Susanna Trossero

scrittrice

Lo scrapbooking: diario evoluto

Susanna, classe 1961: non so bene che sia successo dopo, ma posso dire senza pericolo di smentita che per quelli della mia generazione scrivere un diario rappresentava un fatto naturale. Ce li regalavano per compleanni e comunioni fin da ragazzine, avevano la chiave e il lucchetto per evitare intromissioni sgradite, e ci riversavamo sogni, malumori, pensieri, confidenze intime, primi batticuori. Poi si arrivava alle superiori, e il diario era una semplice agenda o magari un quaderno in cui appiccicare anche foto, immagini ritagliate, frasi delle amiche, disegni, aforismi, poesie, addirittura simboli che stavano a significare qualcosa che nessun altro avrebbe potuto decifrare se non aiutato dall’autore stesso.

Si è persa nel tempo, questa “pratica”? Ci insegnava a scrivere, a scandagliare le emozioni e portarle alla luce, a trovare la parola giusta per ogni riflessione. Terapeutica, educativa, questo tipo di scrittura ci insegnava anche a vivere e rapportarci con gli altri, perché se affronti il tuo intimo riesci non solo a conoscerti davvero ma a capire gli altri, a provare interesse o empatia, ne sono certa.

Oggi ho letto un articolo che parla di “scrapbooking”: diari, agende “evolute” le chiamano, taccuini in cui “fissare” i ricordi. Si legge di impaginazione, di strumenti necessari (colla, forbici, un taccuino dalle pagine spesse, pennarelli), e perfino di washi tape, fondamentale per un vero “scraper”, uno speciale adesivo inventato in Giappone che si attacca ma facilmente si stacca e che esiste in tante dimensioni e decorazioni.

Pensate che sono nati degli store on line che offrono parecchie cose necessarie a questa… “nuova moda”? E attenzione alle regole: curare la grafia, incollare al massimo due immagini per pagina assemblando il tutto con arte. Su youtube si trova addirittura un corso gratuito che insegna le basi dello scrapbooking (SweetBioDesign).

Sono ancora Susanna, classe 1961: mi fa piacere che si stia rilanciando la “pratica” dell’imprimere ricordi, pensieri e riflessioni sulla carta: era ora che accadesse e spero saranno in molti a sentire la voglia di farlo. Ma sorrido di regole e di nuovi modi per definire o ampliare il concetto di diario. Perché la voglia di esprimersi, raccontarsi, imprimere mediante immagini-frasi-ritagli un ricordo sulla carta, non necessita di regole o corsi – non me ne vogliate, vi prego – ma semplicemente di bisogno interiore, piacere, slancio, ingredienti del tutto naturali.

E, credetemi, ogni pagina di diario – taccuino – anonimo quaderno, seppur senza la giusta impaginazione o l’eleganza di un segno grafico, rappresenta comunque un’opera d’arte: è la vita che emerge, l’emozione che smette di nascondersi, la scrittura che vince.

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Diventare tecnologici: meglio tardi che mai!

Oramai lo sapete tutti, voi che mi seguite, la tecnologia non è il mio pane quotidiano: sono una nostalgica, è vero, ma comprendo la necessità di aprirsi al nuovo usando gli strumenti che proprio il nuovo offre. In fondo, a ben pensarci, è addirittura bello potervi raggiungere con un video, parlare con voi esternando qualcosa di più su un mio progetto andato in porto, sperare di regalarvi una breve chiacchierata che vi risulti piacevole.

Il mio Tutti gli Alfredo del mondo ha cominciato il suo viaggio nel migliore dei modi: ricevo commenti d’ogni genere ma tutti positivi, a pochi giorni dalla pubblicazione. Ed ecco spuntare le prime tre recensioni, anch’esse positive:

E poi è stato anche segnalato tra i libri della settimana dal Quotidiano del sud.

I progetti sono tanti, la scrittura chiama la scrittura e proprio il vostro apprezzamento e l’affetto che continuate a dimostrarmi alimenta le mie storie, dà vita ai personaggi, spinge a migliorare trame e intrecci. Nel caso di questo racconto però – contenuto ne Un altro Natale, Graphe.it – non vi sono trame e intrecci, non personaggi di fantasia: tutto appartiene alla mia realtà, come ho detto, a un momento della mia vita, a un incontro speciale che l’ha resa migliore. Che voi possiate leggere e capire l’importanza di ciò che ho scelto di condividere, è il più bel regalo di Natale che possiate farmi, perché avere dentro qualcosa da dire ma non trovare qualcuno che ascolta è sempre molto triste, nella scrittura così come nella vita vera. Per questo, ancora una volta, vi ringrazio e vi abbraccio tutti virtualmente (ve l’ho detto che sono diventata tecnologica, no?)

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Guardando l’alba

La vita è quella cosa che passa mentre tu aspetti che cominci. L’oggi non c’è mai per nessuno: proiettati quotidianamente verso il futuro, non viviamo mai appieno il presente eppure ci rammarichiamo di un passato mal speso.

Presuntuosi, indolenti, pigri sognatori che poco agiscono per realizzare ciò che forse non desiderano davvero: questo siamo.

Si brama tanto, non è vero?

Però c’è il “vorrei ma non posso”;

il “vorrei ma me lo impediscono”;

il “vorrei ma è troppo difficile”;

il “vorrei ma non è più tempo” e il “vorrei ma non è ancora tempo”.

Non è più tempo, non è ancora tempo, ed è così che il presente smette di esistere.

Oggi non ho deduzioni né soluzioni, solo un poco di amarezza per tutto ciò che lasciamo scappar via in nome di niente.

Quando mio padre, in un letto d’ospedale, ascoltava la pioggia battere sui vetri in quel maledetto e lontano febbraio, disse “quanto vorrei essere in campagna, a cercare funghi, senza ombrello… cosa darei per quell’odore di terra bagnata!”, io compresi delle verità che mi cambiarono nel profondo. E promisi a me stessa di proteggerle per sempre, lasciando che mi cambiassero in qualche modo la vita. Lui, soltanto tre giorni dopo quella frase, ci lasciò.

Sono passati anni, tanti, ma faccio ancora di tutto per mantenere quella che in me divenne una sorta di promessa a lui. Perché la vita è una e se smetti di guardarti attorno l’hai già buttata via, dimentico di preziosi momenti di autentica felicità. Per taluni è godere della terra bagnata, per altri è il suono della risacca o il muso di un cane, la mano callosa di un nonno o la risata di un bambino.

C’è ancora tanta bellezza, aveva ragione mio padre, e lui la immaginava o sognava anche durante il dolore del corpo che ti tradisce.

Per te, papà, poche mattine or sono, svegliandomi per caso all’alba, sono andata alla finestra e ho subito la malia di tutto quel rosa che diventava arancio. Avevo ancora sonno ma ho scattato delle foto, la finestra spalancata su una bassa temperatura. Non volevo perdermi l’alba di un giorno qualunque, perché anche in un giorno qualunque puoi trovare appagamento e magia. Forse, addirittura, felicità.

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Ogni prima volta

E dunque è nato!

Non ridete, non prendetemi in giro pensando a me come a una sciocca: la prima volta che prendo in mano una mia nuova pubblicazione, che guardo una copertina che porta il mio nome – chi scrive sa quanto io dica il vero – mi sento davanti a un nuovo nato! Andrà subitissimo per la sua strada dimentico di me, questo è vero, ma è frutto di una mia gestazione e sul finire del tempo in cui è stato solo mio verrà aiutato da mani esperte ad essere migliore, a vestire qualcosa che lo rappresenti (una copertina spesso è un biglietto da visita per i sensi).

Ci si sente gratificati, quando una storia che viveva dentro di noi comincia il suo viaggio. E gratificati ci si sente quando qualcuno crede in noi e su di noi investe ancora una volta.

“Un altro Natale”, della Graphe.it, è la nuova strenna natalizia della collana “Natale ieri e oggi”: accanto a un autore d’altri tempi – quest’anno vi presentiamo Ferdinando Paolieri – ve n’è sempre uno contemporaneo, e stavolta sono io con il racconto “Tutti gli Alfredo del mondo”. Una storia vera, che mi appartiene e che vorrei tanto raggiungesse quella parte più vulnerabile, intima e accogliente che ognuno di voi possiede e custodisce. Sì, nella nuova pubblicazione che offro ai lettori non c’è fantasia, nulla di inventato: vi regalo una storia d’amore, sentimenti reali, e spero apprezzerete la motivazione che mi ha spinta a farlo… la comprenderete soltanto all’ultima pagina.

Sto diventando – “finalmente”, direte voi! – tecnologica, dunque in occasione dell’uscita del libro “Un altro Natale” ho partecipato alla mia prima presentazione on line, che potete vedere e ascoltare cliccando qui

Nel frattempo ringrazio chi già mi sta scrivendo per dirmi che a soli 3 giorni dalla pubblicazione ha letto e recepito il mio messaggio contenuto nel libro: c’è chi lo ha fatto in aeroporto e mi ha sgridata perché si è commossa, c’è chi mi ha ringraziata per aver compreso il suo stesso pensiero, c’è chi mi ha detto che grazie alle mie parole ha guardato qualcuno con occhi nuovi. Ma sono io a voler ringraziare tutti voi che ancora mi seguite, e chi sta cominciando adesso a leggere qualcosa di mio o ancora chi forse lo farà: è grazie a ogni singolo lettore che la mia passione per la scrittura resta sempre viva nel tempo!

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Classici o contemporanei?

Ho scoperto il piacere dei classici un po’ tardi ma mai troppo. Da ragazzi si vivono queste letture come imposizioni scolastiche e il rifiuto è quasi obbligatorio, non è vero? Forse, anche con i libri c’è un tempo giusto ed io oggi non potrei fare a meno dell’immortalità di certi brani, di stili, frasi, autori, storie…

Mi ha fatto un certo effetto, dunque, far parte quest’anno della collana di narrativa della Graphe.it Natale ieri e oggi. Sì perché la suddetta collana prevede che un autore classico e uno contemporaneo viaggino insieme verso i lettori, con due storie che regalino qualcosa di più al Natale di chi le leggerà: una piccola magia, un messaggio importante, un momento lieve…

Ne Un altro Natale, ho l’onore di affiancare colui che è stato definito l’ultimo cantore della Maremma, Ferdinando Paolieri. Il suo italiano perfetto, i personaggi particolari, la natura raccontata con linguaggio semplice eppure al contempo ricco e prezioso, ne fanno un autore da conoscere ed io spero di essere sua degna compagna d’avventura con il mio scrivere!

Entrambi, di questo sono certa, amiamo ogni essere vivente…

“E ti prometto che non mi lascerò mai vincere dall’ira, che non desidererò nulla che non sia di mia strettissima competenza, e non farò mai male a nessuno.
– Specialmente alle bestie! Perché si comincia da quelle.
– Nemmeno alle bestie.”

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