Susanna Trossero

scrittrice

L’esordiente ancora viva in me

Il corso di scrittura terapeutica on line prosegue e crea interazioni profonde all’interno del piccolo gruppo formatosi. Grazie a questa pratica di auto esplorazione alla portata di tutti, che non richiede particolari competenze ed è accessibile a chiunque desideri conoscere e affrontare la propria essenza, ci si lascia andare seguendo in fondo ciò che Jung ha detto:

“Chi guarda fuori sogna, chi guarda dentro si sveglia”.

Nel frattempo si va formando la classe del corso in partenza per il quale c’è ancora qualche posticino:

Oggi dalla mia terrazza vedo sole e nuvole abilmente mescolati da quella grande pittrice quale è la natura, e vago con il pensiero a quando tutto è cominciato, grazie anche al fatto di aver letto sogni e speranze di un gruppo fb nato per gli scrittori emergenti. Ricordo le emozioni contrastanti quando circa 20 anni fa spedivo i miei racconti ai concorsi letterari ma ricordo anche che era un gioco per me, entusiasmante sì ma un gioco. E questo mi permetteva di trepidare di curiosità senza però crearmi facili illusioni. Poi arrivarono le conferme, le mail di congratulazioni, i miei racconti in raccolte di autori vari, il profumo della carta che li conteneva. Ma, ancor più di tutte, una mail cambiò la mia vita: tra le varie segnalazioni e premi avevo vinto un concorso letterario che mi permetteva di far leggere a un editore serio qualcosa che avrebbe mostrato il mio nome come unico sulla copertina di un libro. Quando qualcuno decide di investire su di te tocchi il cielo con un dito, perché se è vero che la tua scrittura non necessariamente è valutabile attraverso un no ricevuto (vi ricordo che le case editrici non possono pubblicare tutto ciò che arriva loro e sono costrette a un ovvio processo di eliminazione), è anche vero che qualcuno disposto a credere in te è cibo contro ogni insicurezza.

Di tempo ne è passato davvero tanto. Eppure, quando mi accingo a scrivere, sono ancora quella esordiente in trepidazione. Spero che questo non cambi mai: si chiama entusiasmo, e dobbiamo salvaguardarlo dal tempo che passa senza abituarci ai risultati di ciò che ci è costato impegno, costanza e perché no, fatica.

Oggi voglio ringraziare la Graphe.it e tutti i miei lettori, la stampa che dedica spazio e belle parole al mio scrivere, i miei allievi dei numerosi corsi, il pubblico delle presentazioni a me dedicate, gli iscritti ai miei seminari, gli studenti delle masterclass e tutte le persone che grazie alla scrittura ho conosciuto. Non dimentico mai neppure un volto perché ogni volto è legato al mio lungo percorso.

Ogni giorno dovremmo trovare un motivo per esser grati. Ma è trovarlo senza fatica, il vero traguardo.

A domani, viandanti di questa pagina, e… ancora grazie!

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Quando non serve metterci la faccia

Nel lontano 1992, abbiamo sentito parlare per la prima volta della scrittrice Elena Ferrante: L’amore molesto, vincitore di premi prestigiosi, apprezzato dai lettori e divenuto film tre anni dopo, diretto da Mario Martone, è stato un ottimo biglietto da visita.

Da allora ne è passata, di acqua sotto i ponti: il settimanale americano Time l’ha inserita fra le 100 persone più influenti al mondo, e poi altri film, serie tv, traduzioni nel mondo… e mistero. Ancora infatti non abbiamo alcuna certezza su chi vi sia dietro lo pseudonimo Elena Ferrante, sebbene qualche nome – o ipotesi che pare sempre più concreta – sia stato fatto.

Per capire le sue ragioni, la scelta dell’anonimato, dovremmo leggere una sua pubblicazione del 2016 dal titolo La Frantumaglia, che raccoglie il suo pensiero in merito non solo alla sua scelta: vi troviamo anche riflessioni sulla scrittura, sul vissuto che le appartiene, sul percorso che l’ha portata ad essere autrice di best seller, nonché le sue risposte alle innumerevoli domande dei lettori.

Chi è Elena Ferrante? In fondo non importa. Oggi, sto parlando di lei perché ha dimostrato ai media, ai lettori, ai critici, e anche alle stesse case editrici o ai suoi colleghi scrittori, che si può raggiungere il successo “soltanto” con le proprie opere perché sono le opere a mostrare il talento, non un volto, un nome, l’essere onnipresenti a programmi televisivi, presentazioni, eventi. I libri, dovrebbero camminare da soli dopo la pubblicazione, senza la spinta dell’autore che – diciamocelo – il suo lavoro l’ha già fatto scrivendoli, no? Ovviamente se ne deve parlare, ma dei libri e non necessariamente di chi li ha scritti.

Su Wikipedia, si legge:

“La scrittrice stessa parla di un desiderio di autoconservazione del proprio privato, un desiderio di mantenere una certa distanza e non prestarsi alla spinta che alcuni scrittori hanno di mentire per apparire come ritengono che il pubblico si aspetti. Ferrante è convinta che i suoi libri non necessitino di una sua foto in copertina né di presentazioni promozionali: devono essere percepiti come “organismi autosufficienti”, a cui la presenza dell’autrice non potrebbe aggiungere nulla di decisivo”

Non importa se taluni pensano che sia stata una riuscitissima trovata, se proprio l’anonimato susciti curiosità che fa vendere. Io vorrei soltanto fare il punto sul vero protagonista delle storie che leggiamo: il libro che le racchiude. Lui merita attenzione e se funziona è di lui che si parla, senza quell’esposizione mediatica dell’autore che pare vitale più della storia stessa. Le presentazioni dei libri dovrebbero essere organizzate per e con i lettori soltanto, se ci pensate bene, perché un libro diviene loro, non appena vede la luce. Poi, se l’autore lo vuole, si mostra e ne parla, ma non dev’essere una conditio sine qua non!

E quindi, grazie Elena Ferrante, per ciò che in questi anni hai dimostrato. Per quanto può valere il mio modestissimo parere, ho apprezzato.

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Un libro, questo sconosciuto…

Scopri di più su come si fa un libro grazie a un'iniziativa lanciata dalla Graphe.it edizioni: una serie di video che raccontano i vari aspetti del mondo editoriale.

Vi siete mai domandati che cosa c’è dietro un libro? Quanti ci lavorano o come ci lavorano, al di là di chi lo ha scritto? In quali gineprai si deve destreggiare l’editore, che cosa accade dopo la scelta adatta per una collana (e come “funzionano” le collane), in quale modo si interviene nel testo, e poi la scelta della copertina, la tipografia, il lieto evento rappresentato dalla pubblicazione e così via?

Ebbene, se vi interessano il punto di vista e l’esperienza di quella mia seconda famiglia che è la Graphe.it, vi suggerisco di guardare questi video a tema: rappresentano le prime tre tappe di un affascinante viaggio nel mondo del libro, viaggio che prosegue il martedì affrontando ogni dettaglio sul tema.

Al momento sono in rete una breve introduzione al “viaggio”.

Di seguito eccovi la prima sosta per sgranchire un po’ le gambe e chiacchierare con gli editori.

La seconda tappa ci spiegherà cosa è una collana – ossatura del catalogo di una casa editrice – e come lavora chi la dirige.

Nella terza, incontrerete anche il mio punto di vista su un argomento che mi sta a cuore: tre domande e tre risposte grazie alle quali potrete scoprire come si interviene su un testo e come vengono affrontati eventuali problemi legati ad esso: funziona? Non funziona? Può migliorare? E come?

Per le altre tappe del viaggio, dovrete attendere il martedì sera (oppure su Facebook, se preferite)…

Quale è la meta? Chissà, forse una vostra pubblicazione, o la possibilità di comprendere meglio come raggiungerla. Vi aspettiamo numerosi, sia che vi piaccia leggere sia che siate appassionati di scrittura. Perché, per entrambe le due possibilità, direi possa valere la frase di Fabrizio Caramagna che dice:

Quando finisci un libro e lo chiudi, dentro c’è una pagina in più. La tua.

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