Susanna Trossero

scrittrice

Il lunedì speciale

Le domeniche invernali possiedono sempre qualcosa di indolente, anche quando in realtà hai da fare. Quel “da fare” resta comunque ingentilito (e impigrito) da una lampada accesa, dal termosifone che ti fa sentire all’interno di una tana protetta, da un dolcetto che ti stuzzica o dalla copertina sul divano pronta a coccolarti.

Poi se ne va, il lunedì si affaccia all’ora della colazione e il programma della settimana che inizia si delinea davanti alla tisana all’arancia e a una fetta di torta. In questi anni il lunedì ha sempre avuto un vestito speciale, perché ogni mio corso – on line o in presenza – cominciava sempre in questo giorno e quando i miei “vecchi allievi storici” ancora oggi mi dicono che ho resto speciali i loro inizi di settimana mi sento tanto grata.

Oggi alle 15,30 avrà inizio il primo corso del 2025, i cui temi saranno la profondità e la verità, ovvero la scrittura autobiografica. Scrivere di sé può nascere da tante motivazioni, ma sia che ci si avvicini per lasciar traccia del proprio vissuto negli altri o per entrare in un dialogo privato con noi stessi, ha sempre e comunque valenza di auto esplorazione, una pratica a cui dedicarsi con coraggio e accettazione.

Sarà di certo un pomeriggio interessante per me, perché grazie allo scrivere si creano condivisioni importanti e spesso bellissime amicizie che durano nel tempo.

La cosa importante è sempre e comunque partire dal piacere di dedicarsi a qualcosa senza secondi fini se non quello di migliorare il proprio quotidiano, questa dovrebbe essere la massima ricompensa. Il resto, per esempio la pubblicazione come meta, è normale desiderio o aspirazione, ma non dovrebbe farci mettere in secondo piano gli intimi benefici che lo scrivere elargisce.

A proposito di pubblicazioni, la Graphe.it edizioni di Perugia, accetterà manoscritti da valutare per tutto il mese di febbraio e qui troverete tutte le informazioni e i tempi di risposta Ma voglio suggerirvi anche un test dal tono semiserio che l’editore propone prima dell’invio di un vostro manoscritto a una casa editrice, che sebbene possa far sorridere potrebbe rivelare interessanti spunti di riflessione. Ecco l’ironico questionario per aspiranti scrittori

A proposito di letture invece, al momento sono attratta dalla rilettura di Tenera è la notte (F.S. Fitzgerald) e dalla lettura di Possessione (Antonia S. Byatt. Il primo perché voglio immergermi come insegnante di scrittura ina formula romanzata di autobiografia, ovvero unire trama e personaggi fittizi a personali esperienze e a storie di vita vissuta (fermo restando che in ogni romanzo c’è molto di chi scrive); l’altro rappresenta invece una mia scelta di lettrice: La vita interiore di Moravia, il cui stile crudo e spesso disturbante mi attrae particolarmente, per quella capacità di affondare le mani anche in ciò che può essere definito amorale o di dubbio gusto.

E adesso lasciamo che il lunedì prenda il sopravvento, con il suo elenco di impegni da distribuire nella settimana appena cominciata, e che la curiosità superi il peso di ogni incombenza è ciò che vi e mi auguro, in un periodo duro per molti e carico di promesse per altri.

A presto e grazie a tutti coloro che passano di qui

Susanna

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Ho ricevuto una lettera da Kafka

kafka

Vi capita mai di vagare indolenti fra i titoli della vostra libreria, aprendo qua e là dei libri a caso, scoprendo vecchi segnalibri che non ricordavate di possedere, biglietti d’auguri o liste della spesa dimenticate?

Ieri pioveva a dirotto, qui a Roma: situazione ideale per “cercare” qualcosa, per lasciarsi stupire da storie e racconti che neppure sapevamo di avere. In questa morbida e pacata escursione, io ho incontrato Franz Kafka, del quale ho diversi libri compreso un interessante saggio che ne illustra la psicologia, ma ciò che mi ha attratta è stato un piccolo tascabile della Newton Compton Editori: l’edizione integrale di “Lettera al padre”. Rileggerlo, dopo anni, è stato quasi come leggerlo per la prima volta, respirando all’interno di un carcere personale che non mi appartiene ma che è facile comprendere grazie all’abilità dell’autore. E così l’ho visto, mite, discreto e timido, afflitto dal grigiore di una vita tormentata dalla sua stessa vena creativa e dalla vocazione all’introspezione; l’ho visto, scrivere una lettera che mai arriverà a destinazione così come forse a tutti noi è accaduto. Uno sfogo, una necessità, la speranza di liberarsi da un nodo scorsoio, di affrancarsi da un padre rude, che si è fatto da solo e non ha alcun dubbio sulla sua stessa grandezza… Un uomo così pieno di sé da illudersi d’essere il custode di verità assolute, mentre in realtà è solo un arrogante ottuso e pieno di pregiudizi che considera regole.

Quanto, una figura così imponente nei suoi limiti, può trasformare un mondo personale in un luogo senza luce? Quanto può umiliare o dar vita ad angosce esistenziali?

Una lettera simbolica, espellere per rinascere: si è liberato, Franz Kafka, scrivendo una lettera che mai avrebbe raggiunto il destinatario? Questo oggetto fisico, strumento di comunicazione ma anche fonte di risposte soprattutto per chi scrive, ha ossessionato e ammaliato altri grandi della letteratura: la lettera-confessione di Oscar Wilde in De Profundis, per esempio, o le ventimila lettere di Voltaire, i diciannove volumi che raccolgono quelle di Proust, quelle di Moravia, Pasolini, Henry Miller e molto più indietro nel tempo quelle di Epicuro, Platone, Cicerone, Orazio…

Mail, sms, chat, nuovi strumenti di comunicazione… Qualche rimpianto?

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Vi piace Moravia?

Vi piace Moravia?

Io adoro quel suo scrivere che scava, quella mano che – mentre leggi – ti prende per i capelli e ti costringe a sentire, più che a leggere…

Avete letto La noia? È forse quello che preferisco in assoluto, che occupa un posto d’onore nella mia libreria e che più volte ho sfogliato cercando i passaggi che mi erano rimasti addosso.

La noia è per me una specie di insufficienza o inadeguatezza o scarsità della realtà.

dice, e cattura il lettore pagina dopo pagina con una dettagliata descrizione delle debolezze umane: schietta, cruda, priva di giustificazioni o di ricami che ingentiliscono, cattiva quanto lo è la verità, scomoda come può esserlo la realtà. Sono sicura che chiunque legga questo romanzo possa trovarvi qualcosa che gli appartiene, che sta annidato in qualche antro nascosto dell’intimo, qualcosa che – seppure in parte – già si conosce.

È un libro che ti possiede e ti trascina, o almeno ha posseduto e trascinato me in quegli oscuri dialoghi introspettivi che insegnano a non temere l’inferno, perché solo se lo conosci scopri che il paradiso esiste.

E che dire del suo La disobbedienza? È stato pubblicato nel 1948, e narra con grande abilità di una crisi adolescenziale, senza false ipocrisie, così com’è nello stile dell’autore. Mi colpisce proprio il modo di raccontarla, perché rende vivo il pensiero del personaggio principale. Moravia, come in molti dei suoi libri, insegna il dettaglio, non è mai avaro di particolari quando si tratta di stati d’animo: un pensiero banale può riempire pagine e pagine senza annoiare, e la totale assenza di gioia di vivere del ragazzo diviene addirittura affascinante, ammaliante…

Avete anche voi un libro preferito tra quelli di Moravia? Venite a parlarne qui da me, in questo blog-salotto dove gli amici si incontrano per far chiacchiere a qualunque ora del giorno e della notte!

Vi aspetto.

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