Susanna Trossero

scrittrice

Promesse mantenute

Un momento di pausa, giorni e giorni senza la rete, la vita che preme e gli sguardi, le parole, ricordi e stanze vuote, cassetti pieni di carta e referti, una tenda che lieve accarezza la poltrona e si muove avanti e indietro senza disturbare… Sembra la risacca.

La solitudine cercata e voluta, necessaria come cura in quella casa che mi ha vista crescere e in cui il profumo della salsa di pomodoro non si spande più. La notte, il buio acceca ma il dolore è necessario, si tocca il fondo per risalire, sottrarsi peggiora le cose.

E così che si guarisce. Dalla vita, da ferite, dal senso di abbandono, da quel sentirsi orfani che diventerà condizione perenne al quale è necessario abituarsi. La resistenze personali si acquietano e mi viene in mente una frase – di chi non ricordo – che diceva “il mare è un trattato di pace”. Ed è al mare che andrò a stipularlo.

Accettazione. La parola giusta eccola: accettazione.

Della nuova condizione, dell’assenza, dei fogli da medico legale che diventano due e che a distanza di 36 anni uno dall’altro segnalano data e ora di un viaggio che finisce. Di una madre e un padre che non ci sono più. La natura delle cose lo promette fin dal primo vagito, e lei sì mantiene le promesse.

Ma la risacca, quella vera, c”è ancora. lambisce sabbia e rocce e mi fa sentire un senso di appartenenza. Accarezza come la tenda di casa, manda profumi nell’aria, produce suoni che si fanno musica. E promette anche lei ma più gentilmente. Restituisce. Regala. Qualcosa in cambio si prende, mentre guardo il tramonto sull’acqua e un’amica immortala il pensiero.

Sono nata sul mare e al mare appartengo.

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Oggi vi presento Alice

Una volta, nel costruire un mio romanzo, feci dire alla voce narrante una frase che divenne quasi un sottotitolo per il romanzo stesso: “Mutilante è vivere in coppia o in piena e consapevole solitudine?” (Adele – Graphe.it).

Durante le presentazioni, la frase aleggiò sempre tra i presenti, ma dare una vera risposta non fu mai possibile perché sono le singole esperienze di vita e il nostro reagire ad esse a stabilirlo. E noi stessi siamo soggetti costantemente a grandi cambiamenti di pensieri e intenti: ci forgia la vita e la vita ci modifica. Questo, in fondo, è ciò che raccontano coloro che hanno deciso di far parte del mio nuovo libro “Il male d’amore” – Graphe.it”, in uscita a gennaio: uomini e donne di ogni età e orientamento sessuale che usando uno pseudonimo rompono l’isolamento che ogni dolore provoca, per raccontare di ferite che tutti ci accomunano, quelle inferte da una storia che finisce.

Perché non succede mai che si sia pronti insieme a ricominciare da soli.

Finalmente è arrivato il momento di presentarvi questi testimoni con piccoli estratti del loro pensiero che via via posterò, ricordandovi che è sempre un piacere incontrare la partecipazione che da sempre mi regalate, dunque vi invito a dire la vostra qui o sulla mia pagina fb “Una lettera per dirti che…”

“Il male d’amore” è un saggio che racchiude molte sorprese a tema, se volete saperne di più qui trovate una scheda con maggiori informazioni.

Nel frattempo vi presento Alice, la quale sostiene: «Imparare a difendersi per non soccombere di nuovo: anche questo è sopravvivere al male d’amore».

Voi che cosa ne pensate? Evitare di rimettersi in gioco, protegge da nuove delusioni o preclude nuove felicità?

Vi aspetto

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Scrivere per lasciare un’impronta

In questo periodo sto organizzando nuovi progetti che mi assorbono in termini di pensiero più che attraverso la scrittura.

Le idee sono tante, qualche buona proposta è arrivata con la bella stagione, e una nuova trama si sta delineando dentro la mia testa. Appunti infiniti, sconclusionati, scollegati tra loro ma utilissimi, necessari prima di trasferire con il giusto ordine una vera storia sulla carta.

Scrivere è anche questo… Guardarsi attorno, immagazzinare, tentare di trovare un nuovo modo per raccontare qualcosa che altri mille hanno raccontato. Non esiste un tema mai affrontato, ne sono certa, ma esistono nuovi modi per farlo, lasciando un impronta personale in argomenti che sono di tutti.

Oggi vi regalo un altro video in cui parlo di scrittura, ma nel postarlo voglio ringraziare coloro che – seguendo i miei consigli – mi hanno mandato mail in cui esternano dubbi o riflessioni sull’argomento, o brevi racconti chiedendo un punto di vista. Sì, vi ringrazio sia per la fiducia accordatami, sia perché in ognuno di voi ho riscontrato il piacere di dedicarsi a qualcosa che completa, avvince, distoglie, appassiona. La vita necessita di piccoli spazi vitali, in cui stare con noi stessi senza vuoti soffocanti o solitudini temute. In questi spazi, l’arte chiama, e la scrittura ne è una manifestazione, nonché importante espressione della creatività umana.

Continuate a scrivermi (susy.trossero@gmail.com), a leggermi, a condividere con me idee e pensieri, vi aspetto con rinnovato affetto,

Susanna

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Il dolore di Melissa

Male d’amore: “Mai come quando amiamo, prestiamo il fianco alla sofferenza”. (Sigmund Freud)

Mi hai insegnato a mentire. A fingere. A muovermi nella segretezza prima con il terrore d’essere scoperta, poi con sempre più naturalezza.

Ero pulita, immacolata, e mi sono lasciata sporcare dalla tua convinzione che tutto ci è dovuto, che se desideri qualcosa devi provare a prendertela. Senza troppe storie, visto che la vita è una. Così dicevi e io ti ho creduto. Crederti mi ha resa complice della tua doppia vita, altro che una sola, e sono diventata brava quanto te, sebbene questa abilità non sia un vanto.

Il mio male d’amore tutto dentro le bugie che racconto a casa mia e che tu racconti a me quando dici che mi ami, che il resto non conta.

Non hai capito ancora che è proprio quel “resto” che tu fingi di ignorare ad avere la meglio su tutto e a farmi vergognare di me, di noi.

Il male d’amore sta dentro l’amore, non fuori. Non è altro che unione sbagliata, tutto qui.

A volte si soffre meno restando da soli, strappando un legame che strapperebbe noi.

Il resto, fosse anche il cuore ridotto a brandelli, si può ricucire.

Dammi tempo e vedrai.

Melissa Melassa

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Al riparo da sguardi e parole

Botti di Capodanno

Botti di Capodanno sì, botti no: ordinanze contro, polemiche di gruppi di quartiere a favore, articoli sul web, e per finire niente di nuovo. Petardi, ordigni illegali, fuochi d’artificio e quant’altro, hanno illuminato i cieli d’ogni dove anche quest’anno, alla faccia di divieti o polemiche.

Perché piace tanto, far chiasso o viverci dentro?

Tv ad alto volume, musica assordante nelle orecchie, vociare per strada, vicini rumorosi ad ogni ora, e allegre risate o imprecazioni: alla faccia dell’inquinamento acustico di strade, cantieri, aeroporti o fabbriche, nessuno meglio del singolo individuo sa produrre tanto baccano. Il silenzio fa paura, lo si associa alla noia, alla solitudine, all’assenza di qualcosa o di qualcuno…

Io amo il silenzio, la solitudine, perchè è là che mi ritrovo da sempre. Fin da bambina, cercavo luoghi riparati da sguardi e parole, per ascoltare qualcosa che altri non udivano: la voce che abitava dentro me. Si chiamava e si chiama pensiero. E non è in disaccordo con le parole, certo che no, ma sa farne a meno. Ad ascoltarlo, il pensiero, si arriva ovunque e ci si conosce a fondo, si impara a perdonarsi, a comprendersi, e perdonandosi e comprendendosi si amano di più gli altri e i loro limiti. Li si comprende e li si perdona.

No, non mi fa paura, il silenzio. Mi fa paura il rumore: quello che a tutti i costi ci invade, che ci vuole parte di qualcosa, che ci rende reperibili a tutti e a tutti ci deve mostrare. Il rumore manifesta, il silenzio avvolge.

“Vivere con leggerezza, ma non sconsideratamente; essere gioiosi senza essere chiassosi, essere coraggiosi senza essere temerari; mostrare fiducia e allegra rassegnazione senza fatalismo – questa è l’arte di vivere”. (Jean de La Fontaine)

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