Susanna Trossero

scrittrice

Notte di desideri

AgostoE agosto si è presentato a noi annunciato dal pianeta rosso! Pareva una nuova stella appesa in cielo dall’insolito colore, invece era lui, Marte, brillante luce tra il rosso e l’arancio che mai più – dal 2003 – era stato così vicino alla terra.

Adesso è davvero estate: ogni luogo che non sia “casa” è invaso dai turisti, sebbene a casa poi qualcuno resti sempre, ritagliandosi uno spazio rilassante o lasciandosi prendere dallo scoramento della solitudine.

Ci sono mesi che rivestiamo puntualmente di aspettative e Agosto ne fa parte: proprio come a capodanno, bisogna divertirsi, organizzare qualcosa, progettare… Così, il tempo del relax diviene spesso faticoso e di ricaricare le pile non se ne parla proprio!

In questo mese di stelle cadenti, mi domando quali e quanti siano i desideri segreti in attesa della fatidica notte di San Lorenzo…

È davvero così difficile raggiungere la felicità? È forse perché siamo oramai assuefatti alle piccole porzioni di gioia, che non riusciamo a conquistare qualcosa di più grande?

Difficilmente tracciabile, la mia idea di felicità.

A volte la conquisto con niente: la luce al risveglio, il silenzio della notte, una risata a tavola, le fusa affettuose del gatto o lo sguardo liquido e riconoscente del cane. Il messaggio di un’amica, l’odore dell’erba, la mano di chi amo che sfiora la mia.

E a volte con niente la perdo: una frase che stride, l’indolenza da calura estiva che vorrei tanto contrastare, un treno troppo affollato, un pensiero molesto. Incontrare lo sguardo di chi più non lotta, non poter aiutare chi lotta invano.

Tutto questo e molto altro, regala o impone l’agosto appena iniziato, ma il fattore sorpresa rimane il più atteso. Quello che scuote, che rivela, che smuove le acque.

Perché, nel mio concetto di felicità non c’è l’equilibrio alla base di tutto ma il movimento: quello del mare che si infrange sulle rocce, e pare cattivo, rude, bellicoso. Ma quando si ritira dopo la frustata, la luce sui sassi bagnati, i riflessi argentati, l’odore salmastro, il suono rinfrescante… meraviglie senza eguali.

Vi auguro un agosto di storie da leggere e da inventare, ma anche di schiaffi marini sulla roccia, di magie per lo sguardo capaci di raggiungere il cuore.

Felice notte di San Lorenzo e buone vacanze!

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Le foto che non ingialliscono

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E si rientra a casa, si rivestono i panni del quotidiano, si preparano i figli per la scuola o si spegne la sveglia al mattino ancora troppo assonnati per pensare al lavoro.

Che ne è stato dell’estate? Iniziata troppo tardi, terminata troppo in fretta, ci ha lasciati con qualche foto in più da scaricare al pc o da custodire nel telefono. Era bello, il tempo in cui invece attendevi di vederle al ritiro dal fotografo e, scartate quelle in cui eri venuto ad occhi chiusi o quelle mosse o ancora quelle in cui ti si vedeva un po’ troppo il “difetto” che tanto cercavi di nascondere (e invece eccolo là in bella mostra!), collocavi le altre nell’album e te lo rimiravi con soddisfazione.

Vi è un luogo in cui, quelli della mia generazione, custodiscono molte di queste nostalgiche raccolte di foto, e a rivederle sorridono delle pettinature, dell’abbigliamento, anche se in realtà notano dell’altro: gli amici del tempo, quelli perduti e quelli rimpianti, quelli che sono rimasti per sempre Amici o quelli che li hanno delusi. E la famiglia unita a Natale, i visi sorridenti e tanto più giovani, quell’aria di festa che l’infanzia rende magica. Poi le vacanze, il colore del mare, la sabbia e le conchiglie, o quel viaggio in montagna che li costringeva a tirar su il bavero anche ad agosto! E quella volta in nave, quando i delfini seguivano la scia, o quel tempo in cui potevi quasi stare sulla pista a vedere gli aerei partire. Il compagno di giochi che non c’è più, il primo amore al quale mai si è confessato nulla perché non si subisse l’umiliazione di un no, il mobilio antiquato dei nonni al paese, l’arazzo tanto odiato nell’adolescenza, coriandoli e stelle filanti e vacanze, vacanze, ancora vacanze. Quelle foto, confessatelo, stanno da qualche parte a ingiallire ma a rivederle si prova sempre qualcosa, ed è qualcosa di più forte perché le si possono tenere in mano, rigirarle alla ricerca di una data o di un nome, sebbene la praticità di una tesserina da scaricare al pc abbia avuto la meglio su tutti noi: non si sprecano più spazi né scatti, si verifica subito la perfezione dell’immagine altrimenti la si spedisce diritta al cestino, senza esitare. Ma, da qualche parte, album e scatole di latta, attendono carezze e rimpianti, emanando un fascino senza eguali.

Felice rientro, e se la nave è approdata troppo presto, rimirate qualche foto ricordo e condividetela con gli amici… oggi basta un click!

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E per chi non va in vacanza?

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Ed eccoci qui, tutti pronti a staccare la spina perché si sa, questo pretende da noi il mese di agosto. E se non si potesse farlo?

Oggi la mia attenzione e il mio abbraccio solidale va a chi è preda di un’ansia crescente: si avvicinano gli esami di riparazione? Oppure si avvicina il settembre dei progetti, o ancora si allontana la possibilità delle ferie perché i turni di lavoro non permettono di prenderne adesso… Siete in preda ad una colica renale che altro che ferie? Avete speso troppo durante l’inverno quindi restate in città? Il vostro migliore amico ha disdetto le vacanze con voi perché è scappato via con una splendida mora?

Ebbene, riempite il frigorifero di gelati, acquistate un po’ di libri della Graphe.it edizioni, (ce n’è per tutti i gusti e sono più che economici) , occupatevi di un micio o di un cane rendendo la loro vita più felice, e scoprirete che non serve andare in vacanza per rilassarsi e rigenerarsi!

Ed ora, a parte i consigli leggeri conditi da sana ironia, sento il bisogno di rivolgere la mia attenzione e il mio pensiero a chi in vacanza non ci andrà per via di ragioni molto più serie:

che il mio abbraccio pieno di calore raggiunga voi che avete perso il lavoro e guardate al futuro con grande timore. O voi che avete nel cuore una mutilazione perché vi è tra le vostre mura il peso dell’assenza, di un per sempre che fa male. A chi ha perso qualcuno e piange lacrime segrete. A chi non possiede il bene della salute o ha subito un danno irreparabile. E a chi è solo, in una grande città, ha il telefono muto, vive in un palazzo dove tutti sono corsi via a prendere un treno o una nave o un aereo, ed esce di casa solo per far la spesa nell’unico supermercato rimasto aperto, ma le gambe dolgono e la vecchiaia rattrista.

E allora, che questo agosto possa volar via velocemente per non incombere su tutti coloro che sono infelici, e che possa invece rallentare il passo per i più fortunati, regalando loro la gioia di vivere con i propri cari o con gli amici un’estate da fotografare.
Sono con tutti voi, siete tutti con me, nella speranza utopistica che l’estate sia per tutti un regalo.

Vostra Susanna

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Valigie vuote, valigie piene

valigie

Perché da ragazzi ci si sveglia a mezzogiorno come fosse un’esigenza fisica alla quale non ci si può sottrarre? Poi non è più così, tutto cambia insieme a un mare di altre cose. La crema ai fiori di pesco per sentirsi donna, i giochi per la via, i compagni di viaggio di un tempo andato che in tutti lascia un segno prepotente, in alcuni colorato di sole, in altri cicatrice profonda. Avevo appena lasciato Barbie e già mi preparavo a pensare e agire da adulta.

Ho addosso il sogno faticoso della notte, e mi sento come se non fosse ancora concluso, nel desiderio di tradurlo e nella frustrazione del non saperlo fare. Mi concentro per ricordarlo tutto, lo rivivo da sveglia affascinata da ciò che il cervello partorisce a nostra insaputa…

Sono in una strada assolata, alle prese con la preoccupazione di una valigia perduta; il contenuto non è poi così prezioso, ma il non sapere che fine ha fatto mi getta nell’ansia. Incontro una donna che ne possiede una identica: è la sola persona che percorre la mia stessa strada, non può essere una coincidenza, quella deve essere di certo la valigia che ho perduto. Ne nasce una discussione dove io mi agito e lei resta calma. Mi dimostra che il contenuto è del tutto differente da ciò che vado cercando, e non posso che arrendermi all’evidenza, ancora non del tutto convinta: non è la mia valigia. Ecco, così finisce il sogno.

Tiro su i cuscini e raccolgo il portatile da terra; poggiandolo sulle gambe lo accendo e mi appresto a vagare in cerca di risposte, benedetto internet.  Compiendo una breve ricerca, scopro che la valigia si collega al viaggiare della vita; il suo peso ne blocca e ne ostacola situazioni, ricordi, relazioni, progetti, e il suo contenuto rappresenta il proprio corredo personale di qualità e risorse interiori.

Pesi e zavorre della vita, insomma. Nel momento in cui i “bagagli” vengono visualizzati nei sogni, un cambiamento è in atto, ed il sognatore deve prendere coscienza di ciò che è parte di sé e che sta mostrando agli altri, di ciò che sta “portando a spasso” come una valigia.

E voi, che portate a spasso, in questo agosto vacanziero? Soltanto costumi da bagno e infradito, o anche i bagagli segreti del cuore?

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Incontrare il Natale nel mese di agosto

Avete mai incontrato il vostro Natale più bello nel mese di agosto? Sì, proprio quel Natale in cui il cuore svolazzava impazzito dentro al petto per i tanti regali da scartare, con l’infanzia che prepotente e ignara delle cose della vita vi scalpitava sottopelle?

A me è capitato in questa calda e interminabile estate, e mi sono sentita fortunata. Un regalo speciale non è quello costoso o importante dal punto di vista materiale: lo è quello inaspettato, quello capace di lasciarti senza parole per la sorpresa, emozionata e quasi imbarazzata perché ciò che provi equivale a un fiume in piena che vorresti contenere per pudore, così come l’educazione insegna. Ma gli occhi tradiscono e se ne fregano di educazione e pudore, nonché del fatto che l’infanzia è passata da un pezzo!

Conoscevo una piccola bimba, dolcissima e curiosa come un gatto, che passava molto tempo in compagnia dei miei quindici anni. Stava nella mia camera ad ascoltare attenta mentre le insegnavo a riconoscere i colori, a pronunciare parole nuove, a canticchiare e giocare con me. Nel frattempo inseguivo romanticherie segrete e sogni tipici dell’età, con il tempo che scorreva veloce senza che io me ne accorgessi: io diventavo donna, la piccina cresceva e diveniva sempre più discreta, quasi osservasse in punta di piedi i miei cambiamenti ma con occhi più adulti della sua età, io li vedevo. Poi la vita mi ha travolta alternando schiaffi e carezze, la sua l’ha spinta verso le coetanee, lo studio, gli amici ed io – erroneamente – ho creduto che fosse giunto il momento di mettersi da parte, perché non poteva più essere la mia piccolina. Niente di più sbagliato. Ci sono affetti che in noi scavano grandi e spaziosi luoghi in cui annidarsi per sempre, e crediamo che si tratti di cose unilaterali, provate solo da noi, quelli “più grandi”: senza rammarico né dispiacere ne prendiamo atto come fatto naturale, sottovalutando la forza di un sentimento solo perché nato da una bimba piccolissima. Poi, una sera, a cena con gli amici, il cameriere ci porta un biglietto e tutto un mondo si apre: una ragazzina ci insegna con poche parole cosa è l’amore anche per i bimbi, e quanto siamo piccoli – a volte – noi “adulti”.

Quella bimba, oramai donna da un pezzo, in agosto mi ha restituito con un regalo vecchi natali in famiglia, al caldo, di quelli magici durante i quali si crede che nulla possa accadere e che mai ci si potrà sentire soli, di quei natali che – lo spero tanto – tutti almeno una volta nella vita abbiamo avuto.

Un album di foto in dono per me, la sua intera e ancor giovane vita all’interno: l’infanzia, l’arrivo del suo fratellino, l’adolescenza, l’amore, la laurea, il matrimonio, la sua passione per la danza. La sua vita condensata in scatti da riporre nelle mie mani con un gesto d’amore che ho compreso fino in fondo, e che mi ha fatto sentire fortunata e al caldo come in quei natali di cui sopra.

Questa pagina è il mio grazie, un grazie che viene dal profondo, da quel luogo che forse in tutti questi anni non le ho mai mostrato del tutto per il timore d’essere invadente, o magari un po’ … mielosa stile vecchia zia.

Quanto siamo stupidi, a volte, noi “grandi” e quanto sapete essere grandi, voi piccoli!

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