Susanna Trossero

scrittrice

E se fosse primavera?

Avete anche voi l’impressione che la primavera sia già nell’aria? Lo so lo so, siamo a gennaio, mancano quasi due mesi ma sto notando le giornate che pian piano cominciano ad allungarsi. E quando il cielo è terso così come quello che oggi si poggia sui tetti romani, quando la luce accarezza le piante della mia terrazza senza farle rabbrividire, ebbene io il profumo della primavera lo sento eccome!

In fondo è la stagione che preferisco, ma durando oramai meno di un battito di ciglia, la cerco nelle altre: vi assicuro che la trovo, in fondo basta volerlo.

Però siamo nel bel mezzo dell’inverno e oggi, domenica 21 gennaio, è la Giornata Mondiale degli Abbracci, nata nel 1986 dall’idea di un reverendo americano che desiderava combattere proprio la tristezza invernale. In realtà non a tutti piace essere abbracciati, infatti il promotore dell’iniziativa (Kevin Zaborney) ha spesso invitato coloro che intendevano sposarla a chiedere sempre il permesso prima di abbracciare le persone, poiché un gesto accogliente potrebbe essere vissuto anche come invadente.

Sapete che – piacevole o no – ci sono studi che hanno rivelato i benefici di un abbraccio non solo sulla mente ma anche sul corpo? Sembra rafforzi il sistema immunitario, per esempio, e allora usiamo gli abbracci per tentare di allontanare almeno i mali di stagione no?

Scherzi a parte, oggi voglio abbracciare altri due testimoni del mio libro:

Patrizia, il cui racconto mi ha commossa ed è quello che dà inizio alla raccolta di voci… «Non passa, non è come quando hai mangiato male e il tuo stomaco si ribella allo stravizio del giorno prima, no. Quel tipo di dolore si irradia più verso il fondo del tuo corpo».

Un grande abbraccio quindi a Patrizia, che ha reimparato a sorridere ma che custodisce nel cuore ferite il cui dolore è forse oggi muto ma indimenticato.

E un abbraccio va al giovanissimo Matteo, il quale convive allo stesso modo di Patrizia con una ferita dell’anima che speriamo il tempo aiuterà a lenire: «Ritorni alla vita reale con un qualcosa dentro al cuore che provoca mancanza, e una delusione in più nell’anima».

Via via che presento i testimoni de Il male d’amore – Graphe.it – rifletto ancor di più sul fatto che ogni volto incontrato per strada contiene una storia… Come dico sempre durante i miei corsi di scrittura, siamo tutti circondati di racconti, di storie straordinarie che ci camminano accanto nell’ordinario del quotidiano, e val la pena conoscerle, ascoltarle. Sono onorata di essere stata depositaria di alcune di queste e di avere avuto uno strumento per farvele conoscere: un libro.

A proposito di ciò, anche oggi è stato pubblicato un pezzo che parla di questo: stavolta devo ringraziare InterZona, portale di letteratura, musica, arte, costume e società per il bellissimo articolo che mi ha dedicato.

A domani!

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Inoltrarsi su un terreno amato

Giovedì 18 gennaio scorso, ho tenuto per l’Associazione Edea Educazione e Benessere, il mio seminario on line di scrittura “Perché scrivere: il pensiero sulla carta per star bene con se stessi”.

Ho avuto il grande piacere di rivedere tra gli iscritti persone che già conoscevo, ma anche quello di condividere la mia passione con nuovi volti e di cogliere in loro quel desiderio di inoltrarsi su un terreno che amo.

Vorrei sapervi dire quanto sia stato importante per me trascorrere in buona compagnia due ore interamente dedicate alla scrittura intesa come strumento per alleggerire pesi, per levare potenza al nostro nemico interno, per imparare a scavare in noi senza timore del giudizio, per affrontare le conseguenze di momenti difficili e per insegnarci a creare uno spazio intimo e privato in cui ricominciare a esistere. Questi incontri rappresentano qualcosa di profondo, che vanno ben oltre le tecniche di scrittura o regole di vario genere.

Scendere in profondità, toccare corde, avvertire di aver raggiunto l’anima di qualche partecipante, è ciò che di più bello possa accadere e sono felice di averci provato anche questa volta.

Giornate ricche, sono quelle che sto vivendo: intense, colme di impegni ma proprio per questo stimolanti. Inoltre è giunto il momento di organizzare il calendario delle presentazioni del mio Il male d’amore – Graphe.it, in uscita tra pochissimi giorni, e vi aggiornerò sulle prime date che via via stanno dando forma agli incontri che ci aspettano.

Vi saluto presentandovi altri due testimoni del libro, un saggio che racchiude storie di vita vissuta ma anche aneddoti, curiosità, pareri degli esperti, e soprattutto tanti bellissimi brani classici a dimostrare che passano i secoli, ma ancora sappiamo provare grandi emozioni parlando la stessa lingua di coloro che d’amore scrissero secoli e secoli fa.

Eccovi Franco e Giorgia, a presto!

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Il rispetto per ogni storia raccontata

Il 22 gennaio è sempre più vicino, il mio libro in uscita sta ricevendo consensi ancor prima di esistere fisicamente e ciò mi riempie di orgoglio e gioia in egual misura.

Ringrazio Aise – Agenzia internazionale stampa estero – per il bellissimo articolo (qui se volete leggerlo); Harper’s Bazaar per avermi incluso nella sua lista di libri da non perdere, leggete qui se siete curiosi ; SicilyMag.it che mi cita tra i suoi consigli di lettura rivolti a chi non sa fare a meno di leggere. E ringrazio di cuore anche il sito Solomente, che mi ha regalato un grande spazio in cui si racconta di me, del mio percorso letterario, delle mie passioni. Ecco l’articolo, se volete conoscermi anche voi e scoprire nel dettaglio la strada percorsa fino a qui.

Insomma, è davvero un momento felice. Ma anche il momento di presentarvi altre tre testimoni del mio “Il Male d’amore” – Graphe.it: la giovanissima Luna, che ci rende partecipi di una illusione crollata insieme a piccole grandi certezze… «Ma la verità e che ho appena buttato lo spazzolino di quello che pensavo essere l’Amore finalmente ritrovato!» E Isa, la testimone più matura, la quale ci invita a non dimenticare che il sogno va inseguito sempre, nonostante si possano incontrare persone che lo calpestano: «Se mi devo attribuire una colpa, è quella di averti amato come la mia indole sognante e la mia generosità mi hanno suggerito».

Concludo con Klara, una donna che vi presenterà senza censure la sua storia e le sue debolezze o ingenuità: «Avessi avuto più esperienza avrei capito che ciò che gli mancava era la vendetta sul tempo, quello che non sarebbe più tornato, che voleva riavere indietro per torturarlo».

Quando e se leggerete questo libro, vi prego di farlo con solidarietà, sospendendo il giudizio e provando ad abbracciare ogni singola storia perché la sincerità, il desiderio di esternare un vissuto doloroso, sono sempre degni di rispetto e hanno qualcosa da insegnare.

Alla prossima!

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Le emozioni non sono mai troppe

Mi avete data per scomparsa? Eccomi a voi, mi siete mancati! In pochi giorni dopo l’ultimo post tante cose sono successe: una forma influenzale pesantissima e di lunga durata, per esempio, che mi ha fatto trascorrere le feste in quarantena!

Ma ci sono anche buone notizie a cancellare l’inattività forzata e sono queste che voglio condividere con voi. Per esempio, il 18 terrò un seminario on line sui benefici che la scrittura è in grado di regalare alla nostra mente, e dal 22 partirà il mio corso di scrittura narrativa: 30 ore di condivisioni, esperimenti, profondità e leggerezza di cui vi racconterò. Tutto questo sarà possibile grazie all’Associazione Edea – Educazione e benessere – che mi ha accolta nella sua squadra vincente.

E poi… sto per ricevere copie del mio libro in uscita, Il male d’amore – Graphe.it , dunque sto per averlo tra le mani, sfogliarlo, annusarlo così come piace a me, e sarà come sempre una grande emozione: è la mia undicesima pubblicazione ma – credetemi – non ci si abitua mai, e di questo sono felice perché le belle emozioni sono preziose. A proposito del libro, prosegue la pubblicazione su fb delle frasi più significative legate alle testimonianze che contiene, e continuerò a condividerle con voi, come nei post precedenti.

Infatti adesso vi presento Marco, che si domanda: «Continuare a donare amore incondizionatamente, può in qualche modo mutare le carte in tavola provocando altro amore?» Voi che ne pensate?

E Giulio, che ci dimostra quanto – colpiti dal mal d’amore – possiamo trovare conforto nell’amicizia: «Ma poi ho avuto intorno chi ha diviso il mio dolore in diversi piccoli pezzi e se n’è fatto carico».

L’anno è cominciato bene, e proseguirà ancora meglio: sono alle prese con il calendario di presentazioni che con la Graphe.it stiamo organizzando e grazie al quale ho conosciuto una libraia mia conterranea che… No, questa è un’altra storia, ve la racconterò la prossima volta!

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Per Natale regalate abbracci

«Ci sarà tempo per pentirsi, dici a te stesso, perché sotto sotto lo sai che ti pentirai, ma non ti interessa. È addirittura bello, soccombere».

Pentirsi o andare avanti pronti a pagare il prezzo che verrà? Meglio un pentimento che un rimpianto, forse. Lo dice Enea, altro testimone del mio “Il male d’amore” che in realtà è di tutti voi: di chi si è offerto di partecipare mettendosi a nudo, di chi lo leggerà, di chi si sentirà meno solo incontrando riflessioni d’altri che forse gli appartengono, e di chi proverà empatia pur vivendo una bellissima storia d’amore.

Natale è oramai alle porte, e se è vero che non è mai un giorno di festa a cambiare le cose, è anche vero che il 25 dicembre regala l’occasione di riunirsi per passare un po’ di tempo insieme ai nostri cari, tempo che a volte ci sembra impossibile da ritagliare per via del lavoro, delle distanze, delle incombenze, di stanchezza e chissà che altro. Mi piace pensare che in questo giorno particolare, sia data la possibilità a chi si sente solo di provare il calore di un abbraccio, e spero non ne sarete avari perché gli abbracci non costano nulla eppure fanno tanto bene (e dovremmo averne una scorta da dare e da ricevere tutto l’anno!).

Oggi io voglio abbracciare Alma, che sogna di vedere le lacrime trasformarsi in nebbia e che ha tantissima positività dentro, nonostante tutto. Perché, a volte, “La vita può essere capita solo all’indietro ma va vissuta in avanti” (Soren Kierkegaard).

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