Oggi vi aspetto a Iglesias, con Antonella Serrenti: ci vediamo?

Oggi vi aspetto a Iglesias, con Antonella Serrenti: ci vediamo?

Ed ecco un anticipo d’estate, siete pronti per la prova costume? Dopo tanta pioggia, c’è già chi brontola per il troppo caldo… Incontentabili!!!
Un suggerimento per una lettura leggera, ad accompagnare le vostre prime ore di mare? Bene, allora oggi vi racconto del mio nuovo nato, un ebook intitolato Il tempo dei fantasmi, pubblicato nella collana di narrativa digitale della casa editrice Antonio Tombolini editore. L’ebook è composto da racconti brevi che hanno come filo conduttore proprio i… fantasmi! In ogni racconto della raccolta infatti, vi è nascosta tra le pagine la parola “fantasma” e si tratta qualche volta di spettri veri ma anche di quei fantasmi che si annidano in noi e teniamo segreti, o che in mezzo a noi vagano del tutto ignorati. Se volete acquistarlo, potete farlo anche qui.
Naturalmente già sapete che anche tutti i miei libri pubblicati con la Graphe.it, possono essere letti sia in versione cartacea che in ebook, compresa l’ultima pubblicazione, scritta a quattro mani con la cara Antonella Serrenti: Il pane carasau. Storia e ricette di un’antica tradizione isolana. A proposito di questo insieme di testimonianze, ricette, cenni storici e curiosità, vi invitiamo a parlarne con noi proprio in Sardegna, magari sgranocchiando un po’ di carasau in nostra compagnia. Dove? È presto detto:
Nel frattempo, vi auguro un mese di maggio profumato di gelsomino e delle lunghe e ritempranti passeggiate sulla riva del mare, che sempre – se il sole è splendente – fanno sentire in pace con il mondo. E… chissà, magari potreste incontrare anche uno dei miei fantasmi!
Che bel fine settimana, quello appena passato! Due incontri originali che mi hanno colpito molto nella loro diversità: parlo delle due presentazioni del libro Il pane carasau, per le quali la coautrice Antonella Serrenti ha preso un aereo per Roma, portando con sé una valigia carica di entusiasmo. La prima, sabato 22, ci ha viste chiacchierare di tradizioni sarde con le clienti della parruccheria A & F Hair Style, ed è stato un piacere constatare che tra una spazzolata e un colpo di lacca, ogni donna presente aveva voglia di conoscere la storia di questo antico pane sardo. Attendiamo con curiosità gli esiti degli esperimenti culinari che qualche signora ha promesso di fare utilizzando le nostre ricette. Un grazie di cuore alle care Francesca e Alessia che ci hanno ospitate.
Domenica 24 invece, di buon mattino ci siamo messe in viaggio per l’Umbria raggiungendo il ristorante L’Alberata, a Collepepe, proprio alle porte di Perugia: un luogo suggestivo reso ancor più bello dalla nebbia e dalle foglie cadute e ricoperte di brina. Là, abbiamo ritrovato la Graphe.it e conosciuto la proprietaria del ristorante, la signora Silvana , la quale ci ha accolte con grande calore. Il nostro relatore era Antonio Manunta, etnobotanico sardo, fonte inesauribile di aneddoti nonché grande conoscitore della cultura isolana, e ci ha affiancate e supportate il caro Natale Fioretto, direttore scientifico della casa editrice, a cui abbiamo affettuosamente conferito la “cittadinanza sarda”. Al termine della presentazione, durante la quale abbiamo anche conversato con un pubblico coinvolto e curioso, è stato servito un delizioso pranzo, il cui protagonista era naturalmente il pane carasau: come antipasto piccoli cestini di carasau ad accompagnare vari gustosissimi paté, poi ravioloni di pane carasau ripieni di ricotta e spinaci e affogati in un brodo di carne; come secondo, uno spezzatino di grasso e magro di maiale su base di pane carasau biscottato accompagnato da purea di patate, e – per finire in bellezza – tortina di sfoglie di pane carasau al ripieno di crema e cioccolato, con scorzetta d’arancia caramellata. La signora Silvana, basandosi sui consigli culinari del nostro libro ha creato questi deliziosi accostamenti, e ha anche offerto una versione vegetariana del menù, per accontentare ogni palato. Vi è venuta fame? Beh, non potendo condividere con voi i profumi e i sapori di quella cucina, vi invito a visitare la pagina Facebook della Graphe.it per vedere le foto di quei piatti.
E adesso ci si prepara per altri incontri nell’attesa di un Natale sempre più vicino all’estate; tutto corre via velocemente, ma restano impressi per sempre i volti incontrati, gli abbracci ricevuti, e quella deliziosa accoglienza profumata di pane che sempre ci viene riservata.
Vi lascio con le parole di Grazia Deledda, lette in pubblico da un’Antonella Serrenti fiera e commossa:
“Siamo le ginestre d’oro giallo che spiovono sui sentieri rocciosi come grandi lampade accese.
Siamo la solitudine selvaggia, il silenzio immenso e profondo, lo splendore del cielo, il bianco fiore del cisto.
Noi siamo sardi.”

Tra un pettinata e una sforbiciata quattro chiacchiere fra amiche con Antonella Serrenti e Susanna Trossero autrici del libro Il pane carasau. Storie e ricette di un’antica tradizione isolana.
Sabato, 22 novembre 2014 presso A&F Hair Stylist, via Telese 25 Roma a partire dalle ore 15,30

Ebbene, nonostante la tempesta in corso ieri alle 18 a Nettuno, la presentazione del libro Il pane carasau. Storia e ricette di un’antica tradizione isolana si è svolta grazie agli amici temerari dell’Associazione Culturale Tempo Meccanico; Renzo Ridolfi in testa – presidente dell’associazione – hanno sfidato le intemperie per una piacevole chiacchierata sulle tradizioni sarde e per una degustazione di pane carasau accompagnato dal vino Cannonau, in grado di riscaldare gli animi! Il mio grazie oggi va a tutti loro, ai soci, a Renzo e alla sua simpaticissima moglie, per l’ospitalità sempre così calorosa e per l’amicizia dimostrata.
È sempre un piacere per me condividere con i lettori il mio scrivere, soprattutto quando una presentazione si arricchisce con le domande o i punti di vista dei presenti; inoltre è mio desiderio – con questo libro così differente rispetto agli altri da me pubblicati – raccontare di una Sardegna per molti sconosciuta ma affascinante da scoprire attraverso “su pani fattu in domu” ( il pane fatto in casa), quello che racconta storie infinite, che sopravvive a più di una stagione e che prima ancora di esistere è parte di un’idea impregnata di sacralità, comunione e fratellanza.
Oggi vi lascio con una frase citata nel libro, ma che appartiene al grande Salvatore Cambosu, figlio di uno zio materno della scrittrice Grazia Deledda. La frase e la sua traduzione, sono presenti nella raccolta “Miele Amaro”, scritta nel 1954:
“Ti facan che ass’orzu
mancu a su peius nemigu lu nès.”
La traduzione esatta è: “Ti tocchi la sorte dell’orzo/ neanche al peggior nemico lo augurare”, il cui senso è più esteso e comprensibile in questo passaggio:
“Non augurare mai a nessuno la sorte dell’orzo. Non dico di quella che gli tocca come biada alle bestie, ma di quell’altra che consiste in tanti maltrattamenti, uno dietro l’altro, e di altrettante torture, perché diventi pane.”
Dunque, se avete un nemico che vi rende la vita difficile, non occorre che cerchiate troppo lontano qualcosa di terribile da augurargli nei momenti di rabbia: sarà sufficiente pensare al povero orzo, che tutto subisce per mano di un destino a cui mai potrà sottrarsi…