Susanna Trossero

scrittrice

Bilanci e numeri fortunati…

C’è un’età in cui vorreste tornare?

Molti della mia generazione rivorrebbero i 20/30 anni: gioventù, forma fisica, il mondo in mano e tanto futuro ad attenderli. Io ci ho pensato e sceglierei due età ma nessuna di queste fa parte della scelta dei miei coetanei.

La prima è 14 anni. Li ricordo come quel tempo in cui si è ignari di tutto eppure si sente che tutto è possibile. Si provano emozioni intense perché ci si affaccia alla vita che ancora non è quella degli adulti ma non si è neppure più del tutto bambini. C’è una linea di confine, a 14 anni (o almeno per chi li ha avuti negli anni ’70 era ancora netta), che confonde ma emoziona, fa paura ma incuriosisce… Un passo avanti, uno indietro, batticuore e insonnia, scatole di Barbie da riporre e nuovi braccialetti. Un lucidalabbra neutro per passare i controlli di casa, il profumo in crema dell’Avon, la borsetta piena di sogni. Ecco, li ricordo così i miei 14 anni: l’età che ti conduce al cambiamento ma che ancora non ti ha cambiata. Meravigliosa, ma si aveva fretta di superarla e non ci siamo resi conto della magia che conteneva.

La seconda è 41 anni. No, non prima, non i 20 anni, non i 30. In quegli anni, in realtà, ho spesso sprecato il mio tempo. A 41 invece mi sono conosciuta fino in fondo e ho riconosciuto cosa poteva farmi star bene. Avevo tutto ciò che mi occorreva per costruire un futuro davvero su misura: un lavoro che mi piaceva, la libertà mentale data dalla maturità, un buon rapporto con me stessa, l’essere padrona del mio tempo, l’incontro che non avevo preventivato e che mi ha completata da allora per tutti gli anni a venire.

Ecco, per uno strano gioco i numeri 14 e 41 sono stati quelli più intensi, ricchi, emozionanti. E ricordo qualcosa che li ha accomunati: la sensazione della primavera inoltrata, l’odore nell’aria, il tepore che invade, le canzoni da cantare in solitudine mentre ti prepari per uscire, gli occhi che allo specchio ti giurano che niente potrà accaderti, niente potrà nuocerti. E le giornate che si allungano, i tramonti che colorano lo sguardo, margheritine bianche ovunque.

Mancano pochi giorni all’arrivo della primavera del 2026. Tra pochi mesi compirò 65 anni e se devo essere onesta non mi spaventano, sebbene non mi capaciti della velocità con la quale il tempo scorre. Se davvero avessi la possibilità di tornare giovane, vorrei farlo soltanto se potessi avere la “testa” di oggi, con l’esperienza e la conoscenza accumulate nel tempo. E visto che non si può perché un simile salto indietro nel tempo sarebbe di certo inteso come totale, allora a che servirebbe? Mi piace sapere quello che so, e questo bagaglio non vorrei perderlo in nome di un corpo giovane e un viso senza rughe, tanto tempo davanti e l’incoscienza della gioventù.

Insomma, ho capito che ogni età è un regalo della vita, la si attraversa per un poco, soltanto per un poco, e subito diviene passato.

Nessun rimpianto per le cose non fatte, nessun rimorso per quelle invece fatte. Libero arbitrio prezzi da pagare sono da sempre strettamente collegati. Solo qualche nostalgia per momenti immortali e profondi affetti perduti, questo sì. Oggi è la festa del papà, giorno giusto per parlare di nostalgie, per provarne di grandi, per ricordare l’indimenticabile.

Ecco il mio bilancio di fine inverno. La primavera mi ha sempre portato qualcosa di intenso lasciandomi un ricordo sul quale soffermarsi, e allora vediamo cosa ha in serbo per me quella in arrivo… Non chiedo poi tanto: che sia gentile con me.

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A caccia di semplicità

La Pasqua, la primavera, l’idea delle vacanze che fa capolino dopo i primi tepori, la fioritura che invita alla positività o al movimento, alla vita all’aria aperta…

Eppure tante cose sono andate perdute e per molti non sarà facile riconquistarle. Per esempio quella normalità che davamo per scontata, fatta di mezzi pubblici affollati, bar e ristoranti da frequentare, assembramenti per un concerto o una mostra o chissà quale evento, viaggi affrontati con leggerezza. Ecco, la leggerezza. Mi manca da morire. Non sto a raccontarvi se ho avuto il covid o no, se di covid ho perso qualcuno, o chi dal covid sto proteggendo e perché. Nessun discorso sui vaccini, né contro né a favore. Nessuna polemica. Sto parlando solo di una grande nostalgia per quella scioltezza d’azione di un tempo non lontano, che se applicata a questi due anni si trasforma in possibile sconsideratezza.

Era così bella, l’incoscienza. Milan Kundera sostiene che la leggerezza dell’essere è insostenibile; è una finzione, uno schermo dietro cui nascondere la pesantezza dell’esistenza, dice. Ebbene, ci fa comprendere però l’utilità di questo schermo, per riuscire a ritagliarci uno spazio all’interno del quale non soccombere al peso della vita.

La rivoglio, voglio trovare un nuovo modo per ricreare quello spazio. Abbiamo vissuto una non vita e ancora in parte la stiamo vivendo, e non intendo limitare il discorso alla mancanza di un aperitivo al bar. Mi sono mancati i sorrisi, gli abbracci, la libertà di vivere con le persone che più amo ogni situazione del quotidiano. Mi manca la primavera quella autentica, fatta di colori e nuovi fiori sbocciati dentro la testa a mo’ di progetti.

Mi manca ciò che siamo sempre stati quasi senza accorgercene, perché quella semplicità era parte di noi dunque non ci si faceva caso. Ma le cose semplici non tradiscono, non sanno ingannare, deludere, illudere. E sono il fondamento della serenità.

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Febbraio

Che bella, questa atmosfera da primavera anticipata… Stanno fiorendo le mimose, il tepore nelle ore centrali della giornata ci fa tenere il giubbotto sotto braccio, e gli odori sono già cambiati.

Già. Gli odori. Ogni epoca della vita ne ha di suoi e quando avverto profumo di fiori nell’aria, ritorno alla giovinezza, quando si usciva a respirare a pieni polmoni l’idea che il tempo del mare si stava avvicinando.

Quando le giornate si facevano più lunghe e la temperatura più mite, provavo una strana sensazione interiore, una astratta speranza, come quando qualcuno ti fa una promessa e tu ci credi e resti in attesa che si avveri. Ecco, una bella e tiepida giornata, così mi faceva sentire.

Oggi, febbraio cominciato da poco, il sole è calato sulla stessa sensazione, riapparsa dopo tanti anni. E covo l’astratta speranza che un sogno stia per realizzarsi, sebbene non riesca a dargli forma concreta o a individuarlo nel mucchio di quelli non ancora concretizzati.

So bene che domani guarderò ancora la pioggia sui vetri, e sarà ancora freddo e buio fuori, siamo appena a febbraio, l’ho detto, ma le lacrime sulle mimose oramai fiorite non basteranno a limitare il tripudio di giallo, o il candore assoluto delle margheritine di città, che sbucano da ogni dove incantandomi.

Sono tutti doni, questi. Regali calpestati, dimenticati, che ci provano ogni anno a bussare al nostro sguardo.

Io gli aprirò, e voi?

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La primavera dentro casa

Il tempo scorre anche durante “gli arresti domiciliari”, e chi più chi meno lo colma di qualcosa che possa aiutare a viverlo senza tutto quel buio che fuori ci attende. Buio raccontato dai telegiornali, dai social, dalle testimonianze, foto, video, che da giorni ci sovrastano e destabilizzano.

Come passate le vostre giornate? Oggi nella mia c’era – oltre alle normali incombenze domestiche – un po’ di sport rigorosamente tra le 4 mura, un thriller da leggere nel primo pomeriggio al sole della mia terrazza, telefonate, il pane fatto in casa, e l’idea per un racconto di Natale che voglio scrivere. Sì, di Natale. Perché voglio pensare a una festa che trabocchi di abbracci, unione, banchetti, uscite a comprare i regali, luminarie… Una festa vera che arriverà e che di certo ci troverà cambiati non solo nelle abitudini.

Oggi non farò bilanci, non pubblicherò dati e numeri perché dati e numeri mi tolgono il respiro. Oggi voglio pensare che da qualche parte ci sono fiori colorati, che il sole era caldo, che la primavera è alle porte anche se l’inverno sta preparando i suoi ultimi colpi di coda. Voglio pensare ai papà che ogni 19 marzo ricevono sorrisi speciali.

La paura non aiuta ma va esorcizzata con piccole cose, perché le grandi non stanno andando bene. Scoprite piaceri semplici, non fatevi annientare. E se il cuore sembra troppo grande dentro il vostro petto, scrivete: molti di voi ancora non hanno idea di quanto aiuti a rivedere i colori della primavera. A sentirla dentro casa visto che fuori non si può. E a scacciare il buio che tutti ci avvicina mentre da tutti ci allontaniamo per sopravvivenza.

Un abbraccio virtuale da una delle tante finestre illuminate della sera,

Susanna

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Allergici all’acqua?

Sembra che nel mondo occidentale, tutti siamo allergici a qualcosa, quasi fosse un’epidemia, un virus contagioso che ci trasforma in vulnerabili a pollini, alimenti, animali, tessuti, farmaci, sostanze d’ogni genere!

Guardatevi intorno: starnuti, occhi gonfi, sfoghi della cute, difficoltà respiratorie… Se qualcuno di voi appartiene alla mia generazione, ricorda senza dubbio che in classi numerosissime difficilmente c’era un numero rilevante di alunni allergici ai pollini, per esempio. Ragazzini che in primavera non potevano stare nel cortile della scuola senza star male: io non ne ricordo, addirittura, e voi?

Allergie le cui conseguenze possono addirittura essere pericolosissime, mentre ciò che le causa – magari una margheritina di campo – ci appare come dolce annuncio della stagione più promettente dell’anno.

I dati parlano chiaro: un terzo degli adulti, e metà della popolazione infantile, sono colpiti da allergie di vario genere! Perché? Che cosa è cambiato?

I ricercatori canadesi sono arrivati a una conclusione allarmante: ci laviamo troppo! Questa ipotesi fu “lanciata” a mo’ di bomba già in passato, nel 1989, quando si arrivò alla conclusione che troppa igiene indebolisce il sistema immunitario, poichè non fa più fronte a batteri, infezioni, virus. In pratica non è più allenato a difendersi e questo è il risultato.

Un bel problema, visto che in Italia si spendono diecimila miliardi l’anno per l’acquisto di saponi,  detergenti, prodotti per la cura e la bellezza del corpo!

La pagina del Corriere.it del 17 aprile 2017, riporta una dichiarazione dello scrittore Mauro Corona (del quale io apprezzo tantissimo lo stile), il quale sosteneva di farsi più o meno una doccia al mese per preservare la pelle da seccature e risparmiare le risorse idriche.

E siccome ogni cosa fa moda o tendenza, la questione è stata battezzata in America con il nome “Unwashed” e con lo stesso nome è sbarcata in Europa, ma se state storcendo il naso eccomi qui a darvi una brutta notizia: avete presente alcuni tra i sex simbol più noti?

Dunque, vediamo… Russel Crowe, Colin Farrell, Brad Pitt e Johnny Depp. Ebbene, hanno aderito alla nuova tendenza!

È davvero così nuova? I medici dell’Illuminismo vietavano ai loro pazienti i bagni frequenti: “i pori della pelle si aprono permettendo alle malattie di insinuarsi nel corpo e mietere vittime!”

Mi sconcerta, oggi, il non trovare mai una via di mezzo. In fondo, anche in natura l’igiene del corpo è praticamente un dovere/piacere al quale non ci si sottrae. Avete mai osservato un gatto dopo che ha mangiato anche una piccola porzione di cibo? Procede immediatamente al rito della toeletta, dalla durata incredibile! E i roditori? E gli uccelli, che si bagnano, lisciano le penne e compiono addirittura piccole simpatiche evoluzioni nell’acqua? O le scimmie, che tra l’altro si aiutano l’un l’altra nel curare l’igiene?

Da una parte l’allarme degli scienziati, dall’altra quello dello spreco d’acqua, e nel mezzo l’uomo sempre e comunque capace di trasformare ogni cosa in tendenza, moda.

Ancora mi domando come mai il buon senso mai si sia trasformato in tendenza. Un sapone meno aggressivo, e limitare lo spreco d’acqua con piccoli accorgimenti che – se seguiti dalla massa – contribuiscono enormemente a contenere i consumi, per esempio.

Oppure, arrendiamoci a ripristinare abitudini vittoriane, compresa quella delle elaborate parrucche notoriamente abitate da pulci e pidocchi. Però almeno così non si beccavano l’influenza per via dei capelli bagnati, no?

Io, dal canto mio, forse controcorrente e sfidando il sistema immunitario, proseguo ad amare la doccia quotidiana, anche perché:

“Praticamente a tutti, mentre si stanno facendo una doccia, viene in mente un’idea. È la persona che esce dalla doccia, si asciuga e fa qualcosa a riguardo che fa la differenza.” (Nolan Bushnell)

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