Susanna Trossero

scrittrice

Un Natale senza fame

Ringrazio il giornale La Provincia per la bella intervista e per avermi dato l’occasione di raccontare che cosa è per me il Natale.

Vi auguro di proseguire le feste nel migliore dei modi ma ricordate: per quanto ricca possa essere la vostra tavola, circondatevi dei vostri cari perché…. senza amore si muore di fame!

Clicca qui per leggere l’intervista.

Foto | Jeremy Kyejo da Pixabay

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Lo schwa

Davvero basta una lettera, una piccola letterina appartenente a una lingua non nostra, a renderci più inclusivi e aperti?

Da tempo si sta parlando tanto – e polemizzando – di questo simbolo grafico ebraico, cioè una e capovolta dal suono neutro, senza accento o tono, discreta nella sua scarsa sonorità.

Se ne parla dal 2015, dovrebbe sostituire la desinenza maschile per le parole che comprendono sia il maschile che il femminile, o non precisare nessuna delle due per rispettare chi non sente di appartenere ai due generi.

Io sono tuttavia perplessa, perché ho spesso l’impressione che possa rivelarsi una mossa quasi ipocrita: una bella soluzione che tanto faccia parlare e dire quanto siamo bravi e inclusivi, ma nessun effetto concreto sul poco rispetto che ancora il nostro paese mostra per le persone. Persone, non uomini, donne, omosessuali, eterosessuali eccetera eccetera. No, persone, semplicemente. E naturalmente.

Non siamo ancora capaci, di questo, ed è vergognoso. Alla faccia di asterischi e segni fonetici.

Non mi piace il sessismo linguistico, ma neppure mi piace portare avanti una battaglia per cambiare le cose mediante simboletti grafici. Lo so bene, da qualcosa si deve pur cominciare o proseguire, ma il mio timore è che ancora si abbraccino le giuste cause usando solo l’apparenza, crollando miseramente sui fatti. L’inclusione è ben altro, ben altro è il rispetto, riempirsi la bocca di soluzioni piccole piccole non farà sì che si continuino a ignorare quelle grandi e fondamentali?

I diritti su cui l’Italia (o i politici e gli italiani stessi) ancora oggi, a fine 2021, non sa bene soffermarsi, davvero si otterranno con un simbolo grafico? Basterà a rendere giustizia e rispetto a chi non si riconosce nei due distinti generi, il maschile e il femminile? Basterà a renderci tutti uguali così come realmente siamo, nonostante l’ottusità e l’ignoranza dilagante? Le manifeste intenzioni di riconoscimento e rispetto, mancano ancora oggi in ogni campo, ma a quanto pare si prosegue nella meravigliosa cultura dell’apparire, cosa che in questo paese sappiamo portare avanti egregiamente.

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Un regalino per voi

Che cosa pensate, degli audiolibri?

Pare siano nati negli anni ’30, al tempo venivano registrati su dischi in vinile ma ho letto che già nel 1877 con l’invenzione del fonografo, Edison stesse pensando a qualcosa di simile per i non vedenti. E se è vero che con internet gli audiolibri sono diventati parte del nostro quotidiano, in fondo è altrettanto vero che non ci siamo inventati niente di nuovo: erano audiolibri anche quelli che si ascoltavano alla sera, secoli dopo secoli, da bambini, prima di dormire… Certo, letti da voci familiari e amate, ma ascoltati con curiosità e trepidazione anche quando se ne conosceva quasi a memoria ogni singola riga!

Ho un’amica cara che per molto tempo li ha ascoltati alla radio, in auto, in quell’ora o poco più di tragitto per andare al lavoro. Un modo piacevole per ignorare traffico e semafori, pensieri o noie quotidiane, destinazione o quant’altro di non rilassante facesse capolino. A pensarci bene, non le ho mai domandato se le capita ancora – adesso che al lavoro non ci va più – di ascoltare quelle storie lette e interpretate da belle voci.

Ma attenzione: anche la storia più bella, se letta da una voce che non ci piace, perde tantissimo. Gli esperti consigliano di ascoltare prima un breve estratto per esser certi che ci lasceremo catturare senza difficoltà o distrazioni.

Oggi vi voglio regalare io una storia, ed è proprio quella che affianca il mio Tutti gli Alfredo del mondo nel libricino appena pubblicato dal titolo Un altro Natale, Graphe.it.

Si tratta di un racconto Ferdinando Paolieri, l’ultimo cantore della Maremma, si intitola Il Natale di Granfialunga e ci porta nel bosco, tra volpi affamate e umani dalla dispensa piena. Questo è il nostro piccolo regalo datato 1927, spero lo apprezzerete.

Buon ascolto!

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Lo scrapbooking: diario evoluto

Susanna, classe 1961: non so bene che sia successo dopo, ma posso dire senza pericolo di smentita che per quelli della mia generazione scrivere un diario rappresentava un fatto naturale. Ce li regalavano per compleanni e comunioni fin da ragazzine, avevano la chiave e il lucchetto per evitare intromissioni sgradite, e ci riversavamo sogni, malumori, pensieri, confidenze intime, primi batticuori. Poi si arrivava alle superiori, e il diario era una semplice agenda o magari un quaderno in cui appiccicare anche foto, immagini ritagliate, frasi delle amiche, disegni, aforismi, poesie, addirittura simboli che stavano a significare qualcosa che nessun altro avrebbe potuto decifrare se non aiutato dall’autore stesso.

Si è persa nel tempo, questa “pratica”? Ci insegnava a scrivere, a scandagliare le emozioni e portarle alla luce, a trovare la parola giusta per ogni riflessione. Terapeutica, educativa, questo tipo di scrittura ci insegnava anche a vivere e rapportarci con gli altri, perché se affronti il tuo intimo riesci non solo a conoscerti davvero ma a capire gli altri, a provare interesse o empatia, ne sono certa.

Oggi ho letto un articolo che parla di “scrapbooking”: diari, agende “evolute” le chiamano, taccuini in cui “fissare” i ricordi. Si legge di impaginazione, di strumenti necessari (colla, forbici, un taccuino dalle pagine spesse, pennarelli), e perfino di washi tape, fondamentale per un vero “scraper”, uno speciale adesivo inventato in Giappone che si attacca ma facilmente si stacca e che esiste in tante dimensioni e decorazioni.

Pensate che sono nati degli store on line che offrono parecchie cose necessarie a questa… “nuova moda”? E attenzione alle regole: curare la grafia, incollare al massimo due immagini per pagina assemblando il tutto con arte. Su youtube si trova addirittura un corso gratuito che insegna le basi dello scrapbooking (SweetBioDesign).

Sono ancora Susanna, classe 1961: mi fa piacere che si stia rilanciando la “pratica” dell’imprimere ricordi, pensieri e riflessioni sulla carta: era ora che accadesse e spero saranno in molti a sentire la voglia di farlo. Ma sorrido di regole e di nuovi modi per definire o ampliare il concetto di diario. Perché la voglia di esprimersi, raccontarsi, imprimere mediante immagini-frasi-ritagli un ricordo sulla carta, non necessita di regole o corsi – non me ne vogliate, vi prego – ma semplicemente di bisogno interiore, piacere, slancio, ingredienti del tutto naturali.

E, credetemi, ogni pagina di diario – taccuino – anonimo quaderno, seppur senza la giusta impaginazione o l’eleganza di un segno grafico, rappresenta comunque un’opera d’arte: è la vita che emerge, l’emozione che smette di nascondersi, la scrittura che vince.

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Diventare tecnologici: meglio tardi che mai!

Oramai lo sapete tutti, voi che mi seguite, la tecnologia non è il mio pane quotidiano: sono una nostalgica, è vero, ma comprendo la necessità di aprirsi al nuovo usando gli strumenti che proprio il nuovo offre. In fondo, a ben pensarci, è addirittura bello potervi raggiungere con un video, parlare con voi esternando qualcosa di più su un mio progetto andato in porto, sperare di regalarvi una breve chiacchierata che vi risulti piacevole.

Il mio Tutti gli Alfredo del mondo ha cominciato il suo viaggio nel migliore dei modi: ricevo commenti d’ogni genere ma tutti positivi, a pochi giorni dalla pubblicazione. Ed ecco spuntare le prime tre recensioni, anch’esse positive:

E poi è stato anche segnalato tra i libri della settimana dal Quotidiano del sud.

I progetti sono tanti, la scrittura chiama la scrittura e proprio il vostro apprezzamento e l’affetto che continuate a dimostrarmi alimenta le mie storie, dà vita ai personaggi, spinge a migliorare trame e intrecci. Nel caso di questo racconto però – contenuto ne Un altro Natale, Graphe.it – non vi sono trame e intrecci, non personaggi di fantasia: tutto appartiene alla mia realtà, come ho detto, a un momento della mia vita, a un incontro speciale che l’ha resa migliore. Che voi possiate leggere e capire l’importanza di ciò che ho scelto di condividere, è il più bel regalo di Natale che possiate farmi, perché avere dentro qualcosa da dire ma non trovare qualcuno che ascolta è sempre molto triste, nella scrittura così come nella vita vera. Per questo, ancora una volta, vi ringrazio e vi abbraccio tutti virtualmente (ve l’ho detto che sono diventata tecnologica, no?)

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