Susanna Trossero

scrittrice

Da domani…

E ieri è arrivato settembre. Sì, il suo affacciarsi dopo le vacanze è già diventato “ieri”, e ieri era lunedì, concomitanza di inizi. Domenica abbiamo detto in tanti “da domani…” raccontando a noi stessi del rinnovo che progettiamo, di cambiamenti e buoni propositi. Settembre è un po’ come l’anno nuovo: finite le vacanze si ricomincia e ciò che a lungo era stato rimandato (telefonate, impegni, novità, diete, palestra, appuntamenti, un corso) presenta il conto ricordandoci l’aspirazione a migliorare che tanto avevamo decantato.

Però… però è già ieri, e ieri non siamo andati a camminare così come ci eravamo ripromessi, non abbiamo cominciato la dieta, non abbiamo spedito quelle mail e così per tante altre voci di quell’elenco che dovevamo cominciare subito a depennare.

Seneca disse che mentre si rinvia la vita passa. Forse è proprio così, ma è anche vero che troppo presto è passato anche il tempo delle vacanze. E tempo ci serve per ripristinare la normalità, figuriamoci per riempirla di novità!

Tante cose in questo agosto sono successe: ho visto molte delle persone che amo, ho respirato salsedine che rigenera, osservato tramonti sul mare io che dal mare vengo, ascoltato la risacca… Ma in tutta questa magia ho anche perso un Amico a cui ho voluto davvero bene, con cui ho condiviso scrittura e parole, cibo, profondità e leggerezza.

La vita elargisce, la vita leva. E allora forse non dovremmo più rimandare niente, ha ragione uno dei miei cari allievi nonché Amico anch’esso, che ha detto “forse è il caso di cominciare a ridere”. Sì caro Damiano, forse è proprio il caso, perché anche questo abbiamo trascurato lasciando spazio a cose senza importanza che possono benissimo cavarsela da sole.

In questa calda estate ho compreso tante verità profonde, e spero di aver avuto la vera illuminazione (non solo teorica) che spinge a rendere ogni giorno speciale, unico, seppur nella sua semplicità. Lo devo a me stessa, ma anche a chi non c’è più e che tanto vorrebbe un nuovo giorno, un giorno ancora.

Noi lo abbiamo, non sprechiamolo.

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Ma a voi, piace mangiare?

beverone

Poco tempo fa, Antonella Serrenti ed io, siamo state invitate da Tv2000 a parlare del nostro libro Il pane carasau e di cibi genuini; un esperienza piacevole e un ottimo argomento, quello della cucina povera, che ha ribadito la necessità di tornare a cibarsi di alimenti semplici per ottenere una vita lunga e sana.

Ma… a voi, piace mangiare? A me sì, inutile negarlo. Mi piace sentire il sapore del cibo che più apprezzo, mi piace masticare lentamente per gustarne ogni più piccolo ingrediente, mi piace una tavola ben apparecchiata, più che elegante o pretenziosa preferisco quella allegra e colorata; mi piacciono le chiacchiere tra amici davanti a un buon piatto di spaghetti e amo il cibo inteso come momento di piacere, non come qualcosa da trangugiare velocemente, magari in piedi perché non c’è tempo.

Il gusto, in letteratura, è secondo me il più facile da usare: prima o poi, i nostri personaggi, dovranno pur cibarsi, no? Nei libri di Montalbano, per esempio, il protagonista sembra essere davvero felice soltanto quando sta mangiando. E le cuoche che preparano manicaretti nei romanzi ambientati in altri tempi, o gli investigatori amanti della buona cucina come Maigret e Nero Wolfe… E che dire del cibo nella letteratura erotica, inserito sapientemente dagli autori con un rallentamento narrativo, quel ritardo voluto in cui il cibo viene portato alla bocca mentre qualcuno fissa la scena con segreta passione, e al lettore viene quasi l’acquolina in bocca.

Romanzi golosi o terrificanti, desiderio e disgusto per ciò che sta in un piatto, il cannibalismo di Hannibal Lecter o addirittura i drammi in tempi di veleni, da Socrate a Madame Bovary: cibo, sempre cibo, e mai raccontato così a caso, quasi come dettaglio, bensì il cibo come protagonista, attorno al quale si muovono tutti i personaggi e le storie.

Ognuno di noi – nella vita reale – ha le sue preferenze in fatto di alimentazione, e senza entrare nel merito dei pro e contro dell’essere vegetariani, vegani o appassionati di barbeque, vorrei raccontarvi dell’ultimo preparato approvato proprio dalla comunità vegana, il Soylent: si tratta di un bicchierone colmo di un liquido di colore chiaro, contenente tutto ciò di cui ha bisogno l’organismo. Non produce scarti, dunque mette al riposo l’intestino, non mette in moto la masticazione, dunque addio dentista, non ci fa andare al supermercato né ci fa preparare la lista della spesa: carboidrati, maltodestrine, farina d’avena, Omega 3, tutti i minerali di cui necessitiamo e le fibre, il tutto frullato per benino e ci si nutre con una spesa irrisoria, poco più di due euro a pasto. In Europa non è ancora stato autorizzato ma presto, e direttamente dall’America, arriverà sulla nostra tavola, e allora addio obesità, freezer da riempire o da scongelare, lunghe pause pranzo, piatti da lavare, tempo perso in inutili code al bar prima di tornare in ufficio. Badate bene che non si tratta del solito pasto sostitutivo, ma di un pasto vero e proprio, completo, semplicemente liquido e con il quale non si soffre la fame seppur dicendo addio ai chili di troppo.

Ma… è davvero così bello non doversi “preoccupare” del cibo? È davvero una conquista, liberarsi dai profumi appetitosi, dai sapori che fanno venire l’acquolina in bocca e dal piacere di sedersi a tavola, magari in buona compagnia?

A me, ve lo confesso, mette una gran tristezza…

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