Susanna Trossero

scrittrice

“Piena di te è la curva del silenzio”

Aprendo il cassetto dei ricordi, ho riesumato la fontanella d’acqua dolce situata a metà strada tra la mia spiaggia preferita e la casa dell’infanzia, a Carbonia. Si andava a Porto Pino, a sud ovest della Sardegna: distesa di sabbia bianchissima e fine come farina, pineta, acque cristalline, laguna, dune meravigliose. Il mio paradiso in terra insomma, e si passavano le giornate in pieno beato relax: mia madre prendeva il sole oppure organizzava succulente merende e io e mio padre ci inventavamo giochi e avventure. Osservavamo le battaglie tra granchi, costruivamo castelli di sabbia e dighe, raccoglievamo conchiglie per decorarli, facevamo lunghe passeggiate, o stavamo a curiosare tra i pescetti delle lagune. Questo quando non stavamo immersi in acqua, tra lumachelle di mare e mitre, a godere di quell’acqua trasparente.

Durante il viaggio di rientro, odorosi di salsedine e con la stanchezza tipica delle lunghe giornate di mare, ci si fermava proprio alla fontanella, che in realtà era una grossa vasca in pietra rettangolare che fungeva da abbeveratoio per animali e il cui getto d’acqua era continuo. La sosta era imposta da mia madre, necessaria a lavar via la sabbia dai piedi prima di andare a casa, “Altrimenti poi sporcate tutto”, diceva. Ci si arrivava che il sole stava tramontando e il cielo mandava striature di rosso.

Stasera, 9 febbraio, il cielo regala le stesse striature. Ogni anno, in questa data, di solito soffia un vento cattivo così come quel lontano 9 febbraio in cui mio padre ci ha lasciati, vinto da un male impietoso a soli 56 anni. Ogni anno, il medesimo vento soffia gelandomi il cuore, ma stranamente in questo 9 febbraio per la prima volta tutto è immobile e il tramonto è bellissimo. Ogni cosa mi riporta alla fontanella e non al lenzuolo bianco di quella notte. E di bianco, oggi, dal cassetto dei ricordi è affiorata solo la sabbia della mia Sardegna. Lo considero un regalo, che rende questo anniversario meno triste. Forse perché quest’anno lui e mia madre si sono riuniti, non so. Mi piace considerarlo un loro dono, un segno che stanno bene ovunque adesso siano.

Piena di te è la curva del silenzio.
(Pablo Neruda)

Acquarello di Franco Pretti

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Soltanto un animale

Il gatto Ciccio

“È soltanto un animale”… Quante volte l’ho sentito dire. Ma interagire, con un animale, conoscerlo a tal punto da tradurne il linguaggio, e parlargli sicura d’essere compresa grazie a codici e rituali creatisi nel tempo, e dal tempo consolidati, è davvero niente?

È niente quel suo festoso correrti incontro ogni volta che ti vede o sente i tuoi passi, perché tanto è “soltanto” un animale?

Mi piacciono tutti, gli animali, ma con grande facilità instauro rapporti particolari con i gatti, rapporti che spesso hanno stupito i miei amici. Eppure credo non sia difficile farlo, se ci si ricorda che un gatto ci sceglie come amico, non come “padrone”.

Rispettare le sue esigenze, accettare il suo carattere felino fiero e indipendente, e dunque mai del tutto domabile; rendergli la vita più bella per quella voglia di dare da lui riconosciuta… E ricevere, ricevere tanto da quei lunghi silenzi o giochi o corse o buffe acrobazie di bentornato.

Ma è “soltanto” un animale.

Una recentissima ricerca giapponese, rende noto agli scettici che l’intelligenza del gatto è paragonabile a quella del cane e addirittura a quella dell’uomo. Possiede la nostra stessa memoria episodica, la stessa capacità di ricordare momenti sgraditi e altri gratificanti, e il suo cervello racchiude funzioni introspettive e stati di consapevolezza. Allo stesso modo, e così come i cani, i gatti possono provare piacere ricordando le loro esperienze positive. E sappiate che con loro non si può mentire: riconoscono le emozioni che il viso dei loro amici uomini tradisce.

Lo studio nipponico trae una conclusione interessante: l’uomo è molto più simile ai suoi amici a quattro zampe di quanto creda, dunque forse dovrebbe riflettere un po’ di più prima di dire frasi come “è soltanto un animale”.

Ci si lega, a un animale.

Diviene parte delle tue giornate e delle tue preoccupazioni: piacere e impegno al tempo stesso.

Lo si cura, lo si ama, e ci si sente da lui amati. Un piccolo grande amico che non vorresti mai sapere solo, triste, sofferente, maltrattato o spaventato.

Perché, per dirlo con le parole di Darwin, “La compassione e l’empatia per il più piccolo degli animali è una delle più nobili virtù che un uomo possa ricevere in dono”.

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