Susanna Trossero

scrittrice

Sognando il domani

Oggi, 1 febbraio, la domenica è stata accolta da un tiepido sole. Non un alito di vento, il cielo pulito sulla capitale, la visione nitida dell’orizzonte fuori di casa.

Ho pensato che l’oggi non conta mai abbastanza. Sogniamo il futuro caricandolo dell’arduo compito di renderci felici, vaghiamo nel passato mescolando ricordi, rimorsi, rimpianti e spesso lo colpevolizziamo per tutto ciò che non è stato e avrebbe dovuto, e per tutto ciò che invece è stato e non necessariamente ci ha lasciati soddisfatti.

Viviamo tra ieri e domani, perennemente in un’attesa speranzosa di ciò che accadrà o rammaricandoci di ciò che è già accaduto.

E in questo procedere senza fermarsi mai o non procedere per via di quel guardarsi indietro, perdiamo la vita, non cogliamo l’unica certezza che ci può dare: il presente. Il presente da riempire, il presente in cui fare, scoprire, vedere. Vivere. Semplicemente.

Lo facciamo tutti, lo faccio anche io, nelle piccole cose quanto nelle grandi. Da domani voglio mangiare più sano, nei prossimi giorni farò quella telefonata, da lunedì voglio praticare esercizio fisico, la prossima settimana organizzo un incontro: domani, la prossima settimana, lunedì…

Perché niente mai accade oggi? Perché lasciamo che oggi diventi ieri in un andare senza salutare?

Il tempo è tiranno, scorre veloce, in un attimo è tutto un rammentare: le vecchie canzoni, la mensa universitaria con l’amica del cuore, il profumo dello shampoo alla mela verde dopo una giornata al mare, i jeans Levi’s, il vento sulla faccia durante le corse sfrenate in bici, gli sguardi, il fumo finto in discoteca, la Volkswagen rubata al padre di un’amica in cui stare in troppe, stipate come sardine, e il primo lavoro, i tantissimi volti che abbiamo incrociato, quelli che hanno contato e quelli da dimenticare… Pensateci: il presente era tutto, il resto non contava e il futuro pareva qualcosa che non ci riguardasse.

Quand’è che abbiamo cambiato le cose? Quando, l’oggi ha cominciato a perdere importanza?

No, non è il tempo ad essere tiranno, siamo noi a lasciarlo andare rimandando la vita vera convinti di averne ancora tantissimo. Si dice che da giovani si è stupidi e incoscienti, che la saggezza arriva con l’età e le esperienze ma… E se invece fosse il contrario? La ragazza che ero sapeva molto più di me cosa fosse il presente, soltanto per questo la rimpiango. Ha fatto un sacco di errori di valutazione – ancora ne fa ma un po’ meno – però era innamorata del presente.

Ebbene: non da domani ma da oggi, rivoglio il mio presente. Perché…

Ci sono solo due giorni all’anno in cui non puoi fare niente: uno si chiama ieri, l’altro si chiama domani, perciò oggi è il giorno giusto per amare, credere, fare e, principalmente, vivere.
(Dalai Lama)

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Saracinesche chiuse

Saracinesche chiuse

Un fiume in piena, lo scorrere del tempo.

Inarrestabile, ha già lasciato dietro di sé il Natale e tutte quelle giornate di festa in cui ancor più si corre: acquisti, pranzi e cene da organizzare, doni da impacchettare, addobbi, incontri, telefonate…

Dopo i grandi festeggiamenti – almeno per i più – con orge di cibo e tanta compagnia, adesso ci si appresta ad affrontare concretamente progetti, promesse, buoni propositi. Il 2019 fa parte del passato e va a sommarsi con tutti quegli anni precedenti vissuti in attesa di quello successivo: sì, siamo sempre in attesa di qualcosa che deve arrivare, e spesso guardiamo al passato con occhio severo e accusatore (quando non malinconico o nostalgico).

Il primo gennaio mi sono regalata una passeggiata in piena solitudine. Era mattino, il cielo terso, i rami nudi degli alberi immobili, non un alito di vento.

Mi è piaciuto, il silenzio dopo tanti botti, voci, e auto che vanno via, saluti dalle finestre, musica dalle terrazze.

Una pace irreale, di saracinesche chiuse, di persone ancora sotto le coperte, di energico freddo sul viso. Soltanto un uomo che fumava il sigaro, una lavatrice in moto, lontana, che riportava a un quotidiano normale, consueto. E dei piccioni in cerca di briciole.

Il 2020, per quelli della mia generazione appare quasi come un film di fantascienza; faccio parte di coloro che ricordano “Spazio 1999” o “2001 odissea nello spazio”, per intenderci. Comunque sia, è davvero arrivato e a guardarle bene – quelle saracinesche chiuse per la via deserta – mi sono chiesta se sia giunto il momento per tutti noi di considerare gli anni passati e densi di “avrei dovuto” o di “non avrei dovuto”, bagaglio da metter via una volta per tutte.

Far sì che ieri divenga quartiere di serrande abbassate, e trasformare l’oggi in vero punto di partenza, ma non per sperare in un domani migliore – altrimenti cominceremmo ad attendere il 2021 – bensì per vivere meglio l’oggi.

Ecco, mentre tutti ancora dormivano io a questo pensavo, ispirata dalla magia del silenzio e dai negozi chiusi.

Mi piace, camminare da sola. E guardare l’oggi pensando che è lui, il vero futuro.

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