Susanna Trossero

scrittrice

Vi siete persi qualcosa?

Vi ricordate il nostro viaggio a puntate all’interno del libro? Dopo l’editing e la correzione di bozze, sono proseguiti con la Graphe.it gli incontri del martedì affrontando altri argomenti legati alla creazione di un libro, e ve ne sono tanti! Siamo abituati a vedere il libro come qualcosa di semplice e possibilmente ben confezionato, certi che il lavoro più grosso o impegnativo lo faccia soltanto l’autore, ma in realtà tante solo le figure che circondano questo prezioso contenitore di storie e oggi vi presento i video che vi siete persi e le testimonianze delle figure di cui sopra.

Per esempio, quanto è importante la copertina? E quanto lavoro c’è dietro il progetto grafico o l’idea? A chi spetta la decisione finale? Alessandro Marchesi, un grafico che ha realizzato tante copertine per famosi best seller, risponde a queste ed altre domande:

A seguire, un’altra piacevole conversazione riguardo alla promozione in libreria, ci viene regalata da Marco Mascellani di Byblos Group Distribuzione. Un aspetto meno noto eppure fondamentale perché è proprio da qui che comincia il vero viaggio, dunque sono certa che troverete molto interessante conoscere anche questi retroscena.

Abbiamo proseguito con un’altra importante domanda: come favorire al meglio la sinergia tra editori, autori, autrici e librerie sul territorio? Ne abbiamo parlato con Sabrina Montosi, punto di riferimento per molte case editrici umbre.

Ritengo interessante per chi scrive in particolar modo, conoscere ogni step legato alla pubblicazione, anche per affrontare e gestire al meglio il tentativo di farsi pubblicare. Allo stesso tempo, da lettrice posso dire di trovare apprezzabili questi incontri: quando mi dedico a qualcosa che mi piace o mi appassiona, saperne di più è per me un completamento importante.

Perché forse è vero che a volte comprendere non è semplice e non è detto che ci si riesca, ma è altrettanto vero che conoscere è fondamentale.

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Si sta come d’autunno…

bosco

Quante guerre ancora ci sono nel mondo? Forse questo articolo può aiutarci a quantificare l’assurdo Ci sono quasi 900 conflitti nel mondo: nello sgomento per la guerra in Ucraina non dimentichiamo nessuno di loro – greenMe

Oggi è l’Ucraina a colpirci, a levarci la certezza che in un paese europeo no, era impossibile. Leggo tante opinioni sui social, e poi ci sono i dibattiti in tv, i servizi al tg, la gente per strada che sviscera l’argomento. Prima eravamo tutti virologi, adesso sfoderiamo ragionamenti in tema di guerra sui pro e contro, su ciò che non ci dicono, e anche in questo caso c’è chi arriva a negare che le immagini dei bombardamenti siano fasulle. Niente di strano, in fondo da tempo abbiamo rispolverato quel “la terra è piatta” ridicolizzando il povero visionario Galileo, no?

Ma io inorridisco. Sempre. In particolar modo quando si elencano le motivazioni di chi si è mosso contro qualcun altro o di quel qualcun altro che forse sotto sotto se l’è cercata. Sì, inorridisco perché non esiste una motivazione per far scappare una coppia di anziani senza cibo né acqua in montagna, per uccidere i bambini che giocano al campetto, per massacrare una famiglia che tenta di mettersi in salvo, per accerchiare e uccidere chi si stava preoccupando di portare cibo in un canile, per terrorizzare i malati di un ospedale e poi buttarlo giù come un birillo. Mi si dice che non devo focalizzarmi sulle singole storie perché è ovvio che vengono usate dai media per strumentalizzare, enfatizzare, fare notizia oppure audience, ma le singole storie cari miei fanno l’intero scenario di guerra, la guerra è composta di singole storie come il mare di piccole gocce. E al contrario, non vederle nel loro orrore significa non voler vedere l’orrore della guerra stessa, l’assurdità di ogni motivazione, il non senso di tutto.

Si sta come d’autunno…. Lo ricordate?

La primavera è alle porte ma le foglie continuano a cadere.

Oggi sono triste. E stanca di leggere commenti stupidi o di notare che prima ancora del rifiuto della guerra come fatto in sé, il genere umano disquisisca di motivazioni lecite o no.

Non esiste una motivazione, per la guerra.

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La correzione delle bozze, passaggio fondamentale per fare un libro

Proseguono gli incontri del martedì, quelli che vi raccontano i segreti di un libro. Perché ne custodisce tanti, ma proprio tanti, e riguardano gli argomenti più disparati. Noi ne scegliamo uno per via della trama, o per la copertina accattivante, o ancora perché ne abbiamo letto la recensione o perché un’amica ce ne ha parlato con entusiasmo. Una volta letto, se ci è piaciuto ne parliamo anche noi ma poi “l’oggetto libro” trova spazio nella libreria di casa e passiamo a un altro, com’è giusto che sia. Ma, oltre all’autore che il libro lo fa vivere con i suoi personaggi e la storia, quanti altri nomi e volti partecipano con il loro lavoro affinché possa raggiungervi?

Se vi siete persi l’incontro di martedì scorso, ve lo propongo qui in attesa del prossimo:

La bellezza di lavorare sul testo: la correzione di bozze (avevate paura, a scuola, della matita rossa e blu?)

Oggi vi lascio con una buona notizia: finalmente in Italia si legge di più. Sembra che i dati evidenzino una risalita delle vendite e di conseguenza – si spera – della voglia di leggere che si presenta o ripresenta nella gente.

Leggere ha tanti significati e conseguenze, e in questo momento della mia vita voglio ricordarvi che è anche un modo per salvarsi da momenti difficili, creando uno spazio in cui si possa vivere altre realtà che possano distoglierci almeno per un attimo da tristezze, problemi o mutilazioni. Leggere per sopravvivere alla vita…

“Leggere per me era evasione e conforto, era la mia consolazione, il mio stimolante preferito: leggere per il puro gusto della lettura, per il meraviglioso silenzio che ti circonda quando ascolti le parole di un autore riverberante dentro la tua testa”. (Paul Auster)

Che quel silenzio vi raggiunga ogni volta che lo desiderate, questo è il mio augurio di oggi per voi.

Foto di Q K da Pixabay

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Il primo giorno e l’ultimo

C’è un primo giorno, quello dell’incontro, della storia che nasce, della porta che si chiude alle sue spalle e di quella che si spalanca regalandogli un futuro insperato.

E c’è l’ultimo, quello dell’addio mentre lo accarezziamo facendogli sentire che non è solo, della malattia che se lo prende così come accade alle persone.

Nel mezzo, tra quel primo giorno emozionante e l’ultimo fatto di lacrime, una nuova realtà aveva preso piede: mescolando impegno e amore, aveva costruito qualcosa di solido fatto di piccoli dettagli se presi singolarmente, ma che nell’insieme hanno dato vita al nostro per sempre. Il rumore delle tue unghie sul pavimento, la tua adorazione per i centri commerciali, quel titubante vagare per casa con la copertina sulle spalle come un’anziana signora, l’imbarazzo nell’indossare l’impermeabile quando pioveva, il respiro regolare del sonno, gli sbadigli rumorosi, le improvvise gioie, il peso del tuo testone addosso, la tua paura del calzascarpe, quel brontolare se stavo troppo al pc, la curiosità buffissima per i cartoni animati…

Nel mezzo. Tra il primo giorno e l’ultimo.

Là c’erano tante di quelle piccole magie ed emozioni che ora la casa ci appare come un pozzo nero, senza fondo né luce. Tu sei stato il nostro Natale, persino un libro lo racconta rendendoti immortale fino a quando ancora qualcuno lo leggerà.

La casa è ancora piena di te e del tuo vivere anche in tua assenza, morire non era contemplato nel nostro quotidiano insieme. Avremmo voluto vederti invecchiare ma la sorte non ci ha concesso questo grande dono, Amico mio.

E chissà se hai davvero capito, fino in fondo e senza alcun dubbio – dopo un passato di abbandono e tristezza – quanto ti abbiamo amato. Noi, il tuo amore, ce lo porteremo sempre nel cuore.

Grazie Capoccione.

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Il sole che muore

Una stagione strana, l’inverno. Si riscopre il calore di una casa, tana sicura e accogliente, il piacere di una lettura mentre fuori piove. La compagnia di un amico cane o gatto che si acciambella accanto scaldandoci anche il cuore.

L’insonnia non è contemplata, in inverno. Le coperte divengono bozzolo rassicurante e si ritorna un po’ bambini…

“L’inverno prende gli uomini per mano e li riporta delicatamente ai luoghi cari di un’infanzia che sa di arance, di mandarini, di castagne, di noci, di polenta e di gioia semplice. Quella che si chiama “la brutta stagione” non è una fine, ma una serena e calma preparazione all’inizio; non è ozio, ma operosità nascosta; non è quiete, ma lavoro: è lei che prepara bottoni di fiori e occhi di stelle per splendori accesi di cieli e di prati. D’inverno la gioia fa il nido dentro il cuore, come la maternità”

Così scrive Antonio Fascianelli nel suo Stupirsi della vita, edizioni Borla.

Un testo particolare, questo, trovato in un banco di vecchi libri usati e preso tra i tanti perché – colpita dal titolo, aprendolo a caso vi ho trovato dei bellissimi passaggi. Mi ha ricordato gli agrumi del paese natale di mia madre, Muravera, luogo in cui una Susanna bambina si faceva abbracciare e viziare dai nonni. L’odore del camino, le anziane del paese con le gonne lunghe e i canestri sulla testa, gli uomini con il sigaro e la bicicletta, sulla piazza del paese, a parlare di campi e di raccolti, di figli lontani e di nipoti appena nati.

Quale potere hanno i libri…

Un altro esempio?

“I ricordi di una giornata che finisce si rifiutano di morire e non vanno né in soffitta né in cantina, ma rimangono dentro per sempre, come i sogni, le speranze, l’amore”.

Sì, forse è vero, signor Antonio, ma oltre ai sogni, alle speranze e all’amore, tra i ricordi di una giornata che finisce e che dentro restano per sempre, là nei bellissimi tramonti si annidano anche nostalgie, rimpianti, delusioni o malinconie. Ed è forse tutto questo a rendere ancora più suggestivo il sole che muore.

Siamo tutti più vulnerabili, al tramonto.

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