Susanna Trossero

scrittrice

L’incanto

E anche il corso breve sull’introspezione e la profondità contenute nella scrittura autobiografica è terminato, si spegne il pc e con lui le finestre da cui gli allievi e le allieve si sono affacciati…

Abbiamo visto insieme – anche se in minima parte – quanto questo genere letterario possa essere terapeutico, o divertente, o feroce, o interessante, coinvolgente oppure cibo per lo spettatore e così via: tutto dipende dall’approccio dello scrittore, da ciò che vuole indagare o condividere ed io nel nuovo gruppo ho trovato tutte queste sfaccettature, così diverse l’una dall’altra. La diversità è proprio ciò che spero sempre di incontrare, per allargare i miei orizzonti e fare scorta di nuovo: diversità come occasione di crescita e conoscenza, per non restare una via deserta ogni giorno uguale a me stessa.

I differenti registri della mente, le stratificazioni, del passato, le emozioni raccontate, i giochi di parole o la semplicità come freccia che scocca, quanto cibo per la mente, quanta ricchezza intellettuale, quanta varietà di vedute e sentimenti dietro ogni pensiero sulla carta… Un privilegio, la scrittura.

Mi incanta, la scrittura degli altri. In questo mondo di parole che oramai da tanti anni frequento, ho visto tanti autori tenere alla larga il talento altrui quasi fosse un nemico, e ho provato pena per loro. Se ami un’arte, dal talento altrui impari e migliori, del talento altrui ti abbeveri con emozione, nel talento altrui trovi motivo di piacere.

Durante i mei corsi ho sempre osservato l’eliminazione di scorie, all’opposto il restare chiusi nel proprio guscio, i danni del passato o le positive influenze, c’è chi si fa sopraffare e chi si sente più vivo, c’è chi racconta della sua prigione e chi trova la forza per segare vecchie sbarre. Muri insormontabili, pareti su cui ricavare finestrelle per scoprire ciò che c’è al di là, giri di parole o frasi dirette, evocazioni da vocaboli che uniti tra loro danno vita a qualcosa di affiorante dal privato, brandelli di indimenticabile dimenticato..

La letteratura ci salva, i pensieri scritti da altri spesso ci penetrano facendoci scoprire che da noi erano stati già pensati con altre parole, lo ha detto anche Cesare Pavese:

«Leggendo non cerchiamo idee nuove, ma pensieri già da noi pensati, che acquistano sulla pagina un suggello di conferma. Ci colpiscono degli altri le parole che risuonano in una zona già nostra – che già viviamo – e facendola vibrare ci permettono di cogliere nuovi spunti dentro di noi».

Grazie, allievi del corso di gennaio 2025, per avermi regalato nuove visioni, differenti prospettive, e grazie per aver tolto l’armatura.

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Maupassant e l’ingordigia

Mi sono resa conto da tempo, che quando tengo un corso di scrittura provo un autentico trasporto che mi è necessario per “convincere”. Come una venditrice di qualcosa, piuttosto che convincere a partecipare io cerco di convincere a scrivere! La mia passione per la scrittura e la speranza di incontrare sempre volti nuovi che la conoscano intimamente, e ancora di restare incantata da talenti, mi fanno provare un piacere enorme quando dialogo con i miei allievi. Quando li vedo sorridere di qualcosa, annuire per una affermazione, bloccarsi nell’ascolto per prendere un appunto, in me vibra la meravigliosa considerazione: ecco, gli interessa, sono arrivata dentro di loro. Secondo Maupassant, si è ghiotti come artisti ed io concordo!

Lunedì 13 è iniziato il primo corso di scrittura del 2025, un corso breve di tre incontri che verte sullo scrivere di sé, sulla scrittura autobiografia, sull’introspezione. La classe è piacevole, l’interesse vivo, la brevità del nostro tempo insieme non escluderà la possibilità di ritrovarsi per parlare ancora di scrittura ed è a questo che aspiro, perché non vorrei mai perdere coloro che a me si sono avvicinati per riversare qualcosa sulla carta, per essere stimolati a farlo e aiutati a farlo il meglio possibile.

Quando parlo di scrittura con le mie classi spero con tutta me stessa di far vibrare corde, di alimentare una passione o farla nascere dalla curiosità. Perché come ha detto qualcuno, la curiosità muove l’esplorazione. E l’esplorazione, aggiungo io, ci completa.

A volte, scrivere ci libera dalle gabbie che ci costruiamo attorno per tener fuori ciò che ci turba o che temiamo, il nuovo o l’insolito. All’interno delle grate perimetrali costruiamo la nostra comfort zone, ma lo scrivere ci spinge ad uscire, a dare nuovo cibo per la nostra memoria visiva o per quella emotiva…

E voi, siete visivi o emotivi?

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Il lunedì speciale

Le domeniche invernali possiedono sempre qualcosa di indolente, anche quando in realtà hai da fare. Quel “da fare” resta comunque ingentilito (e impigrito) da una lampada accesa, dal termosifone che ti fa sentire all’interno di una tana protetta, da un dolcetto che ti stuzzica o dalla copertina sul divano pronta a coccolarti.

Poi se ne va, il lunedì si affaccia all’ora della colazione e il programma della settimana che inizia si delinea davanti alla tisana all’arancia e a una fetta di torta. In questi anni il lunedì ha sempre avuto un vestito speciale, perché ogni mio corso – on line o in presenza – cominciava sempre in questo giorno e quando i miei “vecchi allievi storici” ancora oggi mi dicono che ho resto speciali i loro inizi di settimana mi sento tanto grata.

Oggi alle 15,30 avrà inizio il primo corso del 2025, i cui temi saranno la profondità e la verità, ovvero la scrittura autobiografica. Scrivere di sé può nascere da tante motivazioni, ma sia che ci si avvicini per lasciar traccia del proprio vissuto negli altri o per entrare in un dialogo privato con noi stessi, ha sempre e comunque valenza di auto esplorazione, una pratica a cui dedicarsi con coraggio e accettazione.

Sarà di certo un pomeriggio interessante per me, perché grazie allo scrivere si creano condivisioni importanti e spesso bellissime amicizie che durano nel tempo.

La cosa importante è sempre e comunque partire dal piacere di dedicarsi a qualcosa senza secondi fini se non quello di migliorare il proprio quotidiano, questa dovrebbe essere la massima ricompensa. Il resto, per esempio la pubblicazione come meta, è normale desiderio o aspirazione, ma non dovrebbe farci mettere in secondo piano gli intimi benefici che lo scrivere elargisce.

A proposito di pubblicazioni, la Graphe.it edizioni di Perugia, accetterà manoscritti da valutare per tutto il mese di febbraio e qui troverete tutte le informazioni e i tempi di risposta Ma voglio suggerirvi anche un test dal tono semiserio che l’editore propone prima dell’invio di un vostro manoscritto a una casa editrice, che sebbene possa far sorridere potrebbe rivelare interessanti spunti di riflessione. Ecco l’ironico questionario per aspiranti scrittori

A proposito di letture invece, al momento sono attratta dalla rilettura di Tenera è la notte (F.S. Fitzgerald) e dalla lettura di Possessione (Antonia S. Byatt. Il primo perché voglio immergermi come insegnante di scrittura ina formula romanzata di autobiografia, ovvero unire trama e personaggi fittizi a personali esperienze e a storie di vita vissuta (fermo restando che in ogni romanzo c’è molto di chi scrive); l’altro rappresenta invece una mia scelta di lettrice: La vita interiore di Moravia, il cui stile crudo e spesso disturbante mi attrae particolarmente, per quella capacità di affondare le mani anche in ciò che può essere definito amorale o di dubbio gusto.

E adesso lasciamo che il lunedì prenda il sopravvento, con il suo elenco di impegni da distribuire nella settimana appena cominciata, e che la curiosità superi il peso di ogni incombenza è ciò che vi e mi auguro, in un periodo duro per molti e carico di promesse per altri.

A presto e grazie a tutti coloro che passano di qui

Susanna

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Vi racconto una storia

Oggi vi racconto una storia… Mettetevi seduti.

Tutto comincia con una inaugurazione e con l’arrivo degli ospiti di una struttura. Siamo nella provincia di Roma, ai giorni nostri. All’interno de “Le Pleiadi”, una casa di riposo gestita da Greg Wilson, vedovo inglese legato per ragioni sentimentali al nostro territorio, non ci si annoierà di sicuro ma i presenti ancora non lo sanno. L’uomo, affiancato da Elisa, psicologa della Casa nonché suo braccio destro e saggia consigliera, è mosso da grande passione e umanità, tutte doti che credetemi gli saranno molto utili nei giorni a venire.

Tra persone che ancora non si conoscono, nel tempo comincerà una interazione molto particolare e non sempre efficace. In fondo, Le Pleiadi è una comunità, e in ogni comunità si avvicendano storie e personalità tra le più disparate, si alternano momenti drammatici o ironici, bizzarri o profondi, perché là dove ancora c’è vita, tutto può succedere. Ad ogni età.

Ognuno di noi porta con sé un ricco bagaglio d’esperienze e di conoscenze che lo rende un universo unico e sorprendente, tra indumenti, vecchie fotografie, piccoli cimeli e farmaci salvavita: storie. Nella casa di riposo si riscoprono valori come l’amicizia, la fratellanza, l’altruismo e l’amore, si superano limiti di tutta un’esistenza, taluni coronano sogni altri reimparano a sognare. E, così come nella vita vera fuori da lì, vi sono anche coloro che invece rispolverano bassezze e comportamenti poco nobili, traducendoli in pensieri e azioni.

E adesso vi domando: può mancare, un giallo, in una comunità? Può mancare il pericolo, l’intrigo di un segreto, qualcuno che trama alle spalle di altri e nasconde un orribile segreto, o un’indole crudele?

Bene, vi ho descritto qualcosa a cui tengo moltissimo, perché rappresenta per me una grande soddisfazione e un motivo di orgoglio: i miei “vecchi” allievi di un lungo corso di scrittura durato tre anni interi tra le mura di una scuola di Ostia, dopo un grande lavoro, un meraviglioso gioco di squadra e tanta fatica per arrivare ad ottenere un risultato il più possibile corretto e scorrevole ma anche intrigante, vi annunciano la nascita del loro romanzo corale “Le Pleiadi”.

Non hanno mai avuto velleità di scrittori legate ad ambizione o volontà di emergere, bensì il desiderio di dare corpo ad una passione scoperta in aula, creando qualcosa di tangibile che li unisse per sempre mentre nasceva una grande amicizia che ad oggi li lega profondamente.

Proprio per ciò che sta dietro il loro lavoro, spero che sarete in molti a leggere il romanzo e a raccontarci le vostre impressioni, premiando la determinazione, che vi assicuro è lodevole! Lo trovate cliccando qui e lo pubblicizzo con tutto l’affetto di cui sono capace ma anche da insegnante di scrittura, riconoscendone il valore, e non ultimo da lettrice: mi ha commossa, divertita, coinvolta.

Ne “Le Pleiadi” infatti ci si commuove e si ride, si incontra leggerezza e profondità. Non si trova una vicenda buona e poco credibile; a qualunque età, ogni gruppo formatosi in circostanze d’ogni genere è composto da persone differenti che in maniera differente pensano e agiscono, dunque anche in questa piccola comunità avviene di tutto: incontri, scontri, lacrime, sorrisi, piccole grandi follie o stati depressivi, ennesime mutilazioni o doni inaspettati. Nonché un giallo vero e proprio o la presenza di un nemico che rema contro la casa di riposo per mere questioni economiche. Nonostante l’ambientazione, è un libro per tutti.

I cinque autori hanno creato lo pseudonimo di Susanna Dempe. Il cognome riporta la lettera iniziale di ciascun nome (Damiano, Elda, Marina, Patrizia, Emanuela), e Susanna è il nome della loro insegnante di scrittura narrativa, ovvero il mio.

Ne sono onorata, e non ho parole per spiegarvi quanto!

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Un ponte che unisce

Giugno, il mese che preferisco, quello del mio compleanno, quando l’estate si affaccia all’improvviso e ha fretta di scalzare la primavera, le giornate si fanno lunghe lunghe lunghe e i giubbotti finiscono nei ripiani alti dell’armadio. Il profumo dei gelsomini mi avvolge e mentre tanti sui social cominciano già a lamentarsi del caldo io ne gioisco, con la mia indole da lucertola.

I social…

A volte continuo a stupirmi per l’uso che ne viene fatto, per quel manifestarsi di mancanza di empatia, per la piega che prendono certi commenti… Nel 2024 leggo tante assurdità che spesso sembrano andare in crescendo e mi lasciano attonita. Mi si dice “Ancora non ti sei abituata? Ancora ti sorprendi?” e io nutro la speranza che resteremo in tanti a continuare a sorprenderci e ad avere reazioni, perché sarà questo a salvarci davvero.

Perdonate l’esternazione, preferisco non perdere tempo a spiegarvi per esteso la ragione delle mie parole, darei spazio a qualcosa che spazio non merita.

Invece vorrei dirvi che quando finisce un corso di scrittura, i lunedì paiono svuotarsi. Il piccolo gruppo tutto al femminile che ha condiviso con me ben 30 ore mi ha lasciato qualcosa di importante che va oltre le parole che insieme abbiamo scritto e fatto funzionare.

Ecco, per intenderci, un corso di scrittura non è semplicemente l’incontro
tra chi spiega tecniche e regole e chi le impara, non per me, non è solo
questo che desidero.
Nella scrittura affiora ciò che siamo o siamo stati, ciò che vorremmo essere
o evitare.
Se ci si lascia andare a questa sorta di magia a volte scomoda ma più
spesso fonte di benessere, ci si ritaglia un luogo in cui ricominciare a
vivere con i 5 sensi che là finalmente trovano spazio e voce, di solito
boicottati da incombenze, fretta, quotidiano, circostanze.
Quando accade, ci si apre agli altri e i lunedì di un corso di scrittura ci
fanno ricchi.
Di questa ricchezza ricevuta, voglio ringraziare le allieve del Corso di Scrittura
2024 ma anche gli allievi degli anni precedenti, i quali mi hanno dimostrato con affetto che non ci si perde se davvero lo si desidera, e che quel ponte ostinato di cui altri hanno scritto, che unisce lettori e scrittori, esiste, è reale, attende di essere attraversato e di creare legami.

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