Susanna Trossero

scrittrice

Il mare d’inverno

Il mare d’inverno… Raccontato nelle canzoni, in scritti e poesie, nei film e nel cuore di ognuno di noi, dove si annida e crea nuovi stati d’animo che sembrano fotografie.

“Ci sono parti di me che esistono solo quando il vento soffia da ponente e il mare è in tempesta e le nuvole scorrono veloci dentro un cielo pieno di stupore e colori strani”, dice Fabrizio Caramagna e io con lui..
Oggi è una cartolina, ed è come se tutta la città spiaggiasse insieme ai frammenti di conchiglie: magie solitarie, apparizioni che si fanno struggimento, d’inverno.

C’è un che di malinconico, in quel grigio metallico che si muove senza sosta, schiuma, ondeggia, e poi lambisce cercando il riposo che non trova.

Il mare d’inverno è dentro di me da sempre: complice di ricerche, irrequietezza, insoddisfazioni, come me va avanti, accarezza la riva o sulla riva esausto si accascia mentre una forza lo trascina indietro. Un braccio di ferro che si fa moto perpetuo e in cui nessuno vince ma tutti perdono…

Il mare d’inverno è il mio elemento naturale, è assenza di colore che invita alla poesia, vento sul viso che schiaffeggia, struggente dipinto che invade, onnipresente in ogni mia epoca e dietro ogni nome che negli anni ha con me percorso anche soltanto un poco di strada.

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Il potere disturbante di un libro

Qual è il primo libro da leggere che avete scelto per il nuovo anno?

Io sono incappata in una scrittrice che non conoscevo, Sara Rattaro, e nel suo “Un uso qualunque di te”, pubblicazione del 2014 di Giunti Editore. Questo libro è stato “abbandonato” insieme ad altri otto poco prima di Natale, ed io prontamente li ho salvati tutti, impossibile evitarlo e pian piano li leggerò.

Non so perché l’ho scelto per primo fra questo gruppetto di trovatelli, ma so perché l’ho letto tutto d’un fiato: possiede buona parte di ciò che io cerco in un romanzo e che mi coinvolge e per questo ringrazio chi ha deciso di non avere più posto per lui!

Non vi racconterò la trama, ma voglio dirvi che al di là del ritmo crescente e della grande abilità dell’autrice nel mantenerlo costruendo una storia che funziona dalla prima pagina all’ultima, trovo che sia un libro interessante per via del suo potere disturbante.

Parliamoci chiaro: in genere desideriamo parteggiare per i protagonisti delle nostre letture, ci immedesimiamo nelle loro storie e proviamo le loro gioie e dolori, li proteggiamo, e riga dopo riga li portiamo a vivere con noi almeno fino a che seguiamo le loro vicissitudini. Ebbene, in questo caso, l’inquieta madre e moglie Viola, non ci piace. Il suo modo di pensare e agire ci irrita ma proprio la sua personalità è ciò che inevitabilmente ci lega a questo romanzo. Grazie o a causa sua, non possiamo più lasciarlo e proseguiamo con qualcosa che si annida nello stomaco e che ci dice che la scrittrice, Sara Rattaro, ha vinto.

La dipendenza altera i comportamenti. Una semplice abitudine si trasforma in una ricerca esasperata. La ricerca di quello che ti dà piacere. Ma a un certo punto qualcosa cambia e la rotta s’inverte. Smette di farti bene e inizia a farti male. Ogni giorno di più perché, purtroppo, per quanto ci stia lentamente uccidendo rinunciarci è peggio. L’amore è una dipendenza.”

Ma vince anche Viola, vincono i suoi peccati e le sue debolezze, vince la sua essenza che suscita giudizi e sguardi malevoli. Vince perché viva e vibrante, così come dovrebbe essere sempre il personaggio di un romanzo, nel bene e nel male.

Da un dolore spesso si guarisce in fretta, e da una sofferenza?” Bella domanda, cara Viola. Non ti dimenticherò.

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La nuova agenda

Ancora pochi giorni e tutto ciò che luccica tornerà in cantina per lasciare il posto alla “normalità”, mentre i buoni propositi per il 2023 in molti casi verranno dimenticati, lo sappiamo tutti: accade ogni anno.

In fondo è come quando si dice “Da lunedì vado in palestra” o “Lunedì inizio la dieta”. Non siamo bugiardi, siamo spesso ingenui, altre speranzosi, ma il tempo disperde tante cose e noi glielo lasciamo fare per pigrizia.

Quando ero molto giovane, il capodanno era discoteca, bel vestito, tanti amici, movimento, allegria, e nessun pensiero per l’anno che se ne andava né per quello in arrivo. Tutto di me, di noi, era là, dentro la musica e i vestiti acquistati per l’occasione, tra gli amici, in quelle parole urlate per farsi sentire a dispetto dei pezzi assordanti da ballare. Non servivano progetti, contava il momento, la giusta compagnia, la predisposizione alla leggerezza.

Una cosa in me è rimasta la stessa, dai tempi della scuola fino ad oggi che di anni ne ho 61: la bellezza di inaugurare una nuova agenda. Un piccolo delizioso rito che ho compiuto nel silenzio della notte, dopo il baccano della gente per strada, dei botti e dei brindisi. Tutti dormivano, il buio fuori era avvolto da una nebbia fittissima, non un alito di vento, c’eravamo oramai solo io e la mia nuova agenda sulla quale inserire i compleanni importanti, i miei dati, qualche appuntamento già preso per gennaio, indirizzi utili…

Lo so, vi sembra una sciocchezza, ma è qualcosa che compio da tutta la vita, sempre in totale solitudine, sempre la notte tra il 31 dicembre e il 1° gennaio, a qualunque ora della notte. E mi piace un sacco, finito il lavoro mi compiaccio addirittura.

Non so come riempirò la nuova agenda, non so se sarà composta di bei giorni, di sogni o vita vera, lei è il futuro e in questo non ho molta voce in capitolo. I fogli sono bianchi e speranzosi, qualche pagina forse timorosa, altre ancora borbottano uno “staremo a vedere”, altre esortano il loro “datti una mossa”.

Io sono qui, pronta ad appuntare pensieri vecchi e nuovi, con la voglia di violare le pagine vergini e odorose di carta nuova di zecca, mentre ancora per un po’ gli alberi di Natale delle case e delle piazze emettono luci magiche o illusorie, con le festività che vanno verso il capolinea.

Tutto è ancora da scrivere, e vi auguro un’agenda da non gettare mai via e da risfogliare nel tempo, pensando “quello sì che è stato un bell’anno”. E sorridendo.

Felice 2023

Susanna

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Una tana per ogni libro

Ieri, martedì 13 dicembre, ho passato un bellissimo pomeriggio pieno di sorprese, grazie all’evento organizzato al caffè letterario Horafelix di Roma, una libreria che mi ha incantata: gli arredi, le suppellettili, il modo in cui tutto era collocato con armonia e gusto, e i libri sembravano più padroni di casa che esposizione. Insomma la giusta cornice per rivedere l’editore Roberto Russo e Natale Fioretto della Graphe.it, conoscere la traduttrice Fabiana Errico e l’attore doppiatore Luigi Diberti, condividere un’ora deliziosa con il pubblico e stringere la mano al libraio che ha permesso tutto ciò.

L’occasione vedeva in primo piano il libro “Natale nel Nuovo Mondo” di Harriet Beecher Stowe, una raccolta pubblicata dalla Graphe.it e composta da tre racconti di ambientazione natalizia, per la prima volta tradotti in Italia. Di lei, autrice e donna fuori dagli schemi se consideriamo la sua epoca – siamo nell’800 – vi ho parlato nel post precedente, dunque non voglio ripetermi ma vorrei aggiungere che ho trovato in ognuno dei tre racconti dei quali non vi svelerò la trama, qualcosa che mi ha incantata.

Nella prima storia un incipit che ci trasporta subito nell’ambientazione: una perfetta alleanza tra la grande scrittrice e una fantastica traduttrice (Fabiana Errico), crea magie e mostra la natura: la descrizione della costa in cui i protagonisti di una reale vicenda storica approdano, le piante di quel territorio, i profumi o l’impatto visivo…

La seconda mi riporta all’infanzia, a quel vociare ovattato nell’altra stanza dopo che i bambini vengono mandati a letto e privati di chissà quali meraviglie destinate solo agli adulti!

La terza è la mia preferita: un messaggio che tutti dovremmo cogliere e che non ha tempo né paese ma può rendere il nostro un mondo migliore, un “nuovo mondo”.

A questo bellissimo testo, è stato affiancato il mio “Tutti gli Alfredo del mondo”, contenuto nel libretto natalizio “Un altro Natale”, sempre della Graphe.it, ed è stato bello parlare di ciò che mi ha portato a scriverlo nonché poter spiegare quanta speranza il mio scritto contenga. Una volta, l’editore Roberto Russo mi disse: “Se con questo racconto tu sei riuscita a far adottare anche un singolo cane in più, hai fatto una cosa grande” ed io gliene sono grata. Inoltre ho avuto l’onore di sentire un brano della mia storia interpretato dall’attore Luigi Diberti, ed è stato molto emozionante. Poco prima, ci aveva fatto sentire uno dei racconti di Harriet Beecher Stowe regalandoci un momento davvero intenso.

Insomma, un pomeriggio da ricordare, che temevo saltasse per via della pioggia ma che anche grazie alla pioggia ha elargito calore e clima natalizio. La libreria era tana, le persone erano vita. Anche perché:

“Una città senza libreria è un luogo senza cuore”.
(Gabrielle Zevin)

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E se ci incontrassimo a Roma?

Sapete chi è Harriet Beecher Stowe? Beh, se anche il nome al momento vi sfugge, di certo tutti ricorderete il suo capolavoro “La capanna dello zio Tom”, che vide la luce per la prima volta nel 1852 – con ben tremila copie vendute nella prima settimana, ma già apparso a puntate nel 1851 – e rappresentò fin da subito un prezioso e potente strumento per dar voce a chi non l’aveva: gli schiavi d’America.

Condanna al razzismo, alla schiavitù, parole di uguaglianza, inno al rispetto per l’uomo: un romanzo che disse molto della sua autrice e fu tradotto nel mondo ottenendo gran successo e immortalità.

Lei era nata da una famiglia aperta alle questioni sociali e vicina ai meno fortunati, modernità di pensiero, parità di diritti tra uomo e donna e desiderio di uguaglianza tra tutti gli uomini dunque furono il suo pane quotidiano fin da giovanissima. E in tempi in cui la difesa per gli animali non era argomento sentito come oggi, lei si dedicò anche a questa causa, sostenendo il vegetarianismo nonché iniziative legislative per la protezione degli animali.

Se sarete a Roma il 13 dicembre, alle 18,30 al Caffè Letterario Horafelix parleremo di lei: la Graphe.it ha appena pubblicato “Natale nel Nuovo Mondo”, una raccolta composta da tre racconti di Harriet Beecher Stowe, per la prima volta tradotti in italiano da Fabiana Errico. Il tema delle tre storie è natalizio, la qualità letteraria è altissima, e si può conoscere attraverso di esse l’esperienza autobiografica della scrittrice, mai del tutto palese ma presente tra le righe.

Sarà un bell’incontro, ve lo prometto, in compagnia della traduttrice Fabiana Errico, di Natale Fioretto della Graphe.it e… con me!

Vi aspetto

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