Susanna Trossero

scrittrice

Una giornata dall’aria antica

Antonella Serrenti, Una giornata dall'aria antica

Sabato 12 novembre, in occasione della ricorrenza della strage di Nassiriya, vedrà la luce la raccolta di racconti Una giornata dall’aria antica, edito dalla Graphe.it e scritto da Antonella Serrenti. Quando Antonella mi ha parlato di questo suo progetto, si trattava di un’idea appena abbozzata, di un qualcosa che stava racchiuso nei meandri della sua anima e che scalpitava per venir fuori.

Tuttavia, per molto tempo, non ha lasciato che il pensiero evadesse dal suo intimo e si riversasse sulla carta, proprio perché intimamente troppo coinvolta nell’argomento, e io temevo che non lo avrebbe fatto mai.

Ma, per fortuna, un giorno è successo e tutto ciò che stava in lei è adesso in questo libro che vi suggerisco di leggere. Io l’ho avuto tra le mani che era un manoscritto appena nato, impregnato di pudore e lacrime, e mi sono subito resa conto che è molto di più di una raccolta di racconti; è la volontà di metabolizzare l’assurdità della guerra, è l’incapacità di comprenderla, è il ricordo di un maledetto novembre 2003, è il dolore per quel bambino che ha visto crescere, giocare sull’uscio di casa insieme a suo figlio, e che – indossata la divisa da soldato – non ha mai più fatto ritorno su quell’uscio. È il sollievo colpevole per il suo di figlio, tornato invece a casa.

È l’impotenza per tutti quegli altri bambini che vengono educati a uccidere da una cultura senza scampo, è la rabbia a lungo repressa per uno Stato che manda a morire ragazzi e ragazze lontani dal loro paese, in nome delle Missioni di Pace.

C’è così tanto, in questo piccolo libro, che ho faticato a leggerlo: mi sono imposta lunghe pause per via della commozione che a tradimento mi assaliva, così come accade quando si ha a che fare con l’anima di chi scrive e non solo con la sua fantasia.

Non credo di dover aggiungere altro, se non che considero questa terribile e bellissima raccolta un motivo di riflessione: ci sono perdite che non sono soltanto notizie al telegiornale, lutti lontani a cui assuefarsi, dolori degli altri; sono perdite di tutti e ci mutilano proprio sull’uscio di casa, là dove i nostri figli o quelli di altre madri, hanno giocato.

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Il primo ricordo impresso nella memoria

Il primo ricordo impresso nella memoria

Il primo ricordo impresso nella memoria, è di me seduta sul pavimento di una stanza vuota; né mobili, né scatole, né sedie. I perché, i come e i quando, mi sono giunti dopo, negli anni, quando ho chiesto spiegazioni a queste immagini senza parole ancorate alla mia infanzia: il trasloco è già stato fatto, mia madre guarda fuori dalla finestra dandomi le spalle, in attesa di scorgere la proprietaria di casa che venga a riprendersi le chiavi.

La luce, in questo fotogramma, ha un che di estivo, ma non potrei giurarlo.

C’è un quadro, solo un quadro, per terra accanto a me. Io lo rammento di grosse dimensioni, ma di certo perché sono io quella piccola, e ciò modifica la realtà degli oggetti. Lo tocco, lo guardo, è un ritratto, forse una Madonna ma non potrei giurarlo. Non so perché verrà lasciato là al suo destino, nessuno me lo ha mai saputo spiegare, però sono sicura che non ci ha mai seguiti nella nuova casa, quella che mi ha vista crescere.
Anche gli oggetti, muoiono…

Credo di essere nata quel giorno, sebbene oggi io sappia che avevo appena compiuto due anni. Non sei al mondo se niente puoi imprimere nella memoria; non esisti se non hai traccia di te, di chi eri, di cosa provavi. O di cosa hai fatto.

Galleggi in un limbo fatto di necessità elementari: nutrirsi, dormire, ripararsi dal caldo o dal freddo. Neppure hai idea di chi sarai, seppur esistendo.

Riflettendo su questo mio primo ricordo e sui due anni dei quali niente mi è rimasto, mi domando che cosa si provi a perdere la memoria. È come un ricominciare? È avere una nuova possibilità, un rinascere, o è soltanto terribile mutilazione? È vivere più vite, o è afflizione perché troppo si è perduto?

Se dovessi resettare la mia, di memoria, con la possibilità di selezionare che cosa salvare e cosa no, eliminerei alcune scelte che non hanno portato a niente, ma non tutte perché le ritengo necessarie: gli errori di valutazione spianano il terreno, insegnano a vivere.

Il resto, lo lascerei intatto. Anche il dolore per le perdite subìte, affetti che non vedrò invecchiare ma che tanto mi hanno donato. Se cancellassi la terribile sofferenza che ogni mutilazione infligge, non ricorderei l’amore provato né quello ricevuto, dunque che niente di ciò sia modificato, in quel vecchio edificio in parte trascurato che è la mia memoria. All’apparenza fatiscente, è ricco di storie, abitato da fantasmi, accarezzato dai venti del tempo.

“La memoria umana è veramente qualcosa di strano. Sfioro un braccio e trovo la voce di un’altra persona. Tocco dei volti e i loro occhi si allontanano. Scopro un cielo azzurro e tutte le forme intorno si nascondono. Attraverso un ponte e non c’è nessun fiume sotto. Come sono inafferrabili taluni ricordi nel loro essere appesi a niente, forme in continuo movimento che restituiscono il niente in un niente più grande.” (Fabrizio Caramagna)

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Tutto ciò che è proibito

Libri

Tutto ciò che è proibito, possiede un fascino senza eguali. E non importa se a decretarlo tale sia la morale comune, un genitore, la legge o la censura. Non si può, dunque si vorrebbe.

Funziona anche con i libri: la storia della letteratura è piena di testi un tempo giudicati illegali, sovversivi, amorali. Libri messi al rogo o censurati, quelli cancellati dalla repressione nazista (leggete il recentissimo romanzo “La bambina che salvava i libri” di Markus Zusak), i libri distrutti da Giulio Cesare o da un Imperatore cinese nel 213 a.C.

Scrittori messi al bando o processati, come il grande Flaubert… I benpensanti reagirono inorriditi di fronte al suo Madame Bovary: fino a che punto, lo scrittore, aveva osato spingersi per dipingere una realtà femminile senza veli? E come faceva, lui a conoscere certi stati d’animo così a fondo?

Emily Bronte fu più astuta: per proteggersi dalle censure, inizialmente pubblicò il suo Cime Tempestose con uno pseudonimo maschile, riuscendo a toccare tasti sconvenienti come i desideri inappagati e le passioni dilanianti, senza pagare un prezzo troppo alto!

Passano, i secoli, eppure tutti noi abbiamo avuto i nostri libri proibiti, non è vero?

Faccio parte di una generazione di bambini a cui i genitori non parlavano di sesso, per esempio. Il corpo era tabù, motivo di imbarazzo, e scoprire le differenze tra maschi e femmine, carpirne i misteri, era un’ardua impresa, eccezion fatta per l’educazione “da cortile”. Tuttavia, a casa mia, c’era un libro segreto, ben nascosto in un luogo improbabile da me (ovviamente) scovato. A volte, nei pomeriggi estivi di pigri sonnellini, io sgattaiolavo fuori dalla mia stanza silenziosa come un felino a caccia, e lo andavo a sfogliare. Erano gli anni di Pinocchio, Cenerentola, Cappuccetto Rosso, e non capivo molto di quella sconosciuta materia che dava titolo al libro – Anatomia del corpo umano – ma numerose erano le immagini, le spiegazioni che conteneva e che catturavano la mia attenzione. Fu quello, il mio primo libro proibito.

Poco più in là nel tempo, mi rimpinzarono di Piccole donne, Le piccole donne crescono, I ragazzi di Jo, La piccola Dorrit, ma io lessi e rilessi in gran segreto Dracula di Bram Stoker, vietatissimo da mia madre. “Poi vuoi dormire con la luce accesa, hai gli incubi! Non se ne parla nemmeno, devi crescere ancora un po’!” Incubi o no, perché aspettare?

Ricordo che il papà di una mia amica d’infanzia, custodiva nel cassetto del suo comodino una copia de L’amante di Lady Chatterley, cassetto che io e lei violammo più e più volte con molto gusto.

I libri proibiti… Sono quelli che più si custodiscono nella memoria, che profumano di trasgressione, letti con l’ansia d’essere scoperti, quella che genera piacere e che sa di ribellione.

Crescendo – ma non troppo – ho scoperto Porci con le ali, che fece scandalo per il suo contenuto esplicito e fu scritto con uno pseudonimo da Lidia Ravera e Marco Lombardo Radice; poi, Paura di volare di Erica Jong, e ancora Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino, che mia madre non voleva neppure sentir nominare perché terrorizzata da parole come tossicodipendenza.

Titoli impressi nella memoria, libri, libri nascosti sul fondo dello zainetto, passati di mano in mano tra le amiche, segnati dalle matite o rovinati dalle “orecchie”, con qualche foglio scollato per via della scadente rilegatura.

Libri perduti o mai restituiti, libri che “chissà dov’è finito”, non necessariamente belli, anzi a volte deludenti, eppure indimenticabili per via del fascino di cui erano impregnati.

Esistono in rete diversi elenchi, di questo genere di testi, e ve ne consiglio due in particolare; il primo contiene delle curiosità davvero interessanti. Il secondo fornisce dieci titoli che conoscete più o meno tutti.

E adesso parliamo di voi: avete avuto i vostri libri proibiti? Ne sono certa. Qual è rimasto più impresso nella vostra memoria? In quale luogo segreto lo avete letto?

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L’attesa

L'attesa

Una nuova stagione ci ha raggiunti, e con essa le giornate si popolano di impegni e incontri, di motivi di riflessione o di insoddisfazioni di vecchia data. Il nuovo e il vecchio che si fondono, appunto, a creare movimento o fasi di stallo sotto gli alberi che si denudano.

Tra le buone nuove e le consuete incombenze, mi sono ritrovata ancora una volta in classe tra volti sconosciuti che via via diverranno familiari, grazie agli incontri settimanali che proseguiranno fino alla prossima primavera. Un gruppo “variopinto”, il piacere della scrittura che tutti accomuna, la curiosità, quel pizzico di pudore che pian piano vi lascerà in favore di una conoscenza più approfondita e di parole come condivisione e leggerezza.

Io spiego, voi mi ascoltate, ma ancora non siete consci di quanto mi arricchirete con il vostro stile fresco, le vostre parole raccontate sulla carta, i sogni nel cassetto o il desiderio di sperimentare.

Spero di trasformare questa vostra attrazione per la scrittura in urgenza, in necessità impellente, in qualcosa che divenga parte del quotidiano e riempia i vostri cassetti di fogli volanti, appunti, frasi sconclusionate. Che vi accompagni per molto, molto tempo, regalandovi suggestioni e facendovi vivere più vite.

Il nostro viaggio di sogni da sognare è appena cominciato, siete alle prese con la tastiera e un pensiero legato all’attesa. L’attesa che tutti ci accompagna, che ci accomuna o divide, che ci dilania o stuzzica.

L’attesa.

Questo il titolo del vostro primo esercizio di scrittura, questo il mio benvenuto, per dimostrarvi che sebbene l’attesa sia qualcosa che a tutti appartiene, può essere vissuta o raccontata in modi differenti. Aspiro al vostro con impazienza, restando anche io invischiata ne… L’attesa.

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Incontrarsi per parlare di scrittura

Susanna Trossero

Siete pronti a rimettere in moto? Rigenerati dalle vacanze o ancor più stanchi di prima, è arrivato il momento di lasciar spazio al vostro lato artistico, prima che la normalità prenda il sopravvento e vi sentiate soffocare dagli impegni.

Mi rivolgo agli amici di Roma e zone limitrofe: vi propongo un corso/laboratorio di scrittura narrativa particolarmente ricco ma non così impegnativo dal punto di vista pratico poiché non richiede molte lezioni settimanali, bensì diluite nel tempo: un solo incontro alla settimana della durata di un’ora e trenta, per ventiquattro lunedì… come vi sembra?

Intanto vediamo i principali temi trattati:

Perché scrivere? L’immaginazione / Vocazione, talento, tecnica / L’importanza della lettura / Il racconto e il romanzo / Come sviluppare la creatività / Imparare a scrivere, descrivere, mostrare / Allenamento costante: il quaderno delle idee e le recensioni / Le regole: tecniche e strategie / Le parole e la punteggiatura: far parlare un testo / Incipit e trama / La voce narrante / I personaggi / I dialoghi / Documentarsi: ambientazione, epoche, atmosfere / Credibilità e coerenza / I cinque sensi nella scrittura / Generi di scrittura / Spaventare il lettore / L’autobiografia / Il diario in letteratura / La scrittura come terapia: espellere per rinascere / Le lettere mai spedite / Scrivere una fiaba/ La parola fine e la revisione del testo / Farsi pubblicare.

Durante le lezioni verrà riservato uno spazio alla lettura degli esercizi da voi svolti, allo scopo di evidenziarne punti di forza o eventuali lacune.

Il corso è promosso dall’associazione culturale FO.RI.FO. che opera da trent’anni nel campo dell’educazione degli adulti e propone una grande varietà di materie il cui elenco è consultabile sul sito www.forifo.org ; quest’anno si accettano anche giovanissimi (ragazzi di età non inferiore ai sedici anni).

Come vi ho detto, la durata del corso di scrittura narrativa è di 24 settimane, gli incontri si svolgeranno ogni lunedì a partire dal 17 ottobre, dalle ore 17 alle ore 18,30, nelle aule dell’Istituto Comprensivo “Viale Vega”, in viale Vega 91 Ostia (a pochi metri dalla fermata “Stella Polare” – trenino Ostia Lido) Il costo è di euro 191,00 più 9 euro di quota associativa (se preferite il versamento può essere effettuato in due soluzioni).

Per informazioni sull’iscrizione e sulle modalità di pagamento, potete consultare il sito di FO.RI.FO. alla pagina delle iscrizioni oppure contattare la direttrice dei corsi Professoressa Lai, al numero 339 2756008 o via mail all’indirizzo dir.corsiforifo@gmail.com.

Le iscrizioni sono cominciate oggi 12 settembre e i posti sono limitati, ci vediamo in classe, vi aspetto!

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