mi ha fermata con lo sguardo poi ha detto mesta “bambine mie, che ne sarà di voi fra qualche anno?” e non c’era sarcasmo nella sua voce. È scesa alla fermata successiva, salutando educatamente e mantenendo il suo sorriso amichevole. Non ho visto grate. Né quelle imposte dalla vecchiaia, né quelle regalate dall’amarezza.

Sì, qualcuno ancora c’è.

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