Susanna Trossero

scrittrice

Il mostro di Firenze

on 23 Ottobre 2025

State guardando “Il mostro”? Ha debuttato soltanto ieri 22 ottobre in streaming su Netflix perciò non vi darò troppe informazioni al riguardo (oggi si dice spoilerare ma io sono antiquata), però ammetto di esserne rimasta delusa.

Stefano Sollima sa creare ambientazioni claustrofobiche, tetre, mostra dinamiche disturbanti, insinua attese, i flashback conducono in un oscillante avanti e indietro che completa seppur generando fatica, e la scelta delle musiche ricorda in quanto a genere o stile quelle di altri suoi riuscitissimi lavori – qui sono note e suoni da presagio – questo è certo. Sa il fatto suo e non avevamo dubbi in merito.

Però…

Però. Direi che in realtà la serie non è sul mostro. Si tratta di un’occasione per condurci verso spaccati familiari di un tempo in cui i segreti restavano proprio là, in famiglia, all’interno della quale i membri facevano fronte comune anche davanti a brutture. Immergendoci in tutto ciò siamo all’improvviso a disagio in un terreno brullo e spinoso, circondati da ombre della notte, quelle che da bambini si temeva tutti.

Il patriarcato, comunità rurali, la violenza, i matrimoni combinati, le donne che non hanno voce e se ce l’hanno è per difendere i loro stessi carcerieri. Il tacere, sempre e ad ogni costo perché è così che si fa. L’onore va difeso e gli uomini protetti.

Sollima fa il punto sulla pista sarda, nel suo Il Mostro, ma il titolo ci ha fuorviati, credo. Il lavoro – accurato e serio – non è sul mostro di Firenze. Almeno, personalmente mi aspettavo uno sguardo più ampio anche se comprendo il messaggio: i mostri sono tanti, Il Mostro potrebbe essere chiunque.

Ho un ricordo di quel periodo: erano gli anni 80, quando camminando per il centro di Firenze presi anche io il volantino che esortava a non sostare in luoghi isolati fuori dai centri urbani durante la notte. “Pericolo aggressioni”, diceva.

Divulgare la prudenza. Un clima angosciante, 16 vittime e il mostro di Firenze ancora oggi è un caso pieno di contraddizioni e in questo la serie di Sollima coglie nel segno, mostrando tutto e il contrario di tutto, ma non crea – e questo è il mio personale parere dunque può non far testo – il coinvolgimento generato dal parteggiare o respingere. Non ci piace nessuno, dubitiamo di tutti e tutti sono sporchi. Tranne le vittime.

Alla parola fine resta lo stomaco annodato. E forse, in questo, la miniserie ha vinto.


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