Susanna Trossero

scrittrice

La delicata arte dello stare al mondo

Mi capita spesso di tirare i remi in barca. Di lasciare queste pagine assenti di me per un poco, e scegliere di spingere il mio pensiero verso introspezioni private.

In questi giorni ho riflettuto molto su alcune cose importanti, dall’amicizia alle dinamiche lavorative, ho messo ordine con franchezza in alcune situazioni e ho compreso la distanza tra ciò che a volte ci si aspetta rispetto a ciò che si può ricevere. Il dialogo, in questa distanza, è fondamentale, così come lo è l’apertura, ma ancor più è importante far sì che ciò di cui ci circondiamo rappresenti un valore aggiunto.

Sono i rapporti con gli altri, ad insegnarci molto di noi. Io vi ho trovato un potere arricchente sempre, anche quando le cose non sono andate bene. Aprirsi al mondo, condividere, rapportarsi, sottrarsi quando necessario o fare un passo avanti quando è bene.

Quest’arte, l’abbiamo imparata da ragazzi, noi della mia generazione. Quando non c’erano social ma cortili e piazze in cui ridere, discutere, o abbracciarci o confessare. Vivevamo in gruppo e nel gruppo crescevamo. Non avevamo 2000 followers assenti ma amici presenti.

Apparentemente giudicante, in realtà sto dicendo che le dinamiche relazionali le abbiamo vissute fin da subito, ci siamo cresciuti, ci hanno sfamato o affamato.

Non ricordo un solo giorno da cuore in inverno in cui fossi sola. E allo stesso modo ho sempre amato la solitudine. Equilibri imparati nel corso della vita, che al mio vivere hanno fornito capacità di individuare tutto ciò che in me esercita potere disturbante ma anche ciò che mi infonde la bellezza del vivere stesso.

Riflessioni da flusso di coscienza in un giorno freddo e piovoso, con la mente che all’improvviso si sta aprendo a nuovi progetti e desideri, a nuove letture e voglia di scrivere. Non ho il cuore in inverno adesso e mi sento fortunata per l’amore che sento attorno a me, per il calore che ricevo, per le nuove conoscenze che la scrittura mi sta regalando, per la carica che mi viene elargita dai libri che leggo. Lo so, a molti sembra assurdo, ma da tutta la vita leggere mi fornisce strumenti che aprono al desiderio di nuovo, alla rinnovata volontà di abbracciare le giornate con spirito diverso.

Costruire. Lasciare che sotto la gelida coltre di neve che a volte la mente crea, il cuore abbia la meglio cibandosi d’altro.

Domani sarò tra i ragazzi di un istituto superiore: quale miglior cura quando si sente freddo?

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La scoperta degli altri è scoperta di sé

Stasera mi sento bene: appagata, gratificata, arricchita e tanto altro, forse.

Oggi è terminato il corso di scrittura che aveva come tema i flâneurs, ovvero coloro che “vagano oziosamente per le vie cittadine, senza fretta, sperimentando e provando emozioni nell’osservare il paesaggio” (così dice Wikipedia).

Tre incontri in cui mi ponevo come obiettivo non tanto insegnare a scrivere quanto insegnare a osservare, riappropriandosi del senso di meraviglia di cui dispone un bambino ma mescolandolo alle adulte malinconie, poiché entrambi gli stati d’animo fusi insieme danno vita a una narrazione vibrante. Perché l’atto dello scrivere è una diretta conseguenza del soffermarsi a guardare. Che cosa? Tutto, dalle più grandi alle più piccole cose. Anzi, sono proprio queste ultime ad essere le più intense portatrici di emozioni e storie.

Ogni luogo, edificio, volto, strada, possono generare in noi una storia e sarà il nostro sguardo a rendere tutto più suggestivo, affascinante, speciale nella normalità.

Ringrazio Franca, che con il suo racconto “Le lenzuola” ci ha condotti tutti – mediante il suo flusso di coscienza – all’interno di un ricordo in cui rispecchiarci anche noi in un processo comunicativo che unisce. E ringrazio Anna, che alla ricerca del silenzio ci ha invece raccontato dell’invasione di rumori che – seppur invadenti e portatori di dubbi e timori – sono stati esorcizzati dalla sua capacità di renderli note musicali o ricordo di viaggio. E Antonio che, rivelando un suo stile, ha mescolato il flusso di coscienza con un momento introspettivo, lasciando che il divagare del pensiero venga poi trascritto sulla pagina. Ed è così che ci ha portato nella cucina di casa al mattino, nella pacata pigrizia del risveglio.

Antonietta ci ha offerto invece quella ramificazione del pensiero che, davanti a tappi di bottiglia incastonati nell’asfalto, conduce a pensieri profondi e a fare un bilancio sui cambiamenti che ci appaiono all’improvviso davanti agli occhi, in un momento qualunque della giornata e in una porzione di quartiere che è casa ma che attraverso un nuovo sguardo racconta una storia.

Condivisioni. Per le quali ringrazio sinceramente anche gli altri partecipanti: mi avete detto una cosa bellissima oggi, ovvero che dopo questi tre incontri avete cambiato modo di guardarvi attorno e il vostro pensiero si è fatto più ricettivo, aperto, desideroso di apprendere sfumature e dettagli.

Grazie. Era questo lo scopo del corso, e personalmente ne ho ricavato un grande arricchimento perché mi avete regalato anche se per poche ore i vostri occhi e ciò che vi sta dietro. Non perdiamoci, la scoperta degli altri è scoperta di sé

Vostra Susanna

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