Qualche mese fa, in uno dei miei corsi di scrittura, spiegavo l’importanza in una storia dei personaggi e della loro caratterizzazione. Ovvero, i personaggi devono rappresentarci in quanto esseri umani, per essere credibili: devono manifestare la loro personalità, tratti caratteriali, vulnerabilità, determinazione, insicurezze, paure o desideri.
Insomma, di quante sfaccettature siamo composti tutti noi? Bene, altrettante vanno usate per rappresentare i nostri protagonisti, visibili o invisibili. Anzi, quelle invisibili sono le più vere e dunque le più intriganti.
In questo discorso, durante la lezione, ho usato Ulisse, il cui vero nome lo sappiamo tutti è Odisseo.
Perché?
Perché questo grande eroe greco è modernissimo proprio grazie alla rappresentazione delle sue infinite sfaccettature e, come qualunque uomo, può reagire in modo completamente diverso – addirittura opposto – a seconda delle situazioni o prove a cui è destinato: può mostrare forza e determinazione oppure dubbio e paura, sentirsi vittorioso e invincibile o aver timore di non farcela, ma soprattutto possiede il coraggio di mostrare a se stesso o agli altri non solo il lato migliore di sé, quello intrepido, audace. Le sue decisioni possono rivelarsi giuste o sbagliate e può persino rivelarsi crudele quando le circostanze non ammettono bontà d’animo: di fronte a un’ingiustizia, per esempio o vinto dalla sete di vendetta.
Ebbene, siamo tutto e il contrario di tutto, ecco perché Ulisse ci piace e possiamo sfruttarlo come esempio in un corso di scrittura (lo trovai citato anche in una bellissima enciclopedia di scrittura narrativa). Ulisse è un eroe antico, ma a leggerlo come si deve comprendiamo quanto sia attuale e quanto ci piaccia proprio perché non è perfetto, non sempre e solo nobile.
Appartiene a ogni tempo perché quel suo spingersi lontano continuando a pensare con nostalgia a ciò che ha lasciato indietro, quell’andar via sognando di tornare, è in fin dei conti il costante braccio di ferro tra istinto e ragione che tutti viviamo davanti a piccoli o grandi dilemmi/ incroci quotidiani e che ci affascina in letteratura: lasciare la strada battuta mettendo a tacere la ragione o – all’opposto – mantenere la nostra comfort zone e vivere di rimpianti.
Ulisse rischia ma non si ferma, eppure al contempo resta fedele a ciò che lascia.
Proprio in questi giorni sento parlare (contro o a favore) del nuovo kolossal su questo personaggio, un film dal titolo “Odissey”, diretto da Christopher Nolan, nelle sale dal 16 luglio 2026, con Matt Damon nel ruolo dell’eroe. Qui il trailer ufficiale.
Le polemiche sono davvero tante: ho letto addirittura che è il secondo film più odiato su you tube! Tra le contestazioni più citate ho trovato il colore della pelle di Elena non corrispondente a quello della storia, il design moderno delle armature, l’aver affidato il ruolo di cantastorie al rapper Travis Scott, o inesattezze storiche di vario genere. Tuttavia c’è anche un’altra scuola di pensiero che definisce The Odissey di Nolan un capolavoro: tre ore piene di ritmo e bellezza che volano via in un attimo, il tema del viaggio come metafora meravigliosamente raccontato, la potenza della spettacolarizzazione ben mescolata con la profondità. E, come dicevo prima, Ulisse rappresentato non come un eroe senza macchia e senza peccato ma come un uomo, e dunque capace di sbagliare o di compiere azioni poco nobili eppure ancor più vero proprio per questo. Se così fosse, si starebbe rispettando il poema voluto da Omero nell’VIII° secolo a.C., no?
Io non ho ancora visto il film, ma proprio perché nei miei corsi di scrittura cito Ulisse e ogni risvolto che lo caratterizza, forse andrò a vederlo. E non per cercare il pelo nell’uovo in materia di design delle armature o per scovare inesattezze, no. Bensì per cercare ciò che in ogni personaggio apprezzo: la parte oscura, quella che quando emerge racconta il vero. Nella letteratura, in un poema o… nella vita.

In questi giorni in cui si parla o straparla del nuovo film su Ulisse, ho scoperto che la traduzione letterale del nome Odisseo, dal greco, è “colui che odia” o colui che è odiato. Questa cosa mi ha colpito e fatto riflettere sull’aspetto umano del personaggio. Non più l’eroe determinato e invincibile che combatte, senza paura, con mostri e dei. Il significato del suo nome, però, lo trasforma oggi ai miei occhi in una figura che perde il fascino del mito e diventa un uomo che inganna, che sfrutta e persegue i propri fini per puro egoismo. Insomma, uno stronzo!
p.s.
Ma poi, che importanza ha se Elena è nera?
diciamo che se leggi un libro in cui la protagonista è bionda e ha la carnagione candida, vai a vedere il film con una tua rappresentazione che somiglia a quella che l’autore ti ha regalato. Poi la vedi nera e ci resti male, ma non per la scelta del colore della pelle quanto perché tu l’avevi immaginata differente.
Piuttosto infantile, per non dire ignorante. Il cinema è immaginazione, emotività, interpretazione e non la telecronaca di un fattaccio di borgata. Perciò Polifemo per me poteva essere anche rappresentato come un grande puffo blu, non avrebbe fatto differenza.
La bellezza della lettura e del cinema sta proprio in questo, libertà di espressione e di interpretazione, è vero Marisa. Ma non giudicherei ignorante – nel senso che si ignora questa libertà, come tu intendi – o infantile la naturale delusione, piuttosto una reazione comune e rispettabile. Interessante dibattito che più volte mi è capitato di affrontare nei miei corsi di scrittura, qualcuno altro vuole partecipare? Vi aspettiamo!
Carissima, ovviamente, non intendevo offendere nessuno con ciò che ho scritto, ma mi riferivo solo alla delusione che si ha nel vedere distorta l’immagine che si è costruita nella testa durante la lettura del libro. Ogni novità, a mio modo di vedere, è solo un pensiero diverso dal nostro con cui confrontarsi.
Coraggiosamente sincero questo commento, grazie Marisa! Vorrei aggiungere che è poi ciò che più mi piace di un personaggio: scoprirne la vera natura, che in fondo non lo mostra come vero uomo ma uomo vero. Cosa che, mi rendo conto, fa crollare il mito.
Grazie ancora per il tuo contributo 🙂