Susanna Trossero

scrittrice

Per Natale regalate abbracci

«Ci sarà tempo per pentirsi, dici a te stesso, perché sotto sotto lo sai che ti pentirai, ma non ti interessa. È addirittura bello, soccombere».

Pentirsi o andare avanti pronti a pagare il prezzo che verrà? Meglio un pentimento che un rimpianto, forse. Lo dice Enea, altro testimone del mio “Il male d’amore” che in realtà è di tutti voi: di chi si è offerto di partecipare mettendosi a nudo, di chi lo leggerà, di chi si sentirà meno solo incontrando riflessioni d’altri che forse gli appartengono, e di chi proverà empatia pur vivendo una bellissima storia d’amore.

Natale è oramai alle porte, e se è vero che non è mai un giorno di festa a cambiare le cose, è anche vero che il 25 dicembre regala l’occasione di riunirsi per passare un po’ di tempo insieme ai nostri cari, tempo che a volte ci sembra impossibile da ritagliare per via del lavoro, delle distanze, delle incombenze, di stanchezza e chissà che altro. Mi piace pensare che in questo giorno particolare, sia data la possibilità a chi si sente solo di provare il calore di un abbraccio, e spero non ne sarete avari perché gli abbracci non costano nulla eppure fanno tanto bene (e dovremmo averne una scorta da dare e da ricevere tutto l’anno!).

Oggi io voglio abbracciare Alma, che sogna di vedere le lacrime trasformarsi in nebbia e che ha tantissima positività dentro, nonostante tutto. Perché, a volte, “La vita può essere capita solo all’indietro ma va vissuta in avanti” (Soren Kierkegaard).

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Rifiutare se stessi o sorridere alla vita?

Via via che passano i giorni, continuiamo – la Graphe.it ed io – a presentarvi i testimoni del mio “Il male d’amore”, in uscita il prossimo gennaio.

Damiano, 62 anni, per esempio è colui che teme di dover pagare un alto prezzo alla fortuna avuta nella vita: «A chi gli è sfuggito o gli ha resistito in giovinezza, forse il mal d’amore – lungi dal non esistere – si manifesta in età avanzata».

L’ironia, nel suo pezzo, non manca e alleggerisce il tema trattato, eppure la profondità affiora tra le righe che avrete modo di leggere: soffrire per amore, qualunque sia la ragione che ci porta a provare un simile patimento, fa paura a tutti!

Rileggendo una delle mie pubblicazioni del passato, in questo caso “E tra le mura il cuore…”, del 2010 e sempre Graphe.it, sono incappata in alcune mie parole:

“Tappeto di foglie mielate, accomuna selciati di provincia avvolgendomi come malinconiche sciarpe da cui, con rovinoso masochismo, mi faccio strangolare. L’autunno, è autunno ovunque. “

Ecco, forse è l’autunno a rappresentare meglio un amore finito: i colori, la struggente malinconia delle giornate che si accorciano, la nostalgia di ciò che era e che finisce ai piedi degli alberi, sotto le scarpe della gente…

Una chiacchierata con Damiano, sul tema delle storie finite, mi fece comprendere il suo punto di vista proprio sul “rovinoso masochismo” di cui sopra ed è forse vero che a volte crogiolarsi nel dolore ci aiuta a non dimenticare qualcuno che non vogliamo lasciare andare, a discapito del nostro benessere.

Questo mio libro, ha dato vita a tante riflessioni – mie e d’altri – veramente interessanti. Per esempio, ascoltare Andrea di 41 anni, il quale nella sua testimonianza scrive che «Se aveva smesso di amarmi, qualcosa di sbagliato in me c’era. Dall’essere rifiutato a rifiutare se stessi, il passo è fin troppo breve», ricorda quanto sia facile cadere vittima di questo equivoco. L’inadeguatezza, la ferita dei non amati, alimenta la concreta possibilità di permettere che gli altri ci schiaccino. In qualche modo, mettiamo loro in mano un’arma carica…

Sono davvero così difficili, i rapporti di coppia? O forse siamo noi che insicuri e vulnerabili, non cerchiamo un valore aggiunto alla nostra vita bensì il soddisfacimento di un bisogno, il superamento della paura di star soli, o la rassicurazione che esistiamo, ma solo negli occhi di chi ci guarda con amore.

Un lavoro interessante, che spero porterà a nuovi spunti di riflessione e condivisioni profonde: queste sono le cose più belle che ho ricevuto dalla pubblicazione di ogni mio libro, e che attraverso email, incontri agli eventi, nuove conoscenze, mi hanno sempre arricchita alimentando la mia voglia di continuare a scrivere. E di questo, mai finirò di ringraziarvi!

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C’era una volta Antonio

Ogni storia che si rispetti iniziava con “C’era una volta…”, lo ricordate? Tipica espressione utilizzata nelle fiabe che risale quasi all’origine della scrittura, se pensate che fu usata dagli antichi babilonesi! Da noi in Italia è diventata canonica più o meno nel 1300 e da allora non ci ha più lasciati.

Quella di Antonio, altro testimone del mio “Il male d’amore” in uscita a gennaio grazie alla Graphe.it, non è una fiaba ma della fiaba ha proprio il “c’era una volta”:

«Quante volte, stretto fra le sue braccia, ero stato tentato di dirgli “ti amo” ma sentivo che se lo avessi fatto, lui, il suo “anch’io” non l’avrebbe detto», racconta. C’era una volta una storia che ha lasciato in lui il segno ma che fa parte del passato, dal passato arriva per riversarsi tra le pagine del libro e diviene parte di tutti noi che la leggeremo.

Si chiama condivisione, e il piacere di questa azione che sempre aiuta a ricordare che gli altri siamo noi, è insieme alla “comprensione” pilastro del mio saggio, addirittura fondamenta.

Antonio ci insegna a non vergognarci delle nostre vulnerabilità, perché anche all’interno di esse è apprezzabile il coraggio di lasciarsi andare, di mettersi in gioco comunque vada senza poi rammaricarsene. E, soprattutto, dopo aver tenuto la testa tra le mani, a rialzarsi e guardare avanti.

Si chiama vivere, e il vivere è fatto di ricominciare, ancora e ancora… Perché, come diceva Oscar Wilde, “Vivere è la cosa più rara al mondo. La maggior parte della gente esiste, ecco tutto”.

E allora, C’era una volta Antonio, personaggio di un libro ma figura reale, capace ancora di sognare il lieto fine di ogni fiaba che si rispetti.

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