
Mi è sempre piaciuto, il colore viola. Mi infonde qualcosa di indecifrabile ma molto avvolgente, un senso di benessere e dell’altro per il quale non trovo parole che spieghino. Ci sono colori che ci accompagnano nella vita, in piccoli momenti quotidiani e in altri che lasciano segno indelebile.
Quando ho dato l’esame di maturità, avevo una camicetta bianca e dei pantaloni viola. Viola erano i fiori che piantavo nel mio piccolo balcone, quando sono andata a vivere da sola. Viola era la cuccia del gatto Pulce e viola era il maglione che ha assorbito l’ultimo respiro di mio padre mentre lo abbracciavo… Quel maglione è ben custodito e non è mai stato lavato da quella notte, nel timore di lavar via anche l’ultimo anelito di vita che forse conserva.
Trovo strano che un tempo abbia rappresentato per re e regine la ricchezza e il lusso, ma si pensa anche che favorisca la nostra spiritualità, che accresca la creatività e stimoli l’immaginazione. Ancor di più mi è piaciuto un articolo che riferendosi a studi sui colori, diceva che quando siamo circondati dal colore viola, siamo più propensi a pensare e agire fuori dagli schemi.
Mi piace meno il suo uso associato alla penitenza, e penso che ogni colore ci appartenga perché come le canzoni si lega a momenti della vita belli e brutti, dunque può rappresentare gioia e penitenza al contempo. Ma penso anche che i colori, come i profumi o i suoni, possano elargire benessere e farci sentire a casa oppure bene fuori di casa. Il mio viola è anche nei fiori, nella lavanda, nelle orchidee selvatiche, nel ricordo di un albero di Natale della gioventù, in un costume di carnevale, in una maschera veneziana, in un fermaglio per capelli o negli occhiali da sole ricevuti in dono. E nella vecchia bandiera che rappresenta un palio di Siena, acquistata là come souvenir in gita scolastica, tra risate e leggerezza. Sventolarla a Piazza del Campo mi ha dato le ali ai piedi, chissà perché…
“Il viola è nato un giorno di primavera in un campo di lavanda. Deve aver cercato a lungo un luogo come questo dove i filari vanno dritti verso l’orizzonte come se fossero invitati a un ballo con l’infinito”. (Fabrizio Caramagna)
Voglio anche io essere invitata a un ballo con l’infinito.
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