Susanna Trossero

scrittrice

Maupassant e l’ingordigia

Mi sono resa conto da tempo, che quando tengo un corso di scrittura provo un autentico trasporto che mi è necessario per “convincere”. Come una venditrice di qualcosa, piuttosto che convincere a partecipare io cerco di convincere a scrivere! La mia passione per la scrittura e la speranza di incontrare sempre volti nuovi che la conoscano intimamente, e ancora di restare incantata da talenti, mi fanno provare un piacere enorme quando dialogo con i miei allievi. Quando li vedo sorridere di qualcosa, annuire per una affermazione, bloccarsi nell’ascolto per prendere un appunto, in me vibra la meravigliosa considerazione: ecco, gli interessa, sono arrivata dentro di loro. Secondo Maupassant, si è ghiotti come artisti ed io concordo!

Lunedì 13 è iniziato il primo corso di scrittura del 2025, un corso breve di tre incontri che verte sullo scrivere di sé, sulla scrittura autobiografia, sull’introspezione. La classe è piacevole, l’interesse vivo, la brevità del nostro tempo insieme non escluderà la possibilità di ritrovarsi per parlare ancora di scrittura ed è a questo che aspiro, perché non vorrei mai perdere coloro che a me si sono avvicinati per riversare qualcosa sulla carta, per essere stimolati a farlo e aiutati a farlo il meglio possibile.

Quando parlo di scrittura con le mie classi spero con tutta me stessa di far vibrare corde, di alimentare una passione o farla nascere dalla curiosità. Perché come ha detto qualcuno, la curiosità muove l’esplorazione. E l’esplorazione, aggiungo io, ci completa.

A volte, scrivere ci libera dalle gabbie che ci costruiamo attorno per tener fuori ciò che ci turba o che temiamo, il nuovo o l’insolito. All’interno delle grate perimetrali costruiamo la nostra comfort zone, ma lo scrivere ci spinge ad uscire, a dare nuovo cibo per la nostra memoria visiva o per quella emotiva…

E voi, siete visivi o emotivi?

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Non mi piacciono gli eroi

Siamo tutti, personaggi di una storia. Ora protagonisti, ora comprimari, di supporto o di passaggio, da ricordare o dimenticare. Attori principali del nostro vivere, comparse in quello d’altri, siamo parte del romanzo della vita, a volte così ricco di colpi di scena o così avventuroso da far le scarpe alla letteratura!

Una volta presentai un romanzo a una nota casa editrice, e mi fu detto che dovevo lavorarci ancora perché nella trama avvenivano troppe cose, troppe erano le situazioni affrontate. In realtà era tratto da una storia vera e dunque peripezie e vicissitudini rappresentavano accadimenti non romanzati, anche per questo decisi poi di non far nulla perché venisse pubblicato. Insomma, ciò che cerco di dire è che ogni storia, reale o romanzata, può scorrere placida in acque tranquille o navigare incontrando serie difficoltà per via di continui colpi di scena.

Nella narrativa, sono i personaggi (come nella vita) a provocare intrecci e creare rapporti che ci appassionano. I loro desideri (un personaggio deve averne), i tentativi di realizzarli o l’impossibilità di farlo, conferiscono ritmo provocando coinvolgimento.

Personalmente amo quelli imperfetti, che falliscono o si arrendono alle loro debolezze, che compiono azioni poco nobili o che finiscono per creare situazioni da tenere nascoste, per esempio. Gli eroi, in letteratura, sono quelli che riescono in un’impresa dove chiunque altro fallirebbe: antipatici no?

Non mi piacciono i personaggi statici (neppure le persone), quelli che non cambiano mai, mentre all’opposto preferisco quelli che compiono un percorso, che hanno un’evoluzione, in male o in bene.

Ho amato il personaggio di Bel-Ami di Maupassant perché mi ha irritato non poco; ho abbracciato Valeria de “Il quaderno proibito” (Alba de Céspedes), per la sua sincera confusione; ho riso con l’anziano scorbutico de “Un calcio in bocca fa miracoli” (Marco Presta) per le sue azioni da ragazzaccio… Potrei continuare all’infinito perché tanti sono i personaggi che sono entrati a far parte del mio quotidiano grazie ai libri, ma non vorrei dilungarmi e mi piacerebbe conoscere quelli che voi avete apprezzato di più.

Nel frattempo, eccovi un’altra pillola di scrittura: stavolta, il mio video parla di… Indovinate un po’? I personaggi.

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Ammalarsi in compagnia di Maupassant

bel ami

In quelle giornate di tedioso malessere, quando i primi freddi colpiscono con l’indolenza provocata dalla febbre o da quello stato fisico che rende tutto ovattato, non resta che leggere. Lasciarsi andare agli altrui pensieri, a riflessioni di questo o quell’altro scrittore, abbeverarsi di realtà che magari non ci appartengono (o forse sì), e spaziare lontano, oltre la porta di casa sebbene chiusi all’interno. Leggere per saziarsi di qualcosa di buono che ti penetra dentro, ti avvolge, ti lusinga o ti disturba; leggere per ritrovare ciò che è in noi e che teniamo abilmente nascosto, per immalinconirci o per emozionarci, per sentirci nostalgici o per riconoscere le nevrosi di un autore come proprie. Il turbamento dell’immaginario nasce là, in quella pagina sulla quale ci si sofferma, tra le righe da sottolineare, in quei capitoli che sono quadri, dipinti da elaborare…

Ho incontrato Maupassant tra uno starnuto e uno sciroppo, e subito l’ho amato. Il suo romanzo “Bel-Ami” stava ancora incellofanato su uno dei tanti ripiani della mia libreria, acquistato in una qualche fiera del libro per curiosità, ma poi dimenticato. L’ho cominciato senza slancio, così come a volte ci si avvicina ad un cibo sconosciuto davanti al quale dirsi “perché no?” ma ci è voluto un attimo, una sola pagina, perché io e il romanzo diventassimo tutt’uno!

L’angoscia della realtà, l’ipocrisia dei benpensanti, il disgusto verso la piccola borghesia opportunista, la pochezza dell’umanità… un romanzo pubblicato nel 1885 come può raccontare di noi? Come può illuminarci oggi? Ebbene, il suo intreccio regala grandi verità – discutibili o amorali che sembrino – e schiettezza della quale ci vergogneremmo… Quanto c’è di Maupassant in queste descrizioni e in queste amare riflessioni? Ah, saperlo!

“Bisognerebbe amare, amare follemente, senza vedere ciò che si ama. Perché vedere è comprendere, e comprendere è disprezzare.”

Duro, cinico, cupo eppure così attraente nella sua visione di ciò che lo circonda, o che circonda i suoi personaggi, la politica, la società, i rapporti umani!
Affascinante – perché terribilmente spaventosa – la visione della morte, così ben descritta da disturbare e lasciare addosso un senso d’angoscia e di verità spesso negata perché temuta… E che dire della visione invece dell’amore, di una nobildonna che preferisce amanti che non la amino?

“Mio caro amico, per me un uomo innamorato è radiato dal novero dei viventi. Diventa idiota, e non soltanto idiota, ma pericoloso. Con le persone che si innamorano, o che pretendono di essere innamorate, tronco ogni rapporto intimo, primo perché mi annoiano, secondo perché le considero infide, come un cane rabbioso che può sempre avere una crisi. Così le metto in quarantena morale fino a che la malattia non gli passa.”

Benedetta, l’influenza e il disagio causato da un colpo di freddo, se regala delizie letterarie inaspettate.

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