
Aprendo il cassetto dei ricordi, ho riesumato la fontanella d’acqua dolce situata a metà strada tra la mia spiaggia preferita e la casa dell’infanzia, a Carbonia. Si andava a Porto Pino, a sud ovest della Sardegna: distesa di sabbia bianchissima e fine come farina, pineta, acque cristalline, laguna, dune meravigliose. Il mio paradiso in terra insomma, e si passavano le giornate in pieno beato relax: mia madre prendeva il sole oppure organizzava succulente merende e io e mio padre ci inventavamo giochi e avventure. Osservavamo le battaglie tra granchi, costruivamo castelli di sabbia e dighe, raccoglievamo conchiglie per decorarli, facevamo lunghe passeggiate, o stavamo a curiosare tra i pescetti delle lagune. Questo quando non stavamo immersi in acqua, tra lumachelle di mare e mitre, a godere di quell’acqua trasparente.
Durante il viaggio di rientro, odorosi di salsedine e con la stanchezza tipica delle lunghe giornate di mare, ci si fermava proprio alla fontanella, che in realtà era una grossa vasca in pietra rettangolare che fungeva da abbeveratoio per animali e il cui getto d’acqua era continuo. La sosta era imposta da mia madre, necessaria a lavar via la sabbia dai piedi prima di andare a casa, “Altrimenti poi sporcate tutto”, diceva. Ci si arrivava che il sole stava tramontando e il cielo mandava striature di rosso.
Stasera, 9 febbraio, il cielo regala le stesse striature. Ogni anno, in questa data, di solito soffia un vento cattivo così come quel lontano 9 febbraio in cui mio padre ci ha lasciati, vinto da un male impietoso a soli 56 anni. Ogni anno, il medesimo vento soffia gelandomi il cuore, ma stranamente in questo 9 febbraio per la prima volta tutto è immobile e il tramonto è bellissimo. Ogni cosa mi riporta alla fontanella e non al lenzuolo bianco di quella notte. E di bianco, oggi, dal cassetto dei ricordi è affiorata solo la sabbia della mia Sardegna. Lo considero un regalo, che rende questo anniversario meno triste. Forse perché quest’anno lui e mia madre si sono riuniti, non so. Mi piace considerarlo un loro dono, un segno che stanno bene ovunque adesso siano.

Piena di te è la curva del silenzio.
(Pablo Neruda)
Acquarello di Franco Pretti
