Susanna Trossero

scrittrice

La casa che brilla di libri e lucine

La casa brilla di sogni dell’infanzia, con il villaggio di Babbo Natale, lucine colorate, l’abete, le candele rosse e oro, gingilli e ricordini di feste passate regalati dagli amici più cari. E adesso?

E adesso si prova a non vedere tra i finti aghi verde scuro ciò che manca. Quei giorni lontani, le voci, il tintinnare di bicchieri del servizio buono, il campanello che suona e porta tutti gli altri commensali, l’auto degli zii al parcheggio, il luna park proprio sotto casa che manda i dischi di Raffaella Carrà…

Ecco, si prova a non vedere. E a non sentire.

Si riparte da qui, contando non le mancanze ma le presenze che ancora scaldano il cuore e fanno sentire amati, fortunati, ci fanno esistere ora come allora, tra le luminarie e la corsa ai regali.

Mi guardo attorno e la casa mi piace, è tana, e quei giochi di luce qualcosa sanno ancora restituire. In nome del passato e di ciò che ho avuto, voglio un presente di colori anche per chi non c’è più. E sarà ancora Natale, lo prometto. A loro e a me.

In questi giorni, per esorcizzare la malinconia, mi sono tuffata in quell’altrove che i libri mi sanno dare e mi sono ritrovata tra le mani un vecchio romanzo degli anni ’70, “Forse non sei così importante” di Marica Razza ((Trevi Edizioni), uno stile che sfiora il flusso di coscienza ma con una perfetta cura delle parole. La voce narrante offre una sincerità spiazzante che tocca tanti aspetti del privato, dai sentimenti al sesso, dalle aspettative all’evasione, solitudine e ricerca.

Frasi bellissime, elucubrazioni incisive, dubbi in cui ritrovarsi, coinvolgimenti e motivi di riflessione, nonché una disturbante visione dell’omosessualità filtrata dagli anni in cui è affrontata. Da leggere di sicuro.

Invece non sono riuscita a proseguire il romanzo “Domani nella battaglia pensa a me” di Javier Marìas (Super ET) perché troppo… denso. Non so come spiegare con altre parole. L’inizio mi ha colpita e per un po’ ho proseguito perché la situazione era particolarissima e mi incuriosiva, ma nonostante la indiscussa capacità narrativa di un autore pluripremiato, ad un certo punto mi sono sentita annegare tra le parole e lo stesso effetto visivo delle pagine – dopo il punto non va mai a capo – contribuiva a non darmi respiro. Non so se e quando riprenderò questo romanzo, ma per il momento ho rinunciato in favore di “Gelosia” di Camilla Baresani (La Nave di Teseo), avvincente storia da cui non riesco più a staccarmi! Ma non vi dico altro, anche perché al momento sono a metà strada.

Aggiungo però che questo è un libro che mi fa riflettere sui rapporti umani e sulle mille sfaccettature che ci differenziano gli uni dagli altri, e mi rendo conto che più si cresce meno si è disposti a nutrirci di ciò che non ci sfama. In fondo è giusto: dopo tanto vagare alla ricerca di persone che parlano la nostra stessa lingua e dopo la gioia di averne incontrate, diventiamo selettivi nei legami più profondi, d’amore o d’amicizia, e smettiamo di aver voglia di spiegare.

Libri, vita vera, luci di Natale. Oggi ho mescolato tutto insieme così come si fa davanti a un’amica con la quale si sta prendendo un tè, non è vero?

Il mio è alla vaniglia, e il vostro?

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Buon Natale a tutti voi

Auguri di buon Natale!

La crisi, il lavoro che non c’è, malumori e scontento, calano stipendi e pensioni ma non i prezzi né le tasse, la coppia che scoppia e la natura imbizzarrita… ma noi siamo ancora qui, ad organizzare un Natale che ci veda attorno alla tavola vestita a festa in compagnia di chi ci è caro, a scegliere piccoli regali, a incantarci davanti a luci e luminarie che abbelliscono le vie di negozianti speranzosi. Il ricordo di abeti dell’infanzia è per me collegato al calore di riunioni familiari mai obbligate bensì sempre tanto attese: una dolce scusa per rivedersi tutti e ridere insieme, far tintinnare posate e sporcarsi i vestiti di quel tremendo zucchero a velo del Pandoro, o sperare di vincere piccoli “malloppi” a tombola. Ecco, per me il Natale è sempre stato un pretesto per far prendere l’aereo agli zii lontani, per avere vicini i cugini, per andare con mio padre a raccogliere il muschio da usare per il presepe, nel quale pretendevo ci fossero elefanti e tigri a brucare con le pecore. Mi piace pensare di essere stata fortunata, per tutti quei sorrisi ricevuti e per gli abbracci di un tempo ma che ancora oggi ricevo, e che voglio donare – anche se da lontano – a tutti i miei cari, agli amici di vecchia data e a quelli nuovi di zecca, alle conoscenze fatte durante le presentazioni dei miei libri, alle tante persone indimenticabili che ho incontrato sulla mia strada e che hanno camminato con me, non importa per quanto, purché siano da ricordare.

E voglio chiedere proprio al Babbo Natale dell’infanzia, di regalar loro gli abbracci che io ho avuto la fortuna di ricevere fino ad oggi, quelli sinceri e non di circostanza, che sanno scaldare il cuore e far sentire meno soli.

Buon Natale a tutti voi, ovunque siate

Vostra
Susanna

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