Susanna Trossero

scrittrice

Momenti di marzo

Che bei giorni, quelli trascorsi di recente… Una mega festa di compleanno di un amico caro che ci ha riuniti tutti nella mia cittadina, poi colazioni pranzi e cene tra volti indimenticabili e indimenticati, momenti di condivisione circondata ad ogni ora da affetti collaudati, la mia dolce e amata cuginetta una settimana da me… Ricorderò questo marzo come un dono prezioso e stracolmo di abbracci, risate, calore e tanto tanto amore.

Sapete una cosa? Sono andata a ballare! Lo storico DJ Faber Cucchetti sta da tempo allietando la mia generazione con le sue serate anni ’80 e per una sera mi è sembrato di tornare indietro nel tempo! Il vero miracolo è stato vedere una gran folla di attempati come me divertirsi a suon di musica senza mai avere un telefonino in mano, ci credereste? Fantastico!

E poi ho fatto la  flâneur nella capitale, camminando per ore guardandomi attorno, osservando la gente, captando discorsi, abbeverandomi dei colori che la fine dell’inverno regala a piazze e monumenti, vicoli e cupole. Sui camminatori senza meta, tempo fa ho scritto un articolo che spero possa piacervi, lo trovate cliccando qui.

Fa ancora freddino eppure qualcosa sta cambiando, l’aria si fa promettente mentre le giornate si allungano ed io ho una gran voglia di scrivere nel mio angolino di casa preferito, ma anche di leggere. E, a proposito di scrittura, voglio segnalarvi altri due miei articoli pubblicati dalla Graphe.it edizioni: uno è sulle librerie storiche di Londra, quelle che vi portano fuori dal tempo tra atmosfere vittoriane, legno massello, ferro battuto, regalando suggestioni uniche e indimenticabili. L’altro invece ha un contenuto più triste, i suicidi in letteratura : romanzi o autori, verità o fantasia, il dolore personale che dà vita a opere immortali, ma anche la mortalità dei grandi autori che non hanno trovato salvezza nelle loro opere.

La letteratura salva la vita o alimenta una sensibilità che rende più vulnerabilmente profondi? Credo entrambe le cose, anche se ritengo che l’effetto sia strettamente collegato al vissuto di ognuno di noi. A me ha sempre salvato la vita, l’ha resa migliore, più ricca e con tante risposte alle infinite domande che mi pongo. Non a tutte, certo, ma a tante sì.

In ogni caso, c’è letteratura anche nelle atmosfere che ci circondano, nelle mura di una città, in un gabbiano solitario, nei visi che appartengono al nostro passato e in quelli che ci sono sconosciuti ma che contengono chissà quante storie. C’è letteratura nei lineamenti di una statua e nel sapore di un gelato che riporta all’infanzia, in una musica da discoteca che ci rendeva e ancora ci rende leggeri o in un cornetto caldo da gustare in compagnia nel cuore della notte.

Emozioni, pensieri, idee, ricordi o sensazioni che diventano parola scritta, ecco cosa è la letteratura. E ne siamo circondati.

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Vecchi ragazzi in festa

 

I colli bolognesi, una villa immersa nel verde e in basso la vecchia città che sonnecchia respirando il maggio emiliano. Classe 1960/66, una tavola imbandita di salumi regionali, pane casereccio, lasagne, buon vino, le crescentine (o gnocco fritto, se preferite).

Cimeli di famiglia impreziositi dall’età sono sparsi in ogni dove, ritratti ingialliti dal tempo, una libreria che lascia senza fiato! La classe ‘60/66 è là, al centro della grande stanza, che si dimena al suono della disco music anni ’80: avvocati, musicisti, scrittori, un’attrice, un filosofo, professori universitari, storici, un ingegnere cubano che ha scelto la libertà italiana, una poetessa, delle professoresse. Ragazzi a una festa, alleggeriti da adulti pesi, che bigiano il quotidiano e mangiano in piedi, ridono, si raccontano storie e riconoscono quel pezzo di Donna Summer e, ti ricordi? Quel Disco Inferno di quella volta lì.

Nessuna traccia di nostalgia o rimpianto, solo un divertirsi come allora e come allora  i gruppi che si formano e le domande di rito: “Ma tu non sei di Bologna, vero?” e via di seguito. Ma ce n’è una che, allora, non veniva mai formulata ed è “Tu cosa fai nella vita?”

C’è un tempo in cui tutti fanno le stesse cose, poi quel tempo finisce e comincia una strada differente per ognuno di noi, la strada delle scelte, del costruire o dell’affondare.

E tu cosa fai adesso?

Vado ancora a  una festa, ballo al centro di una stanza piena di fumo, il bicchiere in mano, è il compleanno di Andrea e stasera siamo tutti amici.

Classe 1960, 61, 62, 63, 64, 65, 66…

E, più tardi, si migrerà verso la mansarda della villa, con il sax e il piano che indurranno al silenzio, la bellissima voce della cantante del Kansas piovuta là alle due del mattino, le luci soffuse, la notte incantata che spia dai vetri chiusi. E tutti torneranno ad essere adulti, o vecchi ragazzi ancora capaci di sognare, di gustare l’intimità del “gruppo”, con lo sguardo perduto in un altrove che ai veri ragazzi è sconosciuto.

Classe 1960/66. Non siamo venuti poi così male.

Poche ore dopo, il terremoto. Ma questa è un’altra storia.

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