Susanna Trossero

scrittrice

L’indimenticabile sussurro

Me lo ricordo, quel fruscio di conchiglia poggiata all’orecchio.

Vivevo al mare e di mare. Estate, inverno, stagioni intermedie… E la conchiglia che mio padre mi porgeva perché ne ascoltassi la voce, sebbene diversa era sempre la stessa. Perché il messaggio era il medesimo: un sussurro indimenticabile che se chiudevo gli occhi mi portava sotto il mare, da dove proveniva.

Sì, sotto il mare si sente quella voce, e basta andar giù trattenendo il respiro per ascoltarla. Suggestioni del padiglione auricolare che insieme a una conchiglia funge da cassa di risonanza e pare quasi il flusso del sangue, se ti è capitato di fare quel particolare esame ecografico che te lo fa udire all’esterno.

Però, quando ascoltavo quella musica, non pensavo a esami diagnostici ma a chissà quale messaggio mi stava mandando il fondale marino. Mio padre fissava la mia estasi sorridendo, ed è stato terribile cercare oggi quel suono portando una conchiglia all’orecchio, chiudere gli occhi ritrovandolo all’istante e tornare ancor più indietro a scovare fantasie di stelle marine e sassetti lucenti.

I sensi, a metterli in moto, restituiscono ogni cosa.

Quasi ogni cosa.

Per questo è stato terribile raggiungere quel tempo leggero: c’era il suono, la suggestione, le fantasie, ma riaprendo gli occhi non ho trovato lui, mio padre, a sorridermi.

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Un ponte che unisce

Giugno, il mese che preferisco, quello del mio compleanno, quando l’estate si affaccia all’improvviso e ha fretta di scalzare la primavera, le giornate si fanno lunghe lunghe lunghe e i giubbotti finiscono nei ripiani alti dell’armadio. Il profumo dei gelsomini mi avvolge e mentre tanti sui social cominciano già a lamentarsi del caldo io ne gioisco, con la mia indole da lucertola.

I social…

A volte continuo a stupirmi per l’uso che ne viene fatto, per quel manifestarsi di mancanza di empatia, per la piega che prendono certi commenti… Nel 2024 leggo tante assurdità che spesso sembrano andare in crescendo e mi lasciano attonita. Mi si dice “Ancora non ti sei abituata? Ancora ti sorprendi?” e io nutro la speranza che resteremo in tanti a continuare a sorprenderci e ad avere reazioni, perché sarà questo a salvarci davvero.

Perdonate l’esternazione, preferisco non perdere tempo a spiegarvi per esteso la ragione delle mie parole, darei spazio a qualcosa che spazio non merita.

Invece vorrei dirvi che quando finisce un corso di scrittura, i lunedì paiono svuotarsi. Il piccolo gruppo tutto al femminile che ha condiviso con me ben 30 ore mi ha lasciato qualcosa di importante che va oltre le parole che insieme abbiamo scritto e fatto funzionare.

Ecco, per intenderci, un corso di scrittura non è semplicemente l’incontro
tra chi spiega tecniche e regole e chi le impara, non per me, non è solo
questo che desidero.
Nella scrittura affiora ciò che siamo o siamo stati, ciò che vorremmo essere
o evitare.
Se ci si lascia andare a questa sorta di magia a volte scomoda ma più
spesso fonte di benessere, ci si ritaglia un luogo in cui ricominciare a
vivere con i 5 sensi che là finalmente trovano spazio e voce, di solito
boicottati da incombenze, fretta, quotidiano, circostanze.
Quando accade, ci si apre agli altri e i lunedì di un corso di scrittura ci
fanno ricchi.
Di questa ricchezza ricevuta, voglio ringraziare le allieve del Corso di Scrittura
2024 ma anche gli allievi degli anni precedenti, i quali mi hanno dimostrato con affetto che non ci si perde se davvero lo si desidera, e che quel ponte ostinato di cui altri hanno scritto, che unisce lettori e scrittori, esiste, è reale, attende di essere attraversato e di creare legami.

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Quante facce ha, l’estate

Quante facce ha l'estate?

Ultimi giorni d’agosto, e sebbene l’estate sia ancora tra noi questa data significa molto un po’ per tutti… Le ferie sono finite, il lavoro riprende, i progetti rimandati a dopo le vacanze ci invadono la mente con la pretesa d’essere concretizzati (“non hai più scuse”, incalzano), le finestre di scuole e università stanno per spalancarsi sulla via.

Accade ogni anno, niente di nuovo.

Tante cose sono successe, in bene e in male, sotto un sole prepotente. Il terremoto del centro Italia ha inghiottito la vita e il quotidiano di paesi e famiglie, lasciandoci attoniti davanti alle immagini della televisione. E quando i numeri sono diventati storie, è stato ancora peggio.
La solidarietà è ciò su cui ci si dovrebbe soffermare adesso, quella concreta che ha molto da insegnare a tutti noi e che mi ha commossa, mentre sui social network si polemizzava contro chi si è preoccupato di salvare non solo la gente ma anche gli animali sepolti sotto le macerie. Chi ha mosso le sue rimostranze, non ha sentito di quante persone sono state ritrovate sepolte dalla loro stessa casa mentre tenevano abbracciato il loro cane o gatto, nel disperato tentativo di salvarlo. Non ha ascoltato le parole di chi supplicava “cercate il mio cane, vi prego” o di chi piangeva tenendo abbracciato un gatto perché solo lui gli era rimasto.

Non so perché in molti abbiano pensato che chi si preoccupava di un animale non si stava preoccupando degli uomini, sappiamo tutti che non è così e dobbiamo soltanto ringraziare chi si è prodigato riuscendo a salvare tante vite.

L’estate calerà il sipario anche su questo, più silenziosa e discreta degli uomini.

Un’estate senza pioggia per buona parte del nostro paese, cosa che davanti alla mia finestra ha mostrato foglie morte in largo anticipo.

Un’estate in cui persone a me care hanno intrapreso la loro personale battaglia per riacquistare la salute, con la forza e il coraggio necessari a vincerla in attesa di una stagione migliore.

Un’estate di incontri avvenuti senza che io dovessi viaggiare, perché l’Argentina ha fatto capolino alla mia porta regalando aria di luoghi lontani e una lingua che adoro.

Un’estate in cui il libro Il pane carasau ha dimostrato a noi autrici (Antonella Serrenti ed io) che ci sono libri che proseguono il viaggio anche a distanza di qualche anno dalla data di pubblicazione: ospitato da uno stabilimento balneare in Sardegna (il Penelope Beach di Giancarlo Melargo) ha catturato i turisti ed ora ha uno spazio nelle loro librerie.

Un’estate di code ai caselli autostradali o affollamento agli aeroporti per tanti, e per altrettanti un agosto di “vacanze sì – vacanze no” dovuto al timore degli attentati o per la crisi economica che ancora miete le sue vittime.

Un’estate che ha accompagnato il mio scrivere appollaiata sul divano di casa, con il condizionatore acceso e una scorta di gelati nel frigorifero. Perché a volte si può forse dire “per le vacanze c’è sempre tempo”, in nome di qualcosa che ci preme di concludere.

Ma è anche un’estate che mi ha condotta in uno dei tanti ospedali a lunga degenza a trovare una persona anziana, luogo dal quale sono entrata sana e uscita con un grande malessere in corpo per quanti stavano là, da soli, imboccati dal personale di turno all’ora dei pasti.

Lamenti, solitudine, due infermieri per ogni quarantacinque pazienti, i parenti in vacanza e uno stato fisico degenerativo che parla di conclusione, di cerchio che si chiude.

Quante e quali facce ha, l’estate?

Quale autunno ci aspetta invece, è un’altra storia… C’è ancora un po’ di tempo, per scriverla insieme.

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Che l’estate vi sia amica

estate

Lo so, vi state lamentando per il caldo, “quando è troppo è troppo” dite. Ma ci sono molti modi per accoglierlo e l’ultimo che vi consiglio è… lamentandovi. Arriverà la pioggia, rabbrividirete dentro i vostri cappotti, il buio stenderà il suo manto all’ora della merenda, le passeggiate dovranno essere accompagnate da ombrelli e sciarpe e vi domanderete: “ma quando arriva l’estate?”

E allora godetevela adesso no? Al mare, se vi piace, magari con un buon libro, o in montagna a ritemprare mente e spirito con lunghe passeggiate… I più fortunati andranno lontano lontano, a scoprire paesi da cartolina o città all’altro capo del mondo, altri lavoreranno ancor di più, e altri ancora saranno costretti da circostanze sfavorevoli a stare a casa. Ma ci sono anche quelli che a casa ci vogliono restare, per godere della città vuota, di un dolce far niente, di qualche gelato in più, film e buone letture in agognata solitudine o in dolce e intrigante compagnia. Voi che sceglierete questa soluzione, non dimenticate vi prego che qualcuno, nel vostro condominio, è anziano e solo. Portategli un gelato, o bussate alla sua porta per sapere se ha bisogno di qualcosa, ve ne sarà grato! E mettete una ciotola d’acqua per i mici, mi raccomando, o per i cani randagi! Piccole cose che faranno Grandi voi.

Che l’estate vi sia amica, ovunque siate.

Susanna

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Le foto che non ingialliscono

vacanze

E si rientra a casa, si rivestono i panni del quotidiano, si preparano i figli per la scuola o si spegne la sveglia al mattino ancora troppo assonnati per pensare al lavoro.

Che ne è stato dell’estate? Iniziata troppo tardi, terminata troppo in fretta, ci ha lasciati con qualche foto in più da scaricare al pc o da custodire nel telefono. Era bello, il tempo in cui invece attendevi di vederle al ritiro dal fotografo e, scartate quelle in cui eri venuto ad occhi chiusi o quelle mosse o ancora quelle in cui ti si vedeva un po’ troppo il “difetto” che tanto cercavi di nascondere (e invece eccolo là in bella mostra!), collocavi le altre nell’album e te lo rimiravi con soddisfazione.

Vi è un luogo in cui, quelli della mia generazione, custodiscono molte di queste nostalgiche raccolte di foto, e a rivederle sorridono delle pettinature, dell’abbigliamento, anche se in realtà notano dell’altro: gli amici del tempo, quelli perduti e quelli rimpianti, quelli che sono rimasti per sempre Amici o quelli che li hanno delusi. E la famiglia unita a Natale, i visi sorridenti e tanto più giovani, quell’aria di festa che l’infanzia rende magica. Poi le vacanze, il colore del mare, la sabbia e le conchiglie, o quel viaggio in montagna che li costringeva a tirar su il bavero anche ad agosto! E quella volta in nave, quando i delfini seguivano la scia, o quel tempo in cui potevi quasi stare sulla pista a vedere gli aerei partire. Il compagno di giochi che non c’è più, il primo amore al quale mai si è confessato nulla perché non si subisse l’umiliazione di un no, il mobilio antiquato dei nonni al paese, l’arazzo tanto odiato nell’adolescenza, coriandoli e stelle filanti e vacanze, vacanze, ancora vacanze. Quelle foto, confessatelo, stanno da qualche parte a ingiallire ma a rivederle si prova sempre qualcosa, ed è qualcosa di più forte perché le si possono tenere in mano, rigirarle alla ricerca di una data o di un nome, sebbene la praticità di una tesserina da scaricare al pc abbia avuto la meglio su tutti noi: non si sprecano più spazi né scatti, si verifica subito la perfezione dell’immagine altrimenti la si spedisce diritta al cestino, senza esitare. Ma, da qualche parte, album e scatole di latta, attendono carezze e rimpianti, emanando un fascino senza eguali.

Felice rientro, e se la nave è approdata troppo presto, rimirate qualche foto ricordo e condividetela con gli amici… oggi basta un click!

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